Zucchero fa ballare Morena e Bologna, under the moonlight – RECENSIONE CONCERTO
Il resoconto live dello show di Zucchero andato in scena lunedì 6 luglio 2026 allo stadio di Bologna, seconda tappa del tour che celebra i venticinque anni del brano “Baila (Sexy Thing)”
Ci sono cantanti che fanno concerti e artisti che trasformano uno stadio in un enorme salotto blues, dove si canta, si balla e ci si emoziona con la stessa naturalezza con cui ci si siede a tavola per bere un buon bicchiere di vermentino. Zucchero appartiene senza dubbio alla seconda categoria. E lo ha dimostrato ancora una volta lunedì 6 luglio 2026 allo stadio Dall’Ara di Bologna, seconda tappa di “Baila (Sexy Thing) 25th – Under the Moonlight”, il tour che celebra i venticinque anni di uno dei suoi brani più iconici e che accompagnerà il pubblico fino al grande appuntamento conclusivo di San Siro, nel giugno 2027.
Il titolo del tour promette la luna. Bologna ci mette la sua, piena e luminosa, mentre Sugar ci aggiunge il resto: una scaletta costruita per attraversare oltre quarant’anni di carriera senza il minimo calo di tensione, alternando il groove più irresistibile alle ballate che ormai fanno parte del patrimonio della musica italiana. L’ingresso sulle note di “Spirito nel buio” è accolto dall’abbraccio del Dall’Ara.
Bastano pochi minuti perché il concerto trovi il suo equilibrio perfetto tra energia e raffinatezza. “Music in me”, “Il mare impetuoso al tramonto salì sulla Luna e dietro una tendina di stelle…”, “Iruben Me”, “Menta e rosmarino”, “Pane e sale” e “Partigiano Reggiano”scorrono con naturalezza, dimostrando come il repertorio di Zucchero abbia attraversato le epoche senza perdere un grammo di personalità. Il segreto, del resto, è sempre lo stesso: un linguaggio musicale che mescola blues, soul, rock, gospel e pop senza mai sembrare un esercizio di stile. Tutto suona autentico. Tutto suona bene.
Sul palco, poi, c’è una macchina praticamente perfetta. La sua fedele superband continua a rappresentare uno dei migliori ensemble in circolazione: Polo Jones dirige con eleganza basso e dinamiche, Kat Dyson e Mario Schilirò intrecciano chitarre sempre ispirate, Peter Vettese cesella pianoforti e hammond con classe assoluta, mentre la doppia batteria di Adriano Molinari e Yissy Garcia regala una spinta ritmica poderosa. I fiati incendiano ogni arrangiamento e le voci di Oma Jali e Keba Williams aggiungono quel sapore gospel che è da sempre uno dei marchi di fabbrica del mondo musicale di Sugar.
La prima parte del concerto è un continuo saliscendi emotivo. Si passa dalla travolgente “Solo una sana e consapevole libidine salva il giovane dallo stress e dall’Azione Cattolica” all’essenzialità di “Dune mosse”, fino a “Scintille”, “Facile”, “Love Again” e “Vedo nero”, con il pubblico che ormai canta praticamente ogni parola. Poi arriva lei. La festeggiata. “Baila (Sexy Thing)” compie venticinque anni, ma sul palco sembra averne molti meno. È uno di quei rari brani che, anziché consumarsi con il tempo, acquistano nuova energia a ogni esecuzione.
Sugar si siede e ci offre un momento più intimo, abbracciando la chitarra. Si susseguono così “Un soffio caldo”, la splendida “Un piccolo aiuto”, “Occhi”, “Dindondio” e la famigerata “Donne”, con quel “du du du” che non è mai andato troppo a genio al buon Adelmo, ma che il pubblico invoca a gran voce. Spazio a “Miserere” e al doveroso omaggio a Luciano Pavarotti, prima che la scena venga conquistata dalla band. L’interludio è tutt’altro che un semplice riempitivo: Le vocalist Oma Jali e Keba Williams si susseguono e ci si scatena sulle note di “Disco Inferno”, “Jumping Jack Flash” e “Honky Tonk Train Blues”, mettendo in mostra tutta la qualità di un gruppo di musicisti che potrebbe tranquillamente reggere uno spettacolo tutto suo.
Quando Zucchero rientra, il finale è una sequenza di classici che vale da sola il prezzo del biglietto. “Il volo”, “Diamante”, “Così celeste”, “Per colpa di chi”, “Diavolo in me” e “Hey Man: canzoni che non sembrano invecchiate di un secondo. Alla fine resta quella sensazione che accompagna solo le serate riuscite davvero: due ore abbondanti di musica senza artifici, senza nostalgie forzate e senza bisogno di rincorrere effetti speciali. Bastano una voce inconfondibile, una band straordinaria e un repertorio che continua a parlare a generazioni diverse. È stata una bella sera d’estate, di quelle vissute al chiaro di luna. O come direbbe lui, under the moonlight.
Zucchero, la scaletta del concerto di Bologna
- Spirito nel buio
- Music in me
- Il mare
- Iruben me
- Menta e rosmarino
- Pane e sale
- Partigiano reggiano
- Libidine
- Dune mosse
- Scintille
- Facile
- Love again
- Blue
- Vedo nero
- Baila
- Un soffio caldo
- Un piccolo aiuto
Occhi
Dindondio
Donne - Miserere
- Disco inferno (band only)
- Jumping jack flash (band only)
- Honky Tonk Train Blues (band only)
- Il volo
- Diamante
- Così celeste
- Per colpa di chi
- Diavolo in me
- Hey man