Lorenzo Fragola alla ricerca del sex appeal dell'uomo maturo in Bengala - Recensione

Lorenzo Fragola alla ricerca del sex appeal dell’uomo maturo in “Bengala” – RECENSIONE

Recensione del nuovo album d’inediti del giovane cantautore siciliano

Lorenzo Fragola - Bengala

La mutevolezza è la caratteristica fondante è fondamentale dei giovani, di chi ha ancora tanta strada da fare per trovare la propria essenza ultima, la propria cifra identificativa. LorenzoFragola fa indiscutibilmente parte di questa generazione altamente mobile e fluida. Lo è per sua stessa natura.

Classe 1995, il giovane cantautore siciliano ha alle spalle già due progetti discografici lanciati da altrettanto ottime partecipazioni al Festival di Sanremo. Di contro a quella che verrebbe da intendersi come la normale prosecuzione di un percorso già chiaramente direzionato ha, però, la sua mutevolezza, la sua indole a scoprirsi ogni giorno diverso o, meglio, nuovo. Ecco che Bengala, il suo terzo album d’inediti pubblicato ad aprile 2018, risulta essere il risultato di questa voglia di rivelarsi altro oltre a quanto già si è stato o si è pensato di essere stati.

Nel nuovo Fragola non c’è più spazio per gli hashtag né per la pausiniana e ultra-pop convinzione di essere uguali, o per meglio dire simili. L’unica vera traccia del passato arriva dall’electropop e dal mood sospeso dell’ex “D’improvviso” che qui viene amplificato e capovolto nell’enigma della solitudine e della lotta interiore che non a caso apre questo nuovo capitolo con Battaglia navale in cui trovano posto, in un lentissimo dispiegarsi melodico, le “notti che lotto coi miei incubi, semplice, paura dei miei limiti scomodi da affrontare” prima di dichiararsi iconograficamente “solo”. Una solitudine che si riflette nella condizione di chi capisce che “ho perso la mia meta […] se ho puntato l’oceano e ho lasciato il porto è per rendermi conto che il viaggio è lungo, non so se ritorno, non sono pronto, ho nascosto il profumo di casa addosso nel caso ne avessi bisogno, nel caso mi svegliassi un giorno. Guardarmi allo specchio e rendermi conto che non è il mio sogno infondo”.

Lorenzo FragolaDa qui inizia un viaggio fatto di spalle voltate al passato e sguardo verso quell’orizzonte colorato dalle tinte delle sonorità elettroniche contenporanee, delle produzioni indipendenti, dei testi liberi e sregolati, del racconto autentico, bello o brutto che sia, del proprio io. Quell’io nuovo, libero e sregolato che la popolarità, l’inesperienza e l’onda del successo aveva, forse, eccessivamente celato dietro ad una maschera non esattamente aderente alla persona e alle esigenze artistiche più vere e profonde per il Lorenzo di oggi. Quell’io che ora finalmente ha la forza di liberarsi dalle catene che fino a prima lo tenevano legato.

C’è la parte melodica, delicata ed intensa capeggiata da Lontanissimo, unica vera ballata tradizionale dell’album e autentico gioiellino pop che si pone come obiettivo quello di raccontare un lento esaurirsi e consumarsi di una storia d’amore la cui soluzione obbligata sta nell’allontanarsi e nel dimenticarsi per quel che si è stati anche se non senza dolore. C’è, poi, anche la parte più spensierata e leggera che Fragola riprende da Super Martina, il duetto tutto estivo con Gazzelle che, dopo aver donato intimità ed intensità nella scrittura di Lontanissimo si concentra nel suo lato più frivolo. Il candidato tormentone estivo viaggia attraverso la vista di una leggendaria Martina con cui si consuma un frugale incontro tra alcool e .

A queste due tipologie si richiamano anche tutte le altre tracce a partire dalle soffuse Vediamo che succede, focalizzata sull’attesa passiva nei confronti del destino circondati dal Tevere e da cori quasi soul che irrobustiscono l’arrangiamento, e Amsterdam, dove “tutto è in salita” in una storia in cui, nonostante tutti gli sforzi, non si riesce più ad andare avanti. Di contro si estende la parte più up che riprende da Miami beach, ennesima creazione coscritta con Federico Nardelli ed incentrata sull’utilizzo di sonorità urban-elettroniche, fino ad Imbranati, che, invece, recupera il mezzo falsetto per raccontare una vita sospesa e poco attenta alla realtà più concreta e importante (“non stacchiamo gli occhi dal cellulare per paura divivere”). Unico episodio in inglese è quello di Echo, che torna a concentrarsi su di un passato offuscato, volato via, irrecuperabile.

Caso a parte rappresenta, infine, Cemento, la curiosa collaborazione con Mecna e Mace, che si divide in due blocchi unici ma contemporaneamente contrapposti come se fossero due diverse canzoni: se nella sua prima parte il brano si concentra sulla rottura di un rapporto che, nella seconda, viene visto da un punto di vista totalmente opposto facendo entrare in gioco l’orgoglio che abbassa i beat ma che usa parole più forti supportate da una produzione più contaminata e meccanica.

A chiudere c’è Bengala che, non a caso, è messa in fondo alla tracklist e che, anzi, è fondamentale per tracciare una linea di confine determinando una sommatoria complessiva del percorso compito fino ad ora con questa svolta. Si cerca la strada, la via da cui si è venuti ma anche verso la quale andare e per farlo la scelta migliore è mostrarsi per quello che realmente si è in questo momento lanciando in aria un segnale inconfondibile che, per Lorenzo, profuma di elettronica, di un pop più moderno e personale fatto di meno regole e più istinto.

Bengalaè uno di quei dischi che pare somigliare tanto ai giochi che si trovano nell’enigmistica settimanale, uno di quelli che propone di trovare le differenze tra due immagini apparentemente simili. Il Lorenzo di oggi è profondamente diverso da quello di ieri, forse, per il semplice fatto di sentirsi più Lorenzo, più artista vero e meno un prodotto confezionato e venduto per così come risulta più facile ed immediato fare. L’album che ne esce è un lavoro che punta a raccontare esattamente questo istinto di verità, di realtà e di maturità. Un istinto che Lorenzo Fragola orgogliosamente mostra insieme al fascino dell’uomo vissuto, maturo e segnato dalla consapevolezza che la vita, con il suo passare, dona a ciascuno. Non c’è traccia di quel ragazzino inesperto dal volto pulito, il nuovo Fragola si presenta (e vuole presentarsi) diversamente, forse anche più adulto nell’aspetto (musicale) di quello che in realtà è e potrebbe essere. Bengala potrebbe essere uno dei tanti dischi electro-pop di oggi ma, in realtà, è molto di più: è il suo disco electropop. E’ suo perchè c’è la sua firma in ogni pezzo, è suo perchè si percepisce fortemente il senso di appartenenza di queste canzoni, è suo perchè, finalmente, può mostrarsi per quello che è: un ragazzo giovane che, come tale, ancora vaga alla ricerca di se stesso avendo, però, il coraggio di guardarsi dentro e testimoniare con quanta più verità possibile come si sente di essere.

MIGLIOR TRACCIA: Lontanissimo

VOTO COMPLESSIVO: 7.9/10

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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