Un libro, una canzone: insieme

Dopo la Madonna Sistina una grazia simile non può più dirsi ineffabile, misteriosa.

Cari lettori, per l’articolo di oggi vi chiederei di spingervi nei meandri di quella selva oscura che è Internet e cercare la riproduzione della Madonna Sistina di Raffaello. Evitando lupe, lonze e leoni (che al giorno d’oggi tendono a prendere la forma di pubblicità di tappetini per lo yoga e dopobarba), vi troverete davanti alla protagonista indiscussa dell’articolo che state leggendo.

Ora, con l’immagine davanti agli occhi, vi chiedo di dimenticare le mille riproduzioni della Madonna Sistina che avete visto stampate su ogni oggetto immaginabile: tazze, magliette, borse di tela, candele profumate, tutine per cani.

Vi chiedo di dimenticare che state leggendo questo articolo dallo schermo di un cellulare o di un computer e di osservare attentamente i colori, la luce, le espressioni della Madonna e del bambino. Ecco, è di questo che parliamo oggi. E lo facciamo attraverso il racconto La Madonna Sistina di Vasilij Grossman, piccola perla contenuta nella raccolta Il bene sia con voi!

Grossman fu giornalista e scrittore sovietico di famiglia ebrea, e la sua è un’opera profondamente intrisa di tutto il dolore che l’autore provò negli anni della Seconda Guerra Mondiale. I suoi racconti sono potenti ed estremamente cupi, difficili da leggere non tanto per la prosa dell’autore, ma per il costante peso che preme sul petto ogni volta che si volta una pagina.

Tuttavia, in mezzo al male del mondo, alla violenza e alle ideologie segregazioniste, Grossman trova la bellezza nella semplicità di un’opera d’arte, di una donna e di suo figlio, della Madonna con Gesù bambino. La Madonna Sistina è ognuna di queste cose e molto di più.

La bellezza della Madonna è legata saldamente alla vita terrena. È democratica, umana; è la bellezza di tante, tantissime persone – gialli con gli occhi a mandorla, gobbi con il naso lungo e pallido, neri con i capelli crespi e le labbra tumide. È universale. La Madonna è anima e specchio dell’uomo, e chiunque la guardi coglie in lei l’umano […]. Penso che questa Madonna sia l’espressione più atea della vita, di quell’umano a cui il divino non partecipa.

Questa descrizione così laica eppure così appassionata della Madonna col bambino mi ha ricordato un cantautore che per tutta la vita ha vissuto un rapporto strettissimo e particolarissimo con l’idea di divinità: Fabrizio De André. Questi, nella canzone Si chiamava Gesù, scrive:

Non intendo cantare la gloria
né invocare la grazia e il perdono
di chi penso non fu altri che un uomo
come Dio passato alla storia
ma inumano è pur sempre l’amore
di chi rantola senza rancore
perdonando con l’ultima voce
chi lo uccide fra le braccia di una croce.

Grossman ha una visione laica e bellissima sia dell’umano che del divino. Egli pone sullo stesso piano questi due poli con una naturalezza e una semplicità disarmanti. Sebbene la prosa del racconto non sia adatta ad un bambino, penso che ogni piccolo umano alla classica domanda su chi sia Gesù e chi sia Dio riterrebbe la spiegazione di Grossman molto soddisfacente.

Ma cosa vuole dire Grossman? Tutti sappiamo cosa pensa De André della religione e delle figure di Gesù e Maria. Ma l’autore della Madonna Sistina? Dire che ognuno di noi è Madonna e Gesù bambino implica l’affermare o che noi uomini siamo perfetti (e non credo proprio), o che le divinità sono in parte umane, e quindi imperfette. Ma allora, se anche il divino è imperfetto, cosa rimane all’umanità rappresentata nel racconto, già colpita da guerre e stragi? È lo stesso Grossman che puntualmente risolve il mio dubbio: la Madonna e il bambino coincidono col lato più positivo dell’uomo, ovvero con la sua umanità, la parte più vessata ma anche quella che non cesserà mai di esistere.

L’umano nell’uomo ha continuato a esistere su tutte le croci a cui l’hanno inchiodato e in tutte le prigioni in cui lo torturavano. […] La Madonna col bambino è l’umano nell’umano: sta in questo la sua immortalità. […] E il pittore Adolf Hitler si piazza di fronte a lei nella pinacoteca di Dresda per decidere il suo destino. Ma il dominatore dell’Europa non riesce a reggerne lo sguardo, né riesce a reggere quello del figlio di lei – perché sono sguardi di esseri umani.

Quindi, attraverso gli occhi di chi quegli orrori li ha visti, vediamo materializzarsi il campo di sterminio di Treblinka. La Madonna Sistina era lì insieme a suo figlio. Ed ecco che entra in scena la nota amara che accomuna le due visioni, simili ma diverse, di Grossmman e De André. Il primo, alla fine del suo racconto, ci dice:

Noi lasceremo presto questa vita. Lei, invece, giovane madre con il figlio in braccio, andrà incontro al suo destino e con la prossima generazione di esseri umani vedrà una luce possente e accecante splendere nel cielo: il primo scoppio della potentissima bomba a idrogeno.

De André, invece, ci congeda con questi versi, semplici e disillusi:

E morì come tutti si muore
come tutti cambiando colore
non si può dire non sia servito a molto
perché il male dalla terra non fu tolto.

Ma alla fine cosa ne pensa Grossman? È solo una metafora quella della Madonna Sistina o implica qualcos’altro? Solo di una cosa sono sicura: se si tratta di una metafora, è una delle più potenti che ricordo di aver mai letto. Infine, dopo tutte queste elucubrazioni metafisiche, una sola cosa mi preme dire: leggete La Madonna Sistina, farete un favore a voi e a tutta l’umanità e, se credete in un qualsiasi dio, sono sicura che anche ai piani alti ne sarebbero entusiasti.

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Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

Di Elisa Cabiale

Fin da piccola mi interesso a qualsiasi cosa possa raccontarmi una storia, che sia un libro, un film o una canzone. Mi destreggio tra tanti interessi diversi, dal musical amatoriale (sono quella sullo sfondo) alle gite per musei. Dal 2019 sono dottoressa in Scienze dei beni culturali e attualmente frequento il corso di laurea magistrale in lettere moderne. Nel 2015 comincio a scrivere per la Junk Food Films, mentre dal 2018 collaboro con la NAC - Nuova Accademia di Cinema. Vado matta per il cantautorato anni '60-'70, le canzoni dei musical, le opere di klimt, il caffè e la carbonara.

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