Serena Brancale

A tu per tu con la cantante e musicista pugliese, in occasione dell’uscita del suo nuovo album “Je so accussì

E’ disponibile su tutte le piattaforme di digitali per Isola degli Artisti a partire dallo scorso 25 marzo “Je so accusi”, il terzo progetto discografico di Serena Brancale. Un progetto che contiene al suo interno le passioni e le sfaccettature della cantante barese, il tutto impreziosito da speciali e prestigiose collaborazioni con Richard Bona, Roshelle, Ghemon, Davide Shorty, Margherita Vicario e Fabrizio Bosso

Ciao Serena, bentrovata. Partiamo da “Je so accussì”, un lavoro che racconta la tua terra e la tua anima. Come sono confluiti il tuo vissuto e i tuoi ascolti nella lavorazione di questo album?

«Gli ascolti sono fondamentali, infatti c’è un triplice omaggio a Pino Daniele, fonte d’ispirazione suprema per tutto quello che scrivo da sempre. In “Je so accusì” ho scelto di raccontare me stessa, mettendo anche un po’ in ordine quello che sono a livello musicale. Essendo partita dalla classica e dal jazz, ho cercato di tirare fuori quello che sono veramente, al di là dei generi e delle etichette. Mi piace prendere spunto da tutto, partendo dalla melodia che amo da sempre, dal groove, però mi piace anche il pop italiano. Il risultato è un biglietto da visita musicale, sicuramente molto più maturo rispetto ai miei due precedenti lavori “Galleggiare” e “Vita da artista”».

Quali elementi e quali caratteristiche ti rendono soddisfatta e orgogliosa del risultato finale di questo progetto?

«Quando ricevo la stima dalle persone che stimo, cito ad esempio Giuliano Sangiorgi che ha apprezzato questo lavoro in maniera particolare. O anche quando gli ospiti presenti spendono delle belle parole per te, come ad esempio Margherita Vicario, Ghemon e tutti gli altri. Fino ad arrivare al pubblico: pensare che qualcuno possa dire a voce alta dopo l’ascolto: “a me Serena piace come canta”. Semplicemente questo».

Per concludere, qual è la lezione più importante che senti di aver imparato dalla musica fino ad oggi?

«Questo insegnamento me lo ha trasmesso Richard Bona: “Life is good”, una frase che ripete sempre. Oltre che uno straordinario artista, lui è una persona molto positiva, realizzata e con un’energia pazzesca. Da lui ho appreso questa grande lezione, sentirmi felice per quella che sono, questo non è poco, perché mi ricorda di ricordarmi quanto sono fortunata».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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