Sanremo 2019, quando gli ultimi arrivano secondi

Analisi sullo sfogo del giovane cantautore romano e sulle accese polemiche post festivaliere

Mia Martini, Renato Zero, Fiorella Mannoia, Renzo Arbore, Nilla Pizzi, Claudio Villa, Domenico Modugno, Adriano Celentano, Caterina Caselli, Milva, Ornella Vanoni, Sergio Endrigo, Anna Oxa, Loretta Goggi, Luis Miguel, Al Bano Carrisi, Gianni Morandi, Giorgio Faletti, Elio e le storie tese, Irene Grandi, Giorgia, Alex Britti, Anna Tatangelo, Arisa, Nek, Emma, Modà, Nomadi e Toto Cutugno per ben sei volte, questi sono soltanto alcuni degli artisti che si sono classificati al secondo posto nella storia del Festival della canzone italiana. Ai loro nomi si aggiunge quello di Niccolò Moriconi, alias Ultimo, al centro delle polemiche post sanremesi, per via dello sfogo avuto in sala stampa subito dopo la proclamazione del vincitore.

Noi di RecensiamoMusica lo abbiamo sempre sostenuto, sin dal lancio del suo primo album Pianeti, intervistandolo in diverse occasioni e parlando sempre positivamente delle sue produzioni. Dal punto di vista artistico il suo talento non si discute, così come troviamo sia lecito esporre le proprie rimostranze se reputa di aver subito un torto o una sorta di penalizzazione, magari anche nelle sedi opportune. Il problema sono stati i modi, i toni troppo accesi, la mancanza di rispetto nei confronti del pubblico per non essersi presentato a “Domenica in” il giorno seguente, l’atteggiamento istintivo e poco misurato oltre ad aver disertato la copertina del noto settimanale “Sorrisi e canzoni”, dove appaiono sorridenti soltanto Mahmood e Il Volo, rispettivamente il primo e il terzo classificato.

Non è facile vista la situazione analizzare con obiettività quanto accaduto, di certo il giudizio popolare è stato completamente ribaltato dalle giurie tecniche (come approfondito in questo precedente articolo), ma è l’atteggiamento ad essere soggetto a delle critiche, perché potrebbe trasmettere un esempio sbagliato rispetto a chi non vuole accettare un giudizio. E’ giusto manifestare il proprio dissenso, complici la stanchezza e la frustrazione di una settimana intensa, ma il fine non giustifica i mezzi.

“Bisogna saper perdere, non sempre si può vincere” cantavano Lucio Dalla e i The Rokes nel lontano ’67, è vero… i tempi oggi sono cambiati, le aspettative di tutti noi e di chi ci sta intorno sono aumentate, ma è proprio questo ce ci frega. Nessuno vuole condannare l’atteggiamento di un ragazzo di ventitré anni, così come non si può giudicare il lavoro di una classe di professionisti, per cui coloro i quali hanno sbagliato è giusto che paghino dei propri errori singolarmente, non serve generalizzare e prendersela con l’intera categoria.

Quale sarebbe il capo d’accusa? L’aver espresso un giudizio? Nel suo caso sempre positivo, di fatto si è classificato secondo, mica penultimo. Averlo definito favorito alla vittoria sin dalla vigilia? Nel suo sfogo ha parlato di “tirarla” e di “grattate”, aspetti piuttosto surreali. Ultimo era il favorito dai bookmakers sia prima che dopo gli ascolti dei giornalisti, sarebbe questo il problema?

Sicuramente il sistema di votazione necessita dei miglioramenti, ma è lo stesso che gli ha permesso di aggiudicarsi lo scorso anno il titolo tra le Nuove Proposte, poiché il regolamento è identico per filo e per segno. Non mi pare che lo scorso anno Mirkoeilcane abbia sollevato un polverone, ricordo che si era complimentato con lui abbracciandolo, mentre quest’anno la stessa cosa non è avvenuta, con Mahmood sul palco non c’è stata nemmeno una stretta di mano. Ecco, questa trovo sia stata la cosa più brutta, al di là del termine “ragazzo” sfuggito in conferenza.

Tempo fa mi è capitato di scrivere una lettera aperta a Riki, non voglio assolutamente paragonare i comportamenti e i due artisti, ma gradirei che Ultimo rivolgesse delle scuse, non ai giornalisti, non alla Rai, non a “Domenica In”, non a “Sorrisi e canzoni”, non all’organizzazione del Festival di Sanremo, al pubblico lo ha già fatto sui social, bensì ai suoi colleghi… non soltanto al vincitore, ma a chi è arrivato più un basso in classifica e non ha proferito parola, mi riferisco a Nino D’Angelo, Anna Tatangelo, Patty Pravo, i Negrita, Nek, gli Zen Circus, Paola Turci, Francesco Renga, Arisa, Daniele Silvestri, Simone Cristicchi e Loredana Bertè, tutti artisti con una carriera alle spalle superiore a dodici mesi.

Detto questo, Niccolò resta una delle più originali e interessanti promesse della musica leggera italiana, una ventata di aria fresca che, sono certo, continuerà a regalarci emozioni e belle soddisfazioni. Anzi, sono convito che questo secondo posto gli sia più utile di una plateale e già annunciata vittoria, umanamente parlando visto che dal punto di vista discografico non gli cambierà nulla, ma dietro ogni singolo artista c’è una persona e dietro questo ragazzo c’è un giovane uomo che non ha bisogno di tutto questo rumore intorno per far parlare di sé, gli basta sedersi ad un pianoforte e cantare.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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