A tu per tu con la nota compositrice, in uscita con il nuovo singolo strumentale “Leda and the swan”

E’ prevista per il prossimo autunno la pubblicazione di “Disarm”, il nuovo album di Roberta Di Mario, pianista e compositrice che abbiamo già conosciuto in occasione del lancio del suo precedente lavoro “Illegacy” (qui la nostra precedente intervista). In occasione della sua partecipazione a Piano City Milano, interessante rassegna giunta alla sua ottava edizione, abbiamo nuovamente incontrato l’artista parmense, per parlare del suo prossimo progetto discografico e della sua interessante visione musicale.

Ciao Roberta, partiamo dal tuo nuovo singolo “Leda and the swan”, un titolo che riporta alla mitologia greca, qual è stata la fonte d’ispirazione per questo inedito? 

«Sono stata tempo fa alla Triennale di Milano e ho visto un quadro che si ispirava a questo mito, mi sono appassionata a questa storia che, in qualche modo, ho voluto raccontare a modo mio con i tasti bianchi e neri del mio pianoforte».

Ti sei appena esibita nel corso della rassegna “Piano City Milano”, quanto sono importanti per l’arte e la cultura questo genere di manifestazioni?

«E’ stata un’esperienza bellissima, come ogni anno. Lo scorso 16 maggio mi sono esibita in Piazza Liberty per un evento Apple, dove ho eseguito per la prima volta questo mio nuovo inedito, il secondo singolo estratto dal mio prossimo album con etichetta Warner, intitolato “Disarm”. In data 18 maggio, invece, mi sono esibita presso la sala da ballo del GAM, un contesto meraviglioso e di grande intimità.

Devo dire che la città di Milano risponde sempre positivamente a questo genere di manifestazioni, che sono fondamentali perché diffondono cultura e bellezza, l’arte aiuta sicuramente a ritrovare serenità, soprattutto in un momento storico come questo. La musica è un canale di comunicazione universale, l’iniziativa di Piano City cresce di anno in anno, aumentano sia i concerti che l’interesse da parte del pubblico».

A proposito di “Disarm”, quali similitudini e quali innovazioni conterrà rispetto ad “Illegacy”?

«Si tratta di un concept album che racconta il significato del disarmo, in ogni senso e in ogni direzione. “Disarm” sarà sicuramente un po’ più minimalista e contemporaneo, gli arrangiamenti saranno più trasversali e più sobri rispetto ad “Illegacy”, lo descriverei come un viaggio verso l’abbandono, il riuscire a lasciarsi andare, cosa che sto cercando di fare a livello intimo e personale».

Qual è l’aspetto che più ti affascina nella composizione di una canzone?

«Non ci sono regole, è il momento creativo che può arrivare come flusso divino e che ti mette in contatto con una dimensione poco razionale. La caratteristica che più mi colpisce è l’urgenza di voler raccontare qualcosa, mettendo le mani sul piano riesci a creare qualcosa, dietro questa semplice azione è nascosto tutto il segreto della musica e dell’ispirazione».

Per concludere, qual è la lezione più grande che senti di aver appreso in tutti questi anni di musica?

«Sicuramente lo studio è fondamentale, così come riuscire a tirare fuori il proprio aspetto più intimo, non soffocando l’estro e la creatività. E’ importante seguire il proprio istinto per creare una cifra e uno stile personale, per entrare a contatto con la musica in maniera non accademica, instaurando un vero e proprio feeling artistico-emozionale».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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