Laura Pausini: l’invito è “Fatti sentire” ma la risposta è in elaborazione – RECENSIONE

Recensione del nuovo album d’inediti della cantante romagnola

Laura Pausini - Fatti sentireLaura Pausini. Punto e a capo. Dovrebbe essere più che sufficiente per illustrare il soggetto di cui questa recensione si appresta a trattare. L’album è Fatti sentire, l’undicesimo progetto discografico d’inediti della sua carriera ma, a ben vedere, anche il primo di una seconda parte del percorso che la stessa artista di Solarolo ha detto di voler aprire.

La Laura Pausini che ne esce è quella di ieri e quella, forse, di domani: una Laura che, però, inevitabilmente non si può che trovare spaccata a metà tra due mondi, una Laura che la risposta alla propria domanda probabilmente non l’ha ancora trovata. Non a caso la tracklist parte con Non è detto, autentica ballata pop d’amore in cui l’artista nell’inciso intona, prima con delicatezza e poi con potenza, “non è detto che mi manchi sempre, le cose cambiano improvvisamente che certi angoli di notte non avranno luce mai” quasi volendo preannunciare una lettura diversa da quella più scontata della storia d’amore: una ballata che pare potersi rivolgere a se stessa, a quella musica che da 25 anni accompagna Laura Pausini, esclamando a gran voce la voglia di cambiamento o, per meglio dire, la volontà di portare alla luce ciò che al buio dei tempi precedenti non avrebbe potuto emergere. Ed, infatti, ecco che in questo album che invita a farsi sentire senza paure o dubbi trovano spazio delle autentiche sorprese inaspettate come NuevoE.sta.a.te. che, per chi conosce il repertorio dell’interprete romagnola, suonano come delle autentiche outsider. La prima, tutta in spagnolo, va a parare apertamente in inadatti territori reggaeton estremizzando la strada aperta nell’album precedente da Innamorata che in molti avrebbero voluto vedere già sbarrata da un avviso di “strada chiusa”. La seconda già si candida, ahimè, per la prossima colonna sonora trita-m****i del cornetto Algida trasportando il tutto nella dimensione italiana e continuando a risultare fin troppo distante dal territorio d’appartenenza legittima di una voce e di una carriera di una donna adulta come la Laura nazionale, fin troppo lontana dai facili motivetti confezionati a tavolino per conquistare le radio e un pubblico distante dal proprio di riferimento. D’altronde si sa, a stare troppo sotto il sole battente dell’estate si rischia un’insolazione. Molto meglio ricordarsi che “in questa notte d’estate un po’ di freddo ci vuole” come si canta con eleganza e misura nella sussurrata ed intima La soluzione in cui le firme di Massimiliano Pelan, Giulia Anania, Fabio de Martino e Stefano Paviani portano l’interprete romagnola a rinunciare alla sua grande potenza e dinamica vocale per donarsi dolcemente ad una ballata che dimostra quale davvero sia la sua comfort zone musicale richiamando, ancora una volta, quella ricerca di “nuovi confini”.

Laura Pausini 2018E’, invece, in quei territori tradizionali, antichi, già ampiamente esplorati dai cercatori d’oro ma sempre fertili che Laura Pausini trova la propria dimensione, l’innegabile titolo di propositrice originale della forma canzone del pop all’italiana. Le gemme imperdibili dell’album, non a caso, vengono proprio dalla lunga e intensa tranche di ballate che, oltre al singolo di lancio, prendono corpo a partire da Le due finestre, autentico gioiellino pop confezionato da Enrico Nigiotti (e poi rivisto dalla stessa Laura e dal suo team) che si candida a poter diventare il più bel brano degli ultimi anni dell’interprete che, in pieno stile “nigiottiano”, si trova a cantare gli assonanti versi dell’inciso con profondità (“guardami, se non ti sento ascoltami, se sto in silenzio resta qui, se tutto il bene che ti ho dato ancora esiste; scusami, se non ti ho capito aiutami, sono qui per questo, abbracciami”).  Ed è proprio dai giovani autori in erba che questo album trae le proprie cose migliori a partire dalla conclusiva Il coraggio di andare, firmata da Tony Maiello insieme alla stessa Laura, Sabatino Salvati, Marco Rettani ed Enrico Palmosi, che al proprio interno contiene lo slogan “Fatti sentire” prima sussurrato e poi sottolineato a gran voce quanto “sei importante, tu”.

Dal zoccolo duro del team autorale a cui la Pausini da più tempo si affida, invece, ben poche novità e cose degne di nota arrivano ad esclusione della bellissima, potente e pienamente “pausiniana” Frasi a metà che costituisce l’unico autentico episodio all’interno del progetto in cui Edwyn Roberts e Niccolò Agliardi consentono all’interprete di Solarolo di mettere in campo tutta la sua vocalità sul bel tappeto sonoro costruito dall’arrangