Nek sotto il segno dell’energia in “Mi farò trovare pronto” – RECENSIONE

Il ritorno dell’artista emiliano, sancito dalla sua quarta partecipazione al Festival di Sanremo

Esplosività, internazionalità ed intensità sono gli elementi fondamentali di “Mi farò trovare pronto”, nuovo singolo di Filippo Neviani, alias Nek, in gara nel corso della 69esima edizione del Festival della canzone italiana. Composto a sei mani con Luca Chiaravalli e Paolo Antonacci (qui la nostra recente intervista), il brano si lascia apprezzare ascolto dopo ascolto per via di un testo semplice e diretto, con un significato profondo, tra i migliori in concorso dell’intera edizione, il tutto impreziosito da un arrangiamento incisivo e vigoroso, che vede la melodia al servizio di un ritmo coinvolgente.

Sentirsi all’altezza del più nobile dei sentimenti, questo il contenuto presentato dall’artista emiliano sul palco del Teatro Ariston per la sua quarta presenza sanremese. Dopo aver proposto in riviera la delicata tematica dell’aborto (con “In te” nel 1993), sviscerato le dinamiche della fine di una relazione (con “Laura non c’è” nel 1997) e cantato gli ingranaggi che ci spingono a tuffarci in un rapporto di coppia (con “Fatti avanti amore” nel 2015), Nek racconta con freschezza altre sfaccettature dell’amore, ma sempre con enfasi e trasporto.

Un testo ispirato dalla poesia dello scrittore argentino Jorge Luis Borges, intitolata “È l’amore”, e da un viaggio nelle favelas brasiliane che l’artista ha realizzato lo scorso anno, dove ha potuto toccare con mano il significato più intimo racchiuso all’interno della parola amore, inteso come sentimento universale in grado di ribaltare il nostro senso di inadeguatezza, sovvertendo ogni regola e qualsivoglia tipo di principio sul quale si poggia la nostra intera esistenza.

Frasi egregiamente eseguite da Neri Marcorè nell’intensa versione proposta nella serata dei duetti, in cui si è data maggiormente attenzione al senso assoluto di queste parole d’autore. Mi farò trovare pronto è un brano accattivante, per certi versi ambizioso e visionario, che spiazza al primo ascolto ma coinvolge sin dal secondo, soprattutto grazie alle atmosfere rock-elettroniche esaltate dall’Orchestra di Sanremo, molto più ipnotiche rispetto alla versione in studio.

Oggi Nek è questo, la sintesi perfetta tra cantautorato ed elettropop, senza scomodare capolavori del suo passato, i paragoni non servono e non sono mai costruttivi, anche perché quelle stesse canzoni anni ’90 probabilmente non verrebbero capite e risaltate in questo preciso periodo storico, bensì bisognerebbe apprezzare lo sforzo nel riuscire a non tradire il proprio stile pur restando al passo coi tempi, molto più di altri suoi colleghi della stessa generazione. Tra le uniche pecche di questa canzone, un ritornello poco incisivo e alcune frasi un po’ troppo ripetitive, ma nell’insieme funziona e riesce nell’obiettivo di farsi ricordare.

Pur non gridando al capolavoro, ci ritroviamo al cospetto di una canzone di buon livello e di un artista di tutto rispetto, un orgoglio 100% italiano. Ce ne fossero di big del suo calibro disposti a mettersi in gioco in una gara di canzoni, correndo il rischio di non venire compresi o di essere sottovalutati. Ingiusto il diciannovesimo posto, ma Sanremo è anche questo, saranno ben altre le classifiche a dargli ragione, oltre che il sostegno del pubblico che attende con trepidazione l’uscita del suo quattordicesimo album di inediti, previsto per la prossima primavera.

Per concludere, Mi farò trovare prontoè un invito a lasciarsi andare alle proprie emozioni, senza un copione da seguire o una parte da recitare, razionalizzando i propri sentimenti senza mai smettere di essere se stessi. La verità è che “libri di milioni di parole”, “scene del più grande film d’autore” “frasi di chissà quale canzone” non saranno mai all’altezza dell’amore, il segreto sta nel farsi trovare preparati alle varie occasioni della vita, consapevoli che pronti non lo saremo mai.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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