Ermal Meta: tra “Umano” e i grandi successi come autore

Quando si vive di musica si costituisce un tutt’uno con essa ed ogni istante della propria vita fa parte di quel mondo meraviglioso fatto di note, suoni ed emozioni. Ermal Meta, che il grande pubblico ha recentemente scoperto in gara al Festival di Sanremo  con “Odio le favole” (ma che i più attenti conoscevano già da tempo quando faceva parte del gruppo La Fame di Camilla o compariva come autore delle più grandi hit radiofoniche degli ultimi anni), è una di queste persone che la musica ce l’ha nel sangue. Ecco la nostra intervista di cui trovate a fondo pagina anche l’estratto audio:

Ermal Meta (Umano)Partirei con “Umano”, questo tuo primo disco uscito a febbraio durante il Festival di Sanremo. Che cosa rappresenta per te questo album e quanto di te c’è dentro queste canzoni?

<<Dentro queste canzoni c’è tutto me stesso perché sono tutti brani che ho scritto io. Questo album, invece, rappresenta l’inizio di un percorso e probabilmente la fine di un altro percorso. E’ un album libero, fatto di libertà. E’ un disco di 9 canzoni estremamente diverse una dall’altra motivo per il quale non è un album di genere perché a me non piacciano queste definizioni che considero forzature>>.

Sono passati ormai tre mesi dall’uscita di questo lavoro; ti ci rifletti esattamente come allora oppure lo senti come un qualcosa di già superato in parte?

<<No mi ci ritrovo assolutamente. Il passato anche se è passato non rappresenta un qualcosa di superato, è un qualcosa di superato nel tempo ma fa parte della propria genesi creativa. Non sono d’accordo con la convinzione che bisogni sempre superare quello che si è fatto lasciandoselo alle spalle: qualcosa di quello che si è fatto resta sempre ed è importante per andare avanti>>.

“Odio le favole” è stato il singolo di lancio ma anche quello che hai presentato sul palco del Festival di Sanremo tra le Nuove Proposte. Come è nata la scelta di portare proprio questo pezzo al Festival e non un altro brano del tuo disco?

<<Mi sembrava la scelta più giusta perché questo brano è il giusto compromesso tra leggerezza e profondità e per il Festival volevo proprio quel tipo di ambiente emotivo>>.

Ermal Meta

Il nuovo singolo che uscirà a breve nelle radio con tanto di videoclip sarà invece “Volevo dirti”: cosa vorresti dire a chi ti ascolta con questa canzone?

<<Gli vorrei dire che il tempo per lamentarsi lo si trova sempre ma quel tempo è una parte della vita che passa inesorabilmente quindi l’invito è a prendere tutto in modo più leggero perché siamo soltanto di passaggio e dovremmo fare in modo che questo passaggio sia il più bello possibile>>.

In realtà quella del 2016 non è stata la tua prima volta all’Ariston, c’eri già stato con La Fame di Camilla nel 2010. Come hai vissuto questa seconda esperienza rispetto alla prima? E credi ci potrà essere presto una terza volta su quel palco?

<<Non so se ci sarà con certezza. Mi piacerebbe ovviamente ma non lo so. Vedremo…

La differenza tra andare a Sanremo con la band e andarci da solista è abissale perché il palco non lo si vive nello stesso modo. Paradossalmente è più difficile andarci da solista dopo esserci andato con la band perché con il gruppo si tende a condividere tutto che sia un qualcosa di bello che di brutto. Quando ci vai da solo, invece, sali sul palco, ti guardi dietro e capisci di essere da solo sul palco. Paradossalmente avrei preferito non aver fatto l’esperienza con la band al Festival prima di andarci da solista, premettendo che comunque è stata un’esperienza stupenda, per affrontare quel palco in maniera nuova>>.

Abbiamo chiesto ai tuoi fan tramite i social di farti delle domande e tra queste ne abbiamo scelte alcune… Ti leggo la prima: So che ieri sera hai aperto il concerto dei Negramaro a e che nel frattempo stai portando avanti una speciale turnè invitando i tuoi fan all’interno degli studi di registrazione. Stai progettando anche un vero e proprio tour per l’estate?

<<Assolutamente sì. Il progetto degli studi è un’altra cosa che faccio perché io voglio mettere in collegamento le curiosità delle persone ed è il motivo per il quale pretendo delle domande da tutti coloro che entrano in studio. C’è la curiosità di sapere un qualcosa senza però pretenderne il perché ed un po’ quella logica “alla Google” che a me non piace moltissimo>>.

ermal12° domanda fan: Alla finale del Festival sei salito sul palco per cantare il tuo brano con l’arcobaleno dipinto sul volto in segno di adesione alla causa delle unioni civili mettendo la faccia in questa battaglia condotta in nome dell’amore che tante volte nelle tue canzoni canti. Che cos’è davvero l’amore secondo te e dove lo ritrovi nella tua vita?

