Matteo Romano

Recensione dell’11esima classificata al Festival di Sanremo 2022

Sarebbe ruffiano, ai limiti dell’aziendalismo, coprire con il velo del clamoroso urrà dell’Eurovision o quello dei superlativi dati delle 10 i difetti della trionfale gestione di Amadeus. Una direzione artistica che ha soddisfatto divani e scrivanie, ma che, da un certo punto di vista, ha abbandonato come un gattino sulla Milano-Napoli la categoria dei “giovani”, altresì detti “Nuove Proposte”.

Al netto dei platini di Fasma (prodotto di Sanremo 2020), che però senza il boost festivaliero pare aver subito un corposo ridimensionamento in termini di vendite, il confronto con Conti e Baglioni testimonia un passo indietro legittimo ma visibile. Mahmood, Blanco, Ermal Meta, Irama, Ultimo, Gabbani: questi i nomi fuoriusciti dalla cantera sanremese negli scorsi anni.

Nonostante il fallimento dei primi due anni, Amadeus ha saputo sporcarsi le mani e riformare il circuito, adattandolo a quello proposto da Baglioni nel 2019.  E proprio da ciò emerge il fenomeno Tananai (qui la recensione di “Sesso occasionale“) e la piacevole scoperta Matteo Romano, che con la sua “Virale” ha saputo ritagliarsi un posto importante.

Analisi del brano di Matteo Romano |

Entrato da tiktoker (e ciò che ne deriva sul piano dell’opinione pubblica), uscito da artista. Questo è, di fatto, il Sanremo 2022 di Matteo Romano, che è riuscito con una strenua battaglia a non accomodare i pregiudizi sulla sua attitudine social. 

L’operazione è andata a buon fine per mezzo di un brano elegante e innovativo, che nei primi secondi assume la forma di una classica ballad pronta ad esplodere nel ritornello. In realtà la produzione del maestro Dardust si articola permettendo la subentrata di una ritmica elettronica su cui il giovane cuneese appoggia le parole in maniera calzante ed orecchiabile, nell’accezione più rispettosa che ci sia. Nella fattispecie, il pre-ritornello prepara nel migliore dei modi un inciso che, di contro, risulta poco efficace, eseguito da una vocalità gradevole ma piuttosto scolastica. Un tono più alto e una voce più ariosa avrebbero garantito una resa live più energica e godibile.

Permane granitico il fatto che l’esecuzione della canzone durante le tre performance sul palco ligure restano tra le migliori di quest’edizione, e forse la cautela nello scegliere la tonalità è stata dettata proprio da una volontà di rendere piacevole l’ascolto dal vivo, senza rischiare di sbattere il muso contro note difficili da afferrare.

Per quanto riguarda invece il testo, Matteo Romano in “Virale” si affida a una scrittura semplice ma evocativa, senza abbandonare il linguaggio caratteristico della sua generazione (“Pare pare, su quello che ti piace. Giuro un po’ lo odio mi spiace“). Anche l’accostamento “amore – viralità”, sebbene possa far storcere il naso a qualche tradizionalista, è un connubio originale e azzeccato. Il mix tra classicità e innovazione dà vita ad una canzone rivelatasi la scelta corretta per Sanremo, e che infatti si sta guadagnando il meritato successo.

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