A tu per tu con il rapper torinese, alla vigilia della pubblicazione del suo nuovo singolo “Autostop

A circa un anno e mezzo di distanza dalla nostra ultima intervista realizzata in occasione del suo debutto sanremese, ritroviamo con piacere Vito Ventura, meglio conosciuto con lo pseudonimo di Shade. Dopo aver pubblicato Bene ma non benissimo nel 2017, Amore a prima Insta nel 2018 e La hit dell’estate nel 2019, arriva la nuova proposta estiva del rapper torinese, disponibile dal prossimo 16 giugno ed intitolata “Autostop”. Una canzone che consolida la sua verve da hit maker, mettendo nuovamente alla luce quelle che sono le sue principali caratteristiche: ispirazione, intuito ed irriverenza.

Ciao Vito, bentrovato. Partiamo da “Autostop”, da quali sensazioni e stati d’animo ti sei lasciato trasportare questa volta?

«E’ un brano che ho scritto lo scorso ottobre, sono partito dalla base e da questa melodia che mi piaceva parecchio. Lo stato d’animo è stato quello di cercare qualcosa che mi portasse a voler raccontare un desiderio di felicità, mi è venuto subito in mente il mare, ho pensato proprio a quella sensazione che si ha quando si intravede il mare in lontananza dall’autostrada, dopo un anno di lavoro o di scuola. Volevo trasmettere positività. Riascoltandola in quarantena, mi sono reso conto di aver scritto qualcosa che parla dell’estate che sta per arrivare, un’estate particolare».

Non sei nuovo alle hit estive, ma probabilmente in questo momento storico questo pezzo assume una valenza diversa, una forma di evasione. Tu, personalmente, in cosa hai trovato rifugio in queste ultime settimane?

«Principalmente nell’allenamento, poi ho fatto tante dirette con i miei fan, quasi fino allo sfinimento. Diciamo che mi hanno aiutato a superare il momento, perché ero solo e non è stato facile, ho vissuto una situazione che mi ha messo un po’ alla prova, come credo a tutti. In generale, sono riuscito a non cedere né alle crisi di tristezza né alle persone che si rifanno vive dopo tanto tempo, perché comunque la quarantena annoia. Penso di essere riuscito a mantenere la testa sulle spalle, ho cercato di prendere il positivo da tutto questo negativo che la pandemia, purtroppo, ci ha portato».

Dal punto di vista musicale, è come se ci fossero due scuole di pensiero, da una parte i figli dell”Andrà tutto bene”, che trattano nei proprio pezzi ciò che stiamo vivendo, dall’altra i figli del “Facciamola andare bene già da adesso”, di chi porta avanti nei limiti del possibile la propria vita e la propria musica, per trasmettere un minimo di normalità. Con “Autostop” sembra evidente da che parte hai scelto di schierarti…

«Guarda, naturalmente mi auguro che andrà tutto bene, la speranza è sempre l’ultima a morire. Il facciamola andare bene già da adesso, però, non significa far finta di nulla, per me sarebbe impossibile, anche perché non sappiamo ancora se il virus sia stato debellato definitivamente o meno. Personalmente odio festeggiare prima del tempo, è una cosa che non faccio mai, né nello sport né nella musica. Certo, le cose stanno andando meglio, sarebbe assurdo non riconoscerlo. Nel mio piccolo ho cercato di trasmettere un messaggio di positività, sempre nei limiti del possibile. Ad esempio, la nuova canzone di J-Ax rispecchia molto i principi della mia, abbiamo una voglia assurda di ripartire, anche in autostop, ma con calma comunque, rispettando ogni misura di sicurezza».

Shade: “Cerco di essere cool pur rimanendo me stesso” – VIDEOINTERVISTA

In una nostra precedente chiacchierata, in occasione dell’uscita di “Truman”, mi ha colpito la tua frase: “cerco di essere cool pur rimanendo me stesso”. Come riesci a coniugare nella tua musica ciò che sei con quello che si aspetta la gente da te?

«Non è semplicissimo, perché se ascolti il testo medio delle canzoni dei rapper è un’autocelebrazione continua, devi sempre vantarti di qualcosa ogni due-tre barre. Per quanto mi riguarda, penso che si possano dire altre cose, rifletto sempre su cosa raccontare in modo che le persone che mi seguono si possano rispecchiare. Non è facile, ma non è neanche difficile. Lo consiglio a molti, provare ad essere sé stessi senza costruire troppo, posso assicurare che paga tantissimo».

Da artista e da spettatore, come te la immagini un’estate senza live?

«Triste e difficile, perché fondamentalmente vivo di live, non intendo dal punto di vista economico, bensì esclusivamente sotto l’aspetto musicale, perché non ho grandi passaggi radiofonici, tantomeno una spinta televisiva, quello che ho è la gente che mi viene ad ascoltare dal vivo. Il successo de “La hit dell’estate” è arrivato dopo aver fatto una ventina di concerti, a furia di sentirla la gente ha cominciato a farla girare. Non c’è pubblicità migliore di uno spettacolo live».

A livello discografico, sono stati fatti un sacco di appelli per quanto riguarda l’intera categoria. Come pensi ne potrà uscire l’industria musicale da tutto questo?

«Discograficamente ridimensionati, purtroppo. Non voglio neanche sapere la cifra che abbiamo perso, economicamente parlando. Dal punto di vista musicale, invece, ne usciremo più ricchi, in questa quarantena in tanti abbiamo scritto brani nuovi, sul lato artistico abbiamo sicuramente tratto spunti, idee ed energie». 

Per concludere, prendendo spunto dal titolo del tuo nuovo singolo, in questa specifica fase della tua carriera, senti di avere una meta prestabilita oppure il tuo viaggio non ha, al momento, una destinazione precisa?

«Mah, spero che sia un viaggio continuo, il punto è non fermarmi mai, non ho una meta precisa. L’obiettivo è quello di riuscire ad avere un pubblico fisso, creare un gruppo di persone affezionate che non siano legate soltanto alla hit del momento o al mio personaggio, ma questa è una cosa che si costruisce col tempo. Ho sempre preferito quei tipi di percorso più lenti, mai da fenomeno del momento, ma come artista che può raggiungere più generazioni, ti faccio l’esempio di Max Pezzali o J-Ax, carriere per le quali metterei la firma».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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