<<L’amore è nelle piccole cose e nella semplicità. E’ un gesto di generosità senza dover doverlo necessariamente dimostrare. E’ in una carezza a qualcuno che dorme e non se ne accorge. E’ dare senza voler niente in cambio ma non semplicemente come concetto ma come forma di espressione vitale>>.

Tra i brani del tuo disco hai inserito anche “A parte te”, un riadattamento di “Sempre sarai” un singolo che avevi scritto per Moreno e Fiorella Mannoia. Come mai hai scelto di inserire proprio questo brano tra tutti quelli che hai scritto per altri interpreti?

<<Non è un riadattamento ma è la versione originale di “Sempre sarei” dove Moreno ha scritto la parte rappata sostituendola a una parte di testo originale. Io ho voluto mettere nel disco “A parte te” nella sua forma originale perché mi piaceva moltissimo>>.

Scorrendo il tuo curriculum di autore si nota che sei molto presente nei dischi di ragazzi provenienti dai talent show. Li segui con frequenza? Che cosa ne pensi di questo contesto in cui nascono alcuni di quelli che sono i fenomeni più importanti della nostra discografia? E se tu avresti mai scelto di partecipare ad un talent show?

<<Io credo che i talent show vengano troppo spesso attaccati per la loro forma e non la loro sostanza. Il talent show è un contenitore ma è il contenuto quello che conta. Da un contenitore che ha una certa forma, condivisibile o meno dai più, può uscire un contenuto di tutto rispetto. Io non sono mai stato un grande osservatore del format piuttosto mi sono sempre chiesto se quello che sto facendo abbia un valore e non un prezzo. Guardare al contenitore, invece, è dare un prezzo piuttosto che un valore>>.

Negli ultimi anni il tuo nome era spesso presente dietro moltissimi brani di altri cantanti italiani. Ti farò sentire un breve estratto di alcuni brani che hai scritto e vorrei che per ognuno potessi dire un ricordo, un aneddoto, una sensazione che ti ricorda quella canzone riguardo al momento in cui l’hai scritta o l’hai data all’artista che poi l’ha interpretata.

Ermal Meta– “Pronto a correre” di Marco Mengoni dall’album #ProntoACorrere del 2013: ero ubriaco quando l’ho scritta (ride)

– “Non so ballare” di Annalisa dall’album “Non so ballare” del 2013: mi emoziona molto pensare a questa canzone perché l’ho scritta in un momento molto particolare della mia vita in cui mi sentivo come mi sentivo da ragazzino quando non riuscivo ad esprimere quello che provavo per una timidezza sconfinata. E’ una canzone che rappresenta una sorta di rivincita nei confronti di una parte di me

– “Era una vita che ti stavo aspettando” di Francesco dall’album “Tempo reale” del 2014: Francesco mi fa sempre una grandissima simpatia ed è bravissimo. Questa canzone l’ho scritta a Bari insieme ad un mio amico in un pomeriggio caldissimo di maggio e in pochissime ore era finita.

– “Luce che entra” di Lorenzo Fragola dall’album “Zero Gravity” del 2016: questa canzone che ho scritto insieme a Dario Faini che è uno degli autori con cui ho scritto di più per altri interpreti. Lorenzo è un gran burlone e mi diverte molto collaborare con lui perché una persona che sa vivere la sua età in maniera molto interessante

– “Big boy” di Sergio Sylvestre dall’album “Big Boy” del 2016: io ho visto un video di Sergio che mi ha colpito moltissimo per il modo in cui si approcciava. In quel momento ho pensato che lui, nonostante sia un gigante, fosse davvero piccolo. Il cuore molto spesso assomiglia ad una supernova che può diventare gigantesca oppure un buco nero e non importa com’è il tuo corpo ma solo le emozioni che riesci a condividere. E condividere significa non aver paura di mostrarsi fragili perché soltanto chi mostra la paura sa affrontarla ed essere forti. In quel momento ho pensato a questo ragazzone che per un istante non si è più sentito un “big boy” ed ho scritto questa canzone in 15 minuti.

