Gabriele Esposito - X Factor

A tu per tu con l’ultimo eliminato dell’undicesima edizione del popolare talent show targato Sky

Non è di certo passata inosservata l’eliminazione di Gabriele Esposito nel corso del quinto live show di X Factor, a causa dell’accesa lite tra Fedez e Manuel Agnelli, reo di aver ignorato la richiesta del collega di invocare il ’tilt’, per dare la possibilità al pubblico di esprimere il proprio parere. In occasione del lancio di “Limits”, abbiamo incontrato il giovane cantautore, per ripercorrere insieme a lui questa avventura.

Ciao Gabriele, hai finalmente presentato al pubblico il tuo inedito “Limits”, che effetto ti ha fatto?

«Una sensazione stranissima, anche se parliamo di una canzone che avevo già cantato nella fase delle audizioni, dopo tante cover finalmente ho portato tutto me stesso sul palco di X Factor. Al di là dell’eliminazione, la cosa più importante è aver debuttato con questo pezzo a livello discografico, questo è quello che conta alla fine. ‘Limits’ è un brano che ho scritto poco dopo l’esclusione dai bootcamp l’anno scorso, una canzone che avevo nel cassetto da diverso tempo e che mi rappresenta totalmente».

Onestamente, te l’aspettavi di uscire ieri sera?

«Sinceramente? No, sono molto dispiaciuto, soprattutto per come si è sviluppata la cosa. Come Fedez avrei preferito andare al ‘tilt’, anche perché essendo la puntata dedicata agli inediti penso che il pubblico avrebbe dovuto esprimere la sua decisione. Nonostante l’uscita io sono molto soddisfatto, perché penso di essere stato coerente in tutto il percorso, oltre ad aver sperimentato e osato più di altri concorrenti».

Come ti sei trovato con Fedez come giudice? Come descriveresti il vostro rapporto?

«Mi ha sempre trattato come un fratello maggiore, non mi ha mai fatto pesare il suo ruolo o la sua popolarità, anzi era talmente coinvolto con noi ragazzi della sua categoria, al punto da sembrare anche lui un concorrente. A livello di scelte dei brani, mi ha sempre fatto sentire a mio agio, facendomi sperimentare molto, ma in fin dei conti a cosa è servito? Ai fini della gara chi osa è penalizzato rispetto a chi interpreta solamente le canzoni che sono nelle sue corde, questo è quello che ho capito, ma alla fine sono uscito a testa alta perché ho mostrato varie sfumature di me».

Credi che ti abbiano penalizzato più le scelte dei giudici, come affermato da Fedez, o l’aver proposto un brano semi-inedito, che avevi già presentato ai provini e per giunta in lingua inglese?

«Credo moltissimo nel mio pezzo, non penso sia da attribuire all’inedito la mia eliminazione, bensì ai giudici che un po’ mi hanno penalizzato sicuramente. Poi, per carità, è un gioco e vado avanti per la mia strada più forte di prima, ma com’è che si dice? Meglio essere criticato che passare inosservato, perché se qualcuno ti rivolge il suo parere, anche negativo, vuol dire che per lui indifferente non sei stato. In generale, chi ti attacca ha timore delle tue potenzialità».

Quindi: “colpa” di Manuel Agnelli, Mara Maionchi o di entrambi?

«Sapevo che Mara avrebbe optato per la mia eliminazione, è stata coerente. In realtà all’inizio sembrava che Manuel volesse andare al ‘tilt’, poi evidentemente ha deciso diversamente. Mi ha sempre detto di non capire la mia direzione artistica, invece credo di averla dimostrata soprattutto con l’inedito, a differenza di altri. Sono arrivato qui per proporre la mia musica e credo si sia avvertito, mentre altri concorrenti hanno avuto un cammino diverso, ad esempio, trovo che Lorenzo non abbia ancora trovato la sua dimensione, la stessa Rita sta facendo un percorso in discesa più che in salita, ma nonostante questo i giudici continuano a portarla avanti nella gara». 

Tornando a “Limits”, quale valore aggiunto ha dato la produzione del Maestro Fausto Cogliati al brano?

«Fausto ha centrato completamente il senso del brano, lo ha pulito dall’arrangiamento iniziale un po’ troppo scontato, basando tutta la produzione sulle chitarre e sul suono acustico. E’ riuscito a tirare fuori l’istinto con il quale è nato, senza troppi inutili fronzoli, vestendolo in maniera totalmente inedita e molto minimale».

Ci sono progetti già in cantiere per il prossimo futuro?

«Si, ho già pronti nel cassetto diversi brani e ne sto scrivendo anche altri. Ho realizzato un EP grazie ad un crowdfunding che mi ha permesso di raccogliere la giusta cifra per auto-produrlo, un disco con il quale ho già girato l’Italia. Il mio progetto a lungo termine più importante è quello di suonare, questo è quello che più di ogni altra cosa sento di fare, non voglio fare la fine di chi gira i centri commerciali per promuovere il proprio album, l’unica cosa certa è che ho voglia di farmi ascoltare live e abbracciare le persone che mi ha sostenuto sin dalla mia mancata partecipazione dello scorso anno». 

Alla luce di quello che ci siamo detti, qual è il messaggio che vuoi trasmettere al pubblico con la tua musica?

«Il messaggio è che ho tanta voglia di suonare, dal vivo e non smettere mai di farlo!»

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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