A sette mesi e mezzo di distanza dall’inizio del Festival, inaugurata la stagione delle polemiche

Merita fiducia Amadeus, se l’è guadagnata con impegno e sudore dopo aver disinnescato le critiche dello scorso anno, come sempre puntualissime alla vigilia di qualsivoglia edizione del Festival di Sanremo. Siamo a luglio, mancano 225 giorni alla partenza della kermesse, cominciare già da adesso mi pare un filino esagerato.

Evidentemente a qualcuno non sono andate giù le scelte innovative prese dal direttore artistico lo scorso anno, che si sono rivelate poi azzeccate, tra cui le scommesse vinte di Diodato e di Tosca, con le realtà discografiche indipendenti che hanno messo in seria discussione lo storico monopolio delle multinazionali.

Temendo ulteriori “pericolose” riforme, qualcuno deve aver deciso di inaugurare la stagione delle polemiche in anticipo, mettendo in discussione il meccanismo della gara e, dunque, il regolamento (che a dirla tutta non è stato nemmeno ancora divulgato).

Enzo Mazza, CEO di FIMI, ha chiesto pubblicamente tra le pagine del Corriere della Sera che a votare per le canzoni in sala stampa siano solamente i giornalisti che scrivono di musica tutto l’anno. Una proposta che ridurrebbe il numero di votanti ad uno stretto clan di “eletti”, che si ritroverebbe tra le mani un potere mica da ridere, correndo il rischio di diventare una vera e propria lobby, più di quanto possa già pensare chi è esterno a questo mondo.

Una richiesta che getta un guanto di sfida, più che minare le basi di un confronto costruttivo, in primo luogo perché si cerca di toccare un meccanismo che, in realtà, nelle ultime due annate ha funzionato alla grande, ribaltando i giudizi della demoscopica e del televoto, permettendo a Soldi e Fai rumore di aggiudicarsi il titolo, due canzoni che puntualmente hanno funzionato anche dopo il Festival, balzate ai vertici delle classifiche della FIMI stessa, tra l’altro. Per cui non vi è alcuna criticità oggettiva.

Altro punto focale è rappresentato dall’eventuale metodo di selezione dei suddetti giornalisti che scrivono solo di musica, la maggior parte lavora per testate generaliste e si occupa di questo argomento principalmente nella settimana di Sanremo, scrivendo durante l’anno anche di tv, di costume e di cinema, non certo temi distanti anni luce. Viviamo in un’epoca multitasking: è praticamente impossibile decretare chi si occupa solo di musica tutto l’anno, spettacolo e gossip vanno a braccetto, anzi, a dirla tutta è l’insieme di questi tre elementi che, da sempre, ha decretato il successo della manifestazione, permettendo al Festival di superare le settanta primavere e di arrivare fino ad oggi.

Scrivere solo di musica, ahimè – ahinoi – ahitutti, non ti fa campare (se dobbiamo buttarla su un piano prettamente economico) e non è detto nemmeno che sia un vantaggio in termini contenutistici, perché ti porta a chiuderti in vedute ristrette, mentre affacciandoti a tematiche diverse riesci ad avere una panoramica più completa e puoi esprimere un giudizio magari meno tecnico, ma non necessariamente meno autorevole.

Poi, signori, lasciatemelo dire: l’onestà intellettuale e la correttezza le possiamo trovare o non trovare ovunque, sia in chi scrive di musica tutto l’anno, sia in chi si occupa anche di altro. Giudicare un professionista dalla testata per cui collabora e non da come scrive è scorretto, oltre che banale.

Fatta questa lunga ma doverosa premessa, veniamo al motivo iniziale per cui avevo intenzione di scrivere questo articolo: le dichiarazioni di Amadeus, passante purtroppo in secondo piano. A poche ore dall’annuncio ufficiale, avvenuto durante la presentazione dei Palinsesti Rai, il conduttore ha rotto il silenzio parlando proprio del suo prossimo Festival.

«Sono onorato e ringrazio i vertici Rai che mi hanno voluto per questa riconferma – ha raccontato all’Adnkronos – ritengo che questa edizione, che io non amo chiamare la 71esima edizione ma la “70esima + 1”, sarà una ripartenza in tutti i sensi, visto che non lo considero il mio Sanremo bis ma il mio primo Sanremo dopo il Coronavirus, dopo un anno difficile, difficilissimo per tutti noi».

«Sarà una ripartenza per la televisione – prosegue – una ripartenza soprattutto della musica e un ritorno alla normalità che abbiamo lasciato i primi di febbraio e che ritroveremo i primi di marzo, perché ricordo che Sanremo andrà in onda dal 2 al 6 marzo. Quindi non vedo l’ora di entrare nel vivo», suo malgrado credo ci sia già entrato, ma credo intendesse in un altro senso…!

Riguardo la probabile presenza di Fiorello, precisa: «Dopo il regolamento presentato il 23 giugno, su cui non posso anticiparvi nulla, da adesso in poi mi metterò sulle tracce di Rosario perché devo inseguirlo, stalkerizzarlo, convincerlo ad essere ovviamente sul palco di Sanremo».

Infine, per quanto riguarda il nuovo format AmaSanremo, volto a selezionare le Nuove Proposte, rivela: «Partiremo giovedì 22 ottobre per cinque serate in diretta su Rai Uno, l’unico caso della settimana di esperimento di una seconda serata anticipata: non andremo in onda dopo la mezzanotte ma alle 22.45. La finale di Sanremo Giovani andrà in onda giovedì 17 dicembre, con la presentazione ufficiale di tutti i Big in gara, che verranno in studio».

Questo vuol dire che scopriremo l’intero cast di Sanremo 2021 il prossimo 17 dicembre, il che denota la capacità autocritica di Amadeus, nel comprendere e nel non ripetere gli errori commessi in passato, con quell’annuncio bruciato lo scorso anno, bensì di reiterare le mosse apprezzate dal pubblico, ovvero ospitare in studio i big e dare loro la possibilità di una breve dichiarazione.

Non ci resta che aspettare, d’altronde mancano “solo” trentadue settimane, un tempo che speriamo venga utilizzato per ricostruire e non per demolire. Perché quello che ci è capitato con il Covid è paragonabile ad un terremoto, perciò è il tempo di tirare fuori il meglio dalle nostre macerie. Più che modificare il regolamento del Festival, forse, sarebbe opportuno cercare di cambiare alcuni meccanismi che gli gravitano attorno, sperando che questo tipo di ragionamento non sia troppo utopistico.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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