– “Occhi profondi” di Emma dall’album “Adesso” del 2015: ehi bionda! (ride) E’ una delle poche donne che conosco che ha molte più palle di molti uomini che conosco

– “Non mi interessa” cantata da Ermal in duetto con Patty Pravo: (canticchia mentre scorre l’audio). Qui mi prendi per il cuore perché cantare una canzone con Patty Pravo dopo averla scritta con il bravissimo Nicolò Agliardi è un’emozione che non si può descrivere. Io non mi sarei mai aspettato di ricevere una telefonata da parte di Nicoletta e di sentirmi chiedere di cantare questo pezzo insieme a lei. E’ stato un regalo del destino. E’ stata un’esperienza bellissima.

– “Io ti aspetto” di Marco Mengoni dall’album “Parole in circolo” nel 2016: Il guerriero no? E’ una canzone che ho scritto con Dario Faini e con Marco stesso. Ci siamo divertiti davvero tanto ed è stata una canzone che è andata molto bene l’anno scorso. L’ho vista giusto ieri sera dal vivo dal Palalottomatica che stava per venire giù.

– “Straordinario” di Chiara dall’album “Un giorno di sole” del 2015: era il 14 di agosto ed ero in uno studio senza aria condizionata con il mio amico Gianni Pollex e ci siamo fatti una sudata interminabile. A un certo punto mi sono chiesto “ma perché non ce ne andiamo al mare” e invece la mia abnegazione mi ha portato a voler finire la canzone. La sera eravamo puzzolenti ma molto felici di aver finito questo brano

ermCome autore vanti davvero tantissimi brani di successo sia nelle radio che nelle classifiche di vendita. Ecco, nel momento in cui finisci di scrivere un brano, riesci a renderti conto di quanto possa funzionare nel mercato discografico?

<<I successi sono fatti dalle canzoni ma anche da chi li canta e nel momento in cui le si canti. Ovviamente ho un po’ di esperienza dalla mia parte che mi fa rendere conto di quanto una canzone possa funzionare radiofonicamente più di un’altra. Sono più bravo ad avere una visione molto più obiettiva sugli altri che su di me stesso. In genere riesco a rendermene conto del potenziale di una brano anche se poi a volte le cose vanno meglio di quanto mi aspettavo>>.

3° domanda fan: Ti è mai successo di proporre una canzone ad un artista che poi l’ha scartata o esclusa da un album? Come hai reagito?

<<E’ capitato pochissime volte ma è capitato. Molto spesso però mi rendo conto che quella canzone che avevo proposto non era quella più giusta. Cerco di andare però sempre molto preparato prima di proporre qualcosa perché sono incline a studiare prima cosa può interessare a un determinato artista e cosa potrebbe cantare. E’ capitato ma fa parte del gioco, è come un giocatore bravo che per qualche partita rimane in panchina>>.

E quelle canzoni le hai poi riutilizzate oppure sono rimaste nel cassetto?

<<Quasi tutte sono state riutilizzate ma sono state riadattate e riarrangiate mentre altre sono rimaste nel cassetto>>.

Ermal Meta

4° domanda fan: cosa avresti voluto fare da grande se non avessi fatto musica?

<<Avrei voluto fare due cose: o l’interprete oppure il professore di scuola superiore ovviamente d’inglese>>.

5° domanda fan: qual è la domanda che vorresti smettessero di farti e perché?

<<Che la smettessero di dirmi di mangiare perchè sono troppo magro. Sono nato così e non credo che riuscirò a cambiare. Questa apprensione sul mio peso la trovo insopportabile e faccio fatica a comprendere>>.

Se avessi a disposizione un solo brano di questo album per farti conoscere da un ascoltatore che non ha mai ascoltato nessun tuo brano quale sceglieresti? E, invece, scegliendo tra tutti i brani della tua carriera sia come autore che come interprete quale sceglieresti?

<<Non è un disco di genere per cui è difficile ma probabilmente sceglierei l’ultima traccia del disco, “Schegge”. Invece… no, non puoi chiedermi una sola canzone tra tutte quelle canzoni che ho scritto e cantato… Mah forse direi “Storia di una favola” perché da lì è iniziato tutto>>.

Scegliendo, invece, LA canzone della musica italiana e LA canzone della musica estera nella quale senti più te stesso, la tua vita o il tuo modo di intendere la musica?

<<Della musica italiana “Sally” di Vasco Rossi. E’ una canzone incredibile che mi commuove sempre. Il perché non te lo dirò mai. Invece, per una canzone della musica estera… mi metti seriamente in difficoltà… Che domanda è?! E’ una cosa molto molto difficile. Io sono molto legato ai Radiohead però non mi sento di scegliere solo una loro canzone come quella che mi rappresenta. Forse direi “Your Song” di Elton John>>.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci.

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