A tu per tu con la cantante romana, in uscita con il singolo “Rio” che segna l’inizio del suo nuovo percorso

A due anni e mezzo di distanza dall’uscita del disco “Togliamoci la voglia” e dalla congiunta partecipazione al Festival di Sanremo 2017 in coppia con Raige (qui la nostra recente intervista), torniamo a parlare di musica con GIULIA, all’anagrafe Giulia Luzi, poliedrica artista che abbiamo incontrato di recente in occasione diBuon compleanno Mimì. Si intitola “Rio” il singolo che segna il suo ritorno discografico, balzato al primo posto della classifica dei brani più venduti su iTunes, a poche ore dal lancio.

Ciao Giulia, bentrovata. Ce lo siamo promessi e ci ritroviamo per parlare della tua nuova musica, particolare del tuo nuovo singolo intitolato “Rio”, che sapore ha per te?

«”Rio” segna un pochino la mia ripartenza, abbiamo fatto una specie di reset, che non vuol dire assolutamente rinnegare ciò che c’è stato in passato o volerlo cancellare, non potrei mai e non sarebbe neanche giusto. Però, sai, c’era bisogno di una nuova linfa, di nuove energie, le ho ritrovate in quest’anno in cui sono stata ferma, ho capito quello che volevo fare, ho riflettuto e sono andata oltre quelli che pensavo fossero i miei limiti. In questo sono stata aiutata da Francesco Facchinetti, stiamo lavorando insieme a questo nuovo progetto e “Rio” è il primo step di questa mia rinascita, chiamiamola così».

Un brano che personalmente mi è sembrato un po’ come l’evoluzione ideale di “Paracadute”, un pezzo del  tuo precedente album al quale so che sei parecchio legata. Cosa aggiunge “Rio” al tuo percorso musicale?

«Sì, sono molto legata a “Paracadute”, un pezzo che porta la mia firma. E’ vero, hai detto bene, è un po’ uno step successivo quello che volevamo realmente fare, un percorso che parte da un punto per arrivare poi, speriamo, ad un altro attraverso le future canzoni. “Rio” è un brano che aggiunge maturità al mio percorso musicale, sicuramente un nuovo modo di comunicare, con un testo più adulto, poi ho scoperto nuove frequenze della mia voce che non conoscevo, che non riguardano note particolarmente alte, un modo di cantare inedito per me».

Un brano ricco di contaminazioni, dove confluiscono diversi generi, musicalmente come lo descriveresti? 

«Lo descrivo come un pop elettronico, influenzato da suoni ambient, mi ricorda un po’ le atmosfere di Lana Del Ray che amo tantissimo. E’ un brano intimo e un po’ malinconico ma, allo stesso tempo, ad un certo punto ha una sua esplosione, quasi in contrasto tra la parte della strofa e quella del ritornello più aperto, molto all’italiana se vogliamo».

Dal punto di vista testuale la canzone sviscera un po’ quelle che sono le nostre sensazioni intime e personali di quando viviamo una relazione. Gli alti e i bassi tipici di quando ci sentiamo più vicini o più distanti dall’altra persona, che non è solo una condizione fisica, bensì anche mentale. Secondo te, l’avvento della tecnologia, in particolare i social network, hanno più complicato o più semplificato i rapporti?

«Da un certo punto di vista li ha sicuramente semplificati, banalmente perché se due persone che stanno insieme non sono fisicamente vicine entra in gioco WhatsApp, ci sono le videochiamate, quindi in qualche modo, avvicina. Quello che a volte rischia di fare la tecnologia è rovinare la verità dei rapporti, soprattuto nei momenti in cui si possono vivere faccia a faccia. Personalmente cerco sempre di non farlo, sono molto social però mi ritengo anche legata ai rapporti veri e umani, di questo ne vado orgogliosa».

C’è un incontro che reputi fondamentale per il tuo percorso?

«Sembrerà banale dirlo ma, in questo momento, reputo fondamentale l’incontro con Facchinetti. Sai, quando provieni da un mondo che non è propriamente quello discografico, purtroppo, in Italia molte persone storcono il naso. Invece, proprio perché facendo l’attrice ho sempre ricoperto altri ruoli che ho voglia di mostrare me stessa, di tirare fuori chi è Giulia veramente, ecco perché abbiamo accantonato il cognome, arrivata a ventisei anni e con tante esperienze alle spalle sento l’esigenza di voltare pagina. Francesco ha creduto in me, mi ha dato fiducia, per questo motivo lo reputo un incontro importantissimo».

Un altro incontro per te importante è sicuramente quello con David Zard, sei stata la protagonista femminile del suo ultimo capolavoro “Romeo e Giulietta – Ama e cambia il mondo”. Quali insegnamenti ti ha lasciato sia a livello artico che umano?

«Te ne potrei dire mille, tra tutti la positività, lui non ha mai trasmesso energie negative ai suoi artisti, anche quando magari le cose non andavano come avremmo voluto, soprattutto all’inizio quando lo spettacolo non aveva riscontrato subito un grandissimo successo. David ci ha sempre creduto e ci ha supportato, oltre a non essersi sbagliato perché il riscontro del pubblico, poi, non è tardato ad arrivare, sia in ambito nazionale che internazionale».

Come procede la lavorazione dell’album, cosa puoi anticiparci a riguardo?

«In realtà non stiamo pensando ad un disco vero e proprio, ma ad un EP. Il prossimo step sarà quello di tirare fuori un altro singolo e dopodiché, incrociando le dita, questo mini album».

Per concludere Giulia, dove e a chi ti piacerebbe arrivare attraverso la tua musica?

«Chiaramente, sembrerà banale, a tutte le persone possibili. In realtà spero di parlare alla mia generazione, sono molto contenta perché ho notato che “Rio” arriva sia ai più piccoli che alle persone più grandi, ma anche tantissimo ai ragazzi della mia generazione. Questo vuol dire che abbiamo lavorato bene e abbiamo centrato il punto».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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