Sanremo 2027, Paola Turci: “Porterei sul palco quella che sono oggi”

Paola Turci

In attesa di scoprire quello che sarà il cast del prossimo Sanremo 2027, in una nostra intervista Paola Turci ha parlato del suo rapporto con il Festival

Le indiscrezioni sul prossimo Festival di Sanremo continuano a rincorrersi e, in attesa che Stefano De Martino comunichi la lista ufficiale dei convocati (che da regolamento avverrà a partire dal 29 novembre in poi), abbiamo incontrato Paola Turci in occasione dell’uscita del suo nuovo album “Amore a dismisura” (qui la nostra intervista).

Un lavoro che mette al centro le contraddizioni dei sentimenti, il confine tra cura e possesso, fragilità e consapevolezza. Un disco nato dal desiderio di interrogarsi sul presente, ma anche un nuovo tassello nel percorso di un’artista che, dopo essere nata come interprete, ha trovato nella scrittura una forma sempre più personale di racconto.

Nel corso dell’intervista, la cantautrice romana ha ripercorso la sua parabola sanremese: «I primi cinque Festival sono stati uno di seguito all’altro e quattro di questi li ho fatti tra i giovani. In qualche modo questi cinque anni li racchiuderei in uno solo. All’inizio, quindi, avevo una visione un po’ distorta di Sanremo: per me era una trasmissione televisiva come un’altra. La mia casa discografica diceva: “Dobbiamo andarci”, e io rispondevo: “Va bene, andiamo”. Poi, a un certo punto, ho deciso che non volevo più farlo. Nel 1993, però, avevo scritto la prima canzone della mia vita e allora ho pensato: “Bene, adesso voglio andare a Sanremo”. E così è arrivata “Stato di calma apparente”, poi c’è stato l’incidente e nel 1996 ho deciso di tornare con “Volo così”. Nel 1998 ci sono andata soprattutto perché mi convinse la mia casa discografica, ma avrei potuto evitarla quella partecipazione. Di quell’edizione ricordo soltanto di aver incontrato Cher. Poi c’è stato “Saluto l’inverno”, nel 2001, scritto con Carmen Consoli, un periodo bellissimo di musica suonata. Dopo è arrivato un lungo silenzio: tanti concerti, tanti dischi, anche indipendenti, perché non volevo più una major che mi proponesse soltanto raccolte delle mie canzoni. Sono rimasta indipendente per diversi anni, poi sono tornata con nel 2017 con “Fatti bella per te”, nel 2019 con “L’ultimo ostacolo” e ho fatto due dischi con la Warner. Poi è arrivata la pandemia. E sono quai».

Alla domanda diretta su un possibile Festival futuro, Paola Turci ha risposto. «Ho mille ricordi di Sanremo e mi piace sempre immaginare un nuovo Festival, anche solo per gioco. Non so nemmeno io se sia giusto che lo faccia ancora, ma sicuramente lo farei con uno spirito diverso e con disco come “Amore a disminsura”. Porterei sul palco quella che sono oggi».

Il suo esordio in Riviera risale al 1986 con “L’uomo di ieri“, seguito da “Primo tango” nel 1987 e “Sarò bellissima” nel 1988, brani che le valgono due Premi della Critica consecutivi. Nel 1989 arriva la consacrazione con “Bambini“, che le permette di vincere la categoria Emergenti . Negli anni successivi torna più volte tra i big con “Ringrazio Dio” nel 1990, “Stato di calma apparente” nel 1993, “Volo così” nel 1996, “Solo come me” nel 1998, “Saluto l’inverno” nel 2001, “Fatti bella per te” nel 2017 e “L’ultimo ostacolo” nel 2019, attraversando oltre tre decenni di storia della kermesse.

In un’intervista rilasciata a Rolling Stone di qualche mese fa, Paola Turci aveva raccontato: «Certe volte faccio finta di presentarmi e non mi presento. Oppure faccio in modo di non venire considerata. Quando non sono convinta succede così. Sanremo funziona soltanto se sei veramente certa, allora succede, altrimenti non succede. A me piacerebbe, mi piace quella specie di inferno lì. Mi piace lavorare, soffrire, faticare, stancarmi, provare, avere quell’adrenalina. Amo tutto di Sanremo. Prima non mi piaceva, poi l’ho fatto tante volte e adesso sì. È una sfida pazzesca con te stessa e se trovi il momento giusto è bellissimo. Altrimenti non bisogna farlo».

Scritto da Nico Donvito
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