Addentriamoci nei meandri del “fantastico mondo” di Young Signorino

Incetta di visualizzazioni per il fenomeno web del momento, provocatore innato e personaggio controcorrente, dolce droga per i giovani italiani

“Cosa resterà degli anni 80?” si chiedeva Raf una trentina di anni fa, “cosa resterà della trap?” mi chiedo oggi io. Difficile rispondere, anche se la storia ci insegna come ci sia un continuo riciclo di sonorità e di tendenze. Personalmente, ritengo che in Italia stiamo rivivendo lo stesso smarrimento artistico già respirato negli anni ‘80, ai tempi venivamo dal rivoluzionario avvento del playback, mentre oggi soffriamo dall’esagerato utilizzo dell’autotune, oltre che della massiccia dose d’importazione di musica estera che svalorizza la melodia e, di conseguenza, mette a dura prova la nostra identità. Fateci caso, tutti i grandi rappresentanti della musica leggera italiana, proprio in quel decennio, hanno subito una brusca crisi creativa (da Lucio Battisti a Renato Zero, passando per la maggior parte dei nostri migliori cantautori), oltre a non aver lanciato grandi nomi, fatta eccezione di Eros Ramazzotti e di altri pochi artisti che hanno saputo reinventarsi successivamente, non restando ancorati a sonorità che all’epoca erano da considerarsi ultramoderne e che, riascoltate oggi, odorano di naftalina. Con gli anni ‘90, poi, abbiamo assistito ad un ritorno allo stesso splendore melodico degli anni ‘60, che ha dato i natali a Laura Pausini, Andrea Bocelli, Giorgia e tanti altri. Ecco, ora siamo ricaduti nel baratro: diamo spazio a personaggi che in molti considerano le stelle del momento ma che sono destinate (nella migliore delle ipotesi) a diventare delle future meteore.

Fatte queste dovute premesse, addentriamoci nel tema del giorno: Young Signorino, al secolo Paolo Caputo, diciannovenne di Cesena che sta spopolando sul web con il suo stile bizzarro e fuori dagli schemi. Provocatore nato, si definisce il Marilyn Manson italiano, anzi, praticamente un suo stretto parente, visto che dichiara di essere figlio di Satana. Genio o giullare, l’opinione pubblica si è letteralmente spaccata in due. I discutibili singoli “Mmh ha ha ha”, “Dolce droga” e “La danza dell’ambulanza”, hanno favorito l’esponenziale crescita del suo personaggio, perchè di questo si tratta, non confondiamo l’arte con chi della musica, in qualche modo, ne fa parte. Da sempre, le persone scelgono un determinato genere perchè si identificano in un messaggio, stento a capire chi oggi s’immedesima nel nulla perchè, diciamocelo, Signorino incarna il vuoto più assoluto. Lo si capisce leggendo l’intervista rilasciata recentemente a Claudio Biazzetti di Rolling Stones (che potrete trovare a questo link), concetti ribaditi anche nel corso della recente ospitata da Piero Chiambretti a “Matrix”, parole a tratti deliranti che descrivono a pieno un allarmante disagio sociale. Ha raccontato di aver creato il suo nome d’arte nel 2016, dopo essersi risvegliato dal coma provocato dall’abuso di farmaci e che le sue “canzoni” nascono in studio, senza preproduzioni o testi preparati, tutto è lasciato al caso, di getto se vogliamo, frutto dell’ispirazione di un momento, cosa che ascoltando i pezzi si capisce alla perfezione. Ci sono più parole tatuate sulla sua faccia che nel testo di “Mmh ha ha ha”, il cui video ha ottenuto milioni di visualizzazioni in pochi giorni, numeri in costante crescita che farebbero girar la testa persino a Maccio Capatonda, Enzuccio e tutti gli altri youtuber messi insieme, compreso il fenomeno “Saluta Andonio”.

Tutti parlano di lui, addirittura Dolcenera ha realizzato una cover della sua “fumo fumo ha ha ha” rivisitandola al pianoforte in stile Bach, roba da far rivoltare nella tomba il noto compositore tedesco con un triplo salto carpiato degno della miglior Tania Cagnotto. Per carità, lei è bravissima, ma questo azzardato paragone farebbe impallidire anche Bello Figo. Chiedetelo ai paninari, ai metallari, ai punkettari degli anni ‘80 che fine hanno fatto i loro amati ascolti. La trap, come ogni sottogenere musicale, è destinata a stancare, a diventare ripetitiva sia dal punto di vista delle sonorità che da quello testuale. A tal proposito ho voluto chiedere un parere a chi la musica la produce e la crea con passione, mentre io mi limito ad ascoltarla e raccontarla. 

«Tutto il pianeta musica, da quando esiste il web, subisce sempre più contaminazioni dal punto di vista sonoro – spiega l’arrangiatore e mix engineer Emanuele Emyk Mattozzi – quindi, in parte, non mi stupisce affatto che ci si adatti ad un sound quasi epilettico, soprattutto in un momento in cui essere ricordati a lungo termine diventa sempre più raro. Young Signorino ne è un esempio lampante, un po’ come un chupito che mandi giù tutto d’un fiato, all’inizio ti spiazza e ti lascia a bocca aperta per via del personaggio e dell’ignoranza, passatemi pure il termine, delle sonorità che lo contraddistinguono e che, alla lunga, stancano perché parliamo di un certo tipo di musica troppo legata alla tecnologia, difficilmente riproducibile con gli strumenti. Resto dell’idea che questi progetti aspirino a diventare una tendenza e vadano in direzione e a favore del cash, sconfinando spesso e volentieri nel trash. Condivido quando ci si rivolge ad un pubblico giovane parlando di riscatto personale e della voglia di rompere gli schemi che la società impone, apprezzo meno quando la comunicazione ruota attorno all’uso di droghe pesanti o farmaci, trovo che tutto si tinga drammaticamente di ridicolo. Più che di arte, parlerei di personal branding vincente, un business di immagine che sfrutta la musica come trampolino di lancio in un mercato molto virale e decisamente influenzabile». 

Questo non vuole essere un articolo di critica nei confronti di Young Signorino, un voler sparare sulla Croce Rossa, bensì un pretesto per analizzare l’attuale società e il nostro settore discografico che, siamo certi, non si lascerà sfuggire una nuova gallina dalle uova d’oro. Per il momento stiamo parlando di dati effimeri, visto che possiamo analizzare soltanto questa sorprendente e oggettiva incetta di views, staremo a vedere cosa sarà in grado di realizzare e di vendere realmente in futuro. Alla domanda “ci fa o ci è?” risponderei con tutta onestà un “ci prova” e, numeri alla mano, “ci sta pure riuscendo”. Forse, in fin dei conti, sbagliamo noi che amiamo in modo esponenziale la musica e diamo ancora valore alle parole, all’interpretazione e storciamo il naso davanti a gente improvvisata. A tutti i nostalgici del bel canto in ascolto, mando un grosso abbraccio ideale. Portate pazienza, arriveranno tempi musicalmente migliori.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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