Sanremo 2019, un Festival tecnico più che nazionalpopolare

Le giurie ribaltano il podio decretato dal pubblico, ma la vincitrice morale è all’unanimità Loredana Bertè

L’Italia è un posto strano, dopo anni di governi non eletti dal popolo ci ritroviamo a lamentarci anche del sistema elettorale del Festival della canzone italiana, kermesse giunta alla sua 69esima edizione. Ad aggiudicarsi il titolo di Sanremo 2019, come ormai ben noto, è stato Alessandro Mahmood, ventisettenne milanese di origini egiziane. Al secondo posto Ultimo, al terzo Il Volo. Clamorosamente fuori dal podio Loredana Bertè, vincitrice morale di un’annata particolare, interessante per certi punti di vista, deludente per altri.

Sia chiaro che il problema non è di per sé la vittoria di Mahmood, lui è un artista incredibile ed estremamente originale per il nostro Paese, che ricorda per estrosità ed attitudine il talento di Stromae. I dubbi e le perplessità sono rappresentate dalla canzone “Soldi”, valida e curiosa ma assolutamente non da vittoria, sia per via di altre proposte potenzialmente migliori che per il rischio di stancare e di essere dimenticata nel giro di poche settimane. Onestamente, non stiamo parlando di “Cara Italia” di Ghali, pur condividendo lo stesso produttore, o di una hit destinata a durare chissà quanto, probabilmente anche meno di “Occidentali’s karma” che, al contrario, racchiudeva un contenuto, lanciava un messaggio attraverso l’ironia e metteva d’accordo un po’ tutti. 

Qui si rischia l’effetto-Jalisse, loro malgrado, attribuire la vittoria ad un giovane con poca esperienza discografica e all’inizio di un percorso, ci auguriamo il più florido possibile, potrebbe portargli più danni che frutti. Artisticamente è sicuramente pronto per il grande salto di qualità, anzi in diversi articoli ci siamo sempre meravigliati di come il mercato italiano non riconoscesse le sue potenzialità vocali e l’innovativo stile interpretativo, ma il brano proposto non era sicuramente il migliore in gara.

A pensarla allo stesso modo anche il pubblico, in questa edizione meno sovrano del solito, che nel rush finale ha decretato: Mahmood al terzo posto con il 14,10% delle preferenze, Il Volo al secondo con il 39,40% e primo Ultimo con il 46,50%, numeri che permetterebbero a qualsiasi partitolo politico di vincere le elezioni. Un risultato dettato dal parere tecnico delle due giurie, rispettivamente per il 30% dalla sala stampa e per il 20% dalla giuria d’onore, percentuali che hanno letteralmente capovolto il sentimento popolare.

Il sistema elettorale del Festival di Sanremo è cambiato a partire dallo scorso anno (qui il regolamento), chiamiamola pure riforma Baglionellum ma, a differenza del triennio di Carlo Conti e delle precedenti edizioni, l’ultima votazione dei tre finalisti non prevede l’azzeramento dei voti espressi nel corso delle serate, bensì una somma del giudizio delle varie giurie da martedì a sabato. In passato, infatti, ricordiamo ad esempio la vittoria in extremis di Emma Marrone su Arisa nel 2012, la sua “La notte” era prima in classifica per tutte le puntate, fino a subire un ribaltamento nell’ultima sessione di voto, eleggendo “Non è l’inferno” basandosi solo sul televoto espresso in circa un quarto d’ora, stesso identico discorso anche per “Che sia benedetta” di Fiorella Mannoa nel 2017, superata nel rush finale da Francesco Gabbani..

Sicuramente è più giusto il sistema di voto attuale, ma è assurdo pensare che i regolamenti possano influire così tanto sul risultato finale, per non parlare dell’attribuzione delle varie percentuali. Questo è un tema caldo, ma nel 2019 non siamo ancora riusciti a raggiungere un giusto ed equilibrato meccanismo di suffragio, perché ci ritroviamo con vittorie discutibili influenzate nettamente dalle giurie, a volte a favore del televoto (es: Marco Masini nel 2004, Francesco Renga nel 2005, Marco Carta nel 2009, Il Volo nel 2015) altre dettate dalle scelte delle varie giurie stampa/demoscopica (Avion Travel nel 2000, Simone Cristicchi nel 2007, Giò Di Tonno e Lola Ponce nel 2008 e Mahmood quest’anno).

Per concludere, come anticipato nel nostro articolo sui rumors, la vittoria del Festival sarebbe dovuta andare per acclamazione popolare a Loredana Bertè, proprio per la sua canzone e non soltanto per la sua storia, come avete decretato anche voi amici lettori di RecensiamoMusica nel nostro sondaggio post-ascolto. Senza nulla togliere al primo classificato e agli altri membri del podio, “Cosa ti aspetti da me” ha commosso e toccato tutti per la struggente interpretazione, memorabile e in grande spolvero. Nella varie serate l’artista si è guadagnata ben quattro standing ovation consecutive, una qualcosa di mai accaduto sul palco dell’Ariston. L’affetto del pubblico ritrovato rappresenta per lei il premio più importante, un titolo che non finirà negli annali e nell’albo d’oro del Festival, ma che verrà custodito nel cuore delle persone che non scorderanno la magia e l’intensità delle sue performance.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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