Sanremo Reloaded, sulle tracce de “Sola” di Nina Zilli

Nina Zilli Sola

Ogni settimana una canzone da riscoprire, una performance da rivedere e un Festival da riscoprire. Tutto questo e molto altro ancora è Sanremo Reloaded. A cura di Francesco Costa

Sanremo Reloaded è la rubrica settimanale curata da Francesco Costa che invita a guardare il Festival di Sanremo da una prospettiva diversa. Non i vincitori, non i tormentoni più inflazionati, ma quelle canzoni che sono passate sul palco dell’Ariston lasciando tracce più sottili, spesso ignorate o dimenticate troppo in fretta. Oggi parliamo di “Sola“, canzone presentata al Festival da Nina Zilli nel 2015.

Ogni settimana un brano e una performance tornano al centro dell’ascolto: pezzi che meritano di essere riascoltati, esibizioni da rivedere con occhi nuovi, canzoni da rivalutare lontano dal rumore della gara e dal peso delle classifiche. Sanremo Reloaded è un viaggio nella memoria del Festival, tra intuizioni rimaste in ombra, esperimenti coraggiosi e momenti che oggi, forse più di ieri, rivelano tutto il loro valore. Un invito a riscoprire Sanremo per quello che è sempre stato: un enorme archivio di storie e canzoni.

Sanremo Reloaded, sulle tracce de “Sola” di Nina Zilli

Ipnotica, seducente e magnetica. Con fare ammaliante da sirena, avvolta nel suo scintillante abito nero di Vivienne Westwood drappeggiato in paillettes che indossa nella serata finale, cattura lo sguardo dello spettatore, lo estasia e lo eccita lusingandolo ma poi gli sbarra i cancelli del piacere perché in realtà è sé stessa che sta incantando nel corpo e nello spirito.

«Io vorrei dare a te quello spazio che ti serve ma non c’è in questo blues, questo è il mio blues», rivendica Nina Zilli alla fine del ritornello di “Sola”, la canzone con cui torna in gara al Festival di Sanremo nel 2015 dopo la partecipazione tra i giovani nel 2010 e il settimo posto nel 2012 con il successo di “Per sempre”, mentre nel 2018 con “Senza appartenere” arriverà invece diciassettesima.

Quello che porta sul palco dell’Ariston è il suo blues, sia per quanto riguarda il testo scritto da lei stessa che sdogana velatamente il tema dell’autoerotismo, sia per quanto riguarda le sonorità soul del brano, prodotto con sapiente maestria da Mauro Pagani, che evoca le atmosfere sinuose di “I put a spell on you” di Nina Simone e di “9 settimane e ½” se si parla di cinema. Ma qui non c’è nessun Mickey Rourke, c’è solo Kim Basinger impersonata dalla Zilli.

La canzone si apre lentamente con un pianoforte blues ed esplode via via grazie alle trombe e ai fiati, agli archi e alla chitarra elettrica che si presenta in punta di piedi per poi irrompere risoluta sul finale in un tripudio orchestrale che come un orgasmo accompagna il pezzo alla sua conclusione, affidata proprio alla chitarra. E in questo arrangiamento sontuoso e magniloquente, si incastra la voce tecnicamente perfetta di Nina che tra cambi di registro e vocalizzi potentissimi, acchitata come una Jessica Rabbit 2.0, vistosa nella sua collana in brillanti e sensuale con la folta chioma di capelli raccolti da un lato che le scendono sulla spalla sinistra, interpreta ogni parola che canta con l’intensità che merita il momento di isolamento che sta vivendo.

Un momento in cui nessuno può entrare «e non importa se morirò di solitudine». “Sola” si classifica al nono posto su venti canzoni nel primo Festival condotto e diretto artisticamente da Carlo Conti, quello vinto da Il Volo, ma lascia il segno con il suo travolgente messaggio femminista e tutt’ora viene scelta da molte giovani artiste come cover. 



Scritto da Francesco Costa
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