Urban Strangers: tempo di bilanci dopo il sold out al Memo Club - INTERVISTA

Urban Strangers: tempo di bilanci dopo il sold out al Memo Club – INTERVISTA

L’incontro con il duo rivelazione della nona edizione italiana di X Factor, protagonista di uno straordinario successo con l’attesissima prima tappa milanese

Urban Strangers MemoTra gli artisti più internazionali della nuova scena musicale italiana troviamo senza ombra di dubbio gli Urban Strangers, talenti emersi dall’edizione 2015 di X Factor che, nel giro di poco tempo, hanno  già dimostrato di possedere una personalità artistica non differente. Genn Butch e Alex The Bug sono reduci dal sold out al Memo Music Club di Milano dello scorso 8 dicembre, ideato e organizzato dal direttore di All Music Italia Massimiliano Longo, in collaborazione con Casa Lavica e Make it!. Un’intuizione che, come sempre, ha preso piede grazie alla forza del passaparola degli utenti della rete, vero e proprio motore di iniziative popolari di questo XXI secolo. A più di un anno di distanza dall’uscita dell’album “Detachment”, per il duo di Somma Vesuviana è arrivato il tempo dei bilanci.

Ciao ragazzi, siete reduci da questo sold out pazzesco. Quali sono le vostre prime impressioni a caldo?

«E’ stato davvero bello, ci siamo divertiti molto. Nel nostro tour estivo non avevamo incluso Milano, così molte persone hanno espresso attraverso il web la volontà di vederci dal vivo. Ci ha fatto molto piacere perché, in questo modo, abbiamo testato la voglia che ha il pubblico di sentirci suonare».

Avete anticipato in un’intervista esclusiva a Fabio Fiume che questo concerto rappresenta la fine del primo capitolo della vostra carriera. Qual è il vostro personale bilancio?

«Diciamo che stiamo ancora bilanciando. Sicuramente abbiamo capito molte cose, soprattutto la direzione che intendiamo prendere. Comprendere questo ambiente non è facile e, forse, non ci siamo ancora riusciti, ma sappiamo cosa vogliamo fare, a noi interessa fare musica al di là del successo e della popolarità. Siamo consapevoli di avere tutte le carte in regola per continuare a vivere di musica, in prospettiva abbiamo la volontà di realizzare il doppio di ciò che abbiamo fatto fino ad ora».

L’incontro e il momento più importante del vostro percorso artistico?

«Decisamente l’incontro con il nostro produttore Raffaele Ferrante, alias Rufus, proprietario insieme ad Ennio Mirra della nostra etichetta Casa Lavica. Entrare in questa famiglia artistica è stato per noi il momento più importante per la nostra carriera. X-Factor ci ha dato la possibilità di capire molte cose, di farci conoscere al grande pubblico, ma alle nostre spalle avevamo già una squadra ben consolidata, che ci ha permesso di dare il massimo e di tirar fuori noi stessi».

C’è un brano al quale siete legati particolarmente o che vi rappresenta di più?

«Quello che ancora non abbiamo pubblicato e che, probabilmente, non abbiamo nemmeno ancora scritto».

Se poteste “rubare” una canzone ad un vostro collega, invece, quale scegliereste?

«Entrambi tendiamo a cambiare il ‘nostro pezzo preferito della vita’ con una frequenza pari a circa una volta al mese, quindi sarebbe impossibile risponderti con un solo titolo. In questo preciso momento, ad esempio, c’è un pezzo di Francesca Belmonte che si chiama ‘Stole’, ma siamo molto legati a Ed Sheeran, non quello di oggi ma quello degli esordi. Sono tanti gli artisti e i brani che ci rappresentano, dirtene solo uno sarebbe praticamente impossibile». 

E’ in lavorazione il vostro prossimo album, chi dei due é più “bravo” a fare spoiler?

«Nessuno dei due, siamo molto complici anche in questo. Possiamo solo anticiparti che ci saranno diverse novità, stiamo provando a sperimentare soprattutto nella scrittura. Di quali lingue ci serviremo? Mah, arabo, francese e forse l’italiano, chissà… prenderemo in considerazione l’ipotesi e vi faremo sapere!».

Ok, c’ho provato. Avete definito il vostro ultimo disco “Detachment” come un concept album sul distacco e sulla separazione, dobbiamo aspettarci una tematica predominante anche nel prossimo progetto?

«Quando componi direttamente le canzoni c’è sempre una qualche tematica di base che predomina, le parole che butti giù rappresentano un momento preciso della tua vita. Potrebbe pure esserci un filo conduttore, forse non in maniera così esplicita come nel disco precedente, ma è un qualcosa di cui ci rendiamo conto solo a lavori terminati, come se scrivessimo prima tutto il libro e poi gli attribuissimo alla fine  un titolo».

Avete seguito X-Factor quest’anno? Cosa ne pensate?

«Poco e niente, purtroppo. Alla fine ci sono piaciuti quelli che sono maggiormente venuti fuori, tipo i Maneskin ed Enrico Nigiotti, ma anche Gabriele Esposito che conoscevamo da tempo, presente questa sera al concerto per stima reciproca, oltre che per puro patriottismo».

Prima di concludere, ci sono un paio di domande che in questo periodo dell’anno non posso non farvi. La prima è: come passerete il Natale? La seconda è: avete presentato un brano per Sanremo?

«Beh, a Natale faremo il classico cenone in famiglia, trascorreremo le vacanze a casa. Sulla seconda domanda, invece, niente da dichiarare».

In sostanza, credete di aver raggiunto la vostra identità artistica o ne siete ancora alla ricerca?

«Ne siamo ancora alla ricerca, ci stiamo concentrando proprio su questo, cercando di crescere artisticamente per imprimere il più possibile nella gente la nostra idea di musica. Abbiamo tante sfaccettature ma non seguiamo ancora una linea precisa, questo un po’ ci piace perché lascia al pubblico il compito di darci una definizione, caratterialmente noi saremo sempre alla ricerca di un’identità per poterci migliorare». 

Alla luce di quello che ci siamo detti, qual è il messaggio che vorreste trasmettere, oggi, al pubblico attraverso la vostra musica?

“Il messaggio? Fondamentalmente siamo alla ricerca anche di quello! Di sicuro possiamo dirti che la musica rende concreti i nostri pensieri».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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