“Buona (cattiva) sorte”, il ritorno fuori dagli schemi di Tiziano Ferro – RECENSIONE

Nuova musica per il cantautore di Latina, in radio a partire dal 31 maggio con “Buona (cattiva) sorte”

Quello di Tiziano Ferro è uno dei ritorni più attesi di questo 2019 e, si sà, le aspettative in musica giocano sempre un brutto scherzo. Buona (cattiva) sorte è un pezzo strano, per certi versi futurista, che verrà compreso forse col tempo e che non fa dell’immediatezza il suo punto di forza. Confezionato dal pluripremiato produttore statunitense Timbaland e composto a sei mani dal cantautore di Latina, insieme a Emanuele Dabbono (qui la nostra recente intervista) e Giordana Angi, seconda classificata all’ultima edizione di “Amici” di Maria De Filippi. Il brano segna la rentrée discografica di uno degli artisti più amati dal pubblico italiano e internazionale, anticipando il suo atteso settimo album in studio Accetto miracoli, la cui uscita è prevista per Virgin Records il prossimo 22 novembre, a tre anni di distanza dal precedente Il mestiere della vita.

Chi l’ha detto che restare fedeli a se stessi rappresenti effettivamente la scelta giusta? La storia ci insegna che osare dal punto di vista musicale premia sempre, magari a lungo termine e non subito, ma gli artisti che dettano le regole del gioco (e che non sono schiavi né delle mode né del proprio trascorso) sono quelli che rimangono nel tempo.

Come dicevamo all’inizio, il problema è rappresentato dalle aspettative che si vengono a creare alla vigilia di un ritorno importante come questo: ci si attende qualcosa di più o qualcosa di simile a quanto già proposto, subentrano inevitabilmente i paragoni con le produzioni passate, nascono confronti con il precedente repertorio, senza considerare e percepire realmente l’essenza del brano stesso.

Ci sta, fa parte del gioco, ma quanto sarebbe più semplice se ci limitassimo ad ascoltare e analizzare una canzone considerandola come tale? Magari contestualizzandola con ciò che fa parte dell’attuale scenario discografico, valutando la credibilità di un’opera musicale e non tutto il resto.

Buona (Cattiva) Sorte non sarà di certo il brano della vita, ma è l’insieme di tante molecole che creano la vita stessa. Spesso ci capita di giudicare una persona dal primo appuntamento, lo stesso succede con le canzoni, non abbiamo voglia e tempo di frequentarle, di scoprirle lentamente, di comprenderle.

Ritmica e contenuti, il pezzo spinge sul suono e sul significato di ogni singola parola, se non vi convince da subito l’ideale sarebbe riascoltarlo leggendo il testo in contemporanea, per cercare di coglierne il senso e la sensibilità, proprio come si faceva una volta quando si scartava un cd e si leggeva il booklet, oggetto che per le generazioni anni ’80 e ’90 ha rappresentato una sorta di libretto delle istruzioni, un manuale di vita. Sarò un nostalgico, ma mi piace credere che in molti la pensano ancora come me.

Nuota controcorrente Tiziano Ferro, ha imparato a farlo, o più semplicemente è tornato allo spirito iniziale che ha contraddistinto i suoi esordi così tanto fuori dagli schemi, per poi adagiarsi nella sua bella zona di comfort melodica che, evidentemente, non gli basta più e, a trentanove anni “suonati” (in senso musicale e non anagrafico) può davvero permetterselo.

A diciotto anni dal suo debutto, lo ritroviamo maturo e consapevole delle proprie scelte, a caccia di nuovi stimoli, convinto nel suo voler tracciare una nuova rotta nel proprio percorso, perché il vissuto è sempre determinante, tenetene conto quando skippate una traccia o la commentate al primo ascolto, ogni canzone conserva al suo interno una storia che non andrebbe mai sottovalutata o giudicata al primo “na na na na na nà”.

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Buona (Cattiva) Sorte | Audio

Buona (Cattiva) Sorte | Testo

Hai gli occhi di tuo padre, la bocca di tua madre
sul tuo viso loro due stanno ancora insieme
ti ha distrutto l’amore, è il mio stesso veleno
ventisei lettere e ancora non ci chiamiamo
è un dolore di lusso il tuo, scritto di inchiostro nero che
getti sopra i vetri se non ti piace ciò che vedi

Non preoccuparti amore mio
esisti tu esisto solo io
ci rinnegano, ci lapidano
e noi con quelle pietre
costruiremo una parete

Nella buona cattiva sorte
io l’amerò, l’amerò fino alla morte
nella buona cattiva sorte
io l’amerò, l’amerò fino alla morte
fino alla morte fino a che
fino alla morte fino a che non finirà
fino alla morte fino a che
fino alla morte fino a che
fino alla morte finirà
fino alla morte finirà

E ora baciami forte tra i dipinti al museo
mentre urli “sei cambiato” e io rispondo “non è vero”
è un amore di lusso il mio, scritto di paura e di lacrime
ho l’ossessione per il sapore del dolore

Tu vuoi scegliere per mestiere
e diventare il mio carceriere
non capisco qual è il trucco
ma capisco qual è il piano
controllare da lontano

Nella buona cattiva sorte
io l’amerò, l’amerò fino alla morte
nella buona cattiva sorte
io l’amerò, l’amerò fino alla morte
fino alla morte fino a che
fino alla morte fino a che non finirà
fino alla morte fino a che
fino alla morte fino a che
fino alla morte finirà

Baciami, fino a quando vuoi
baciami, come l’avessimo inventato noi
prendi me, con ogni mia ferita
prendi me, come per tutta la vita

Nella buona cattiva sorte
io l’amerò, l’amerò fino alla morte
nella buona cattiva sorte
io l’amerò, l’amerò fino alla morte
fino alla morte fino a che
fino alla morte fino a che non finirà
fino alla morte fino a che
fino alla morte fino a che
fino alla morte finirà

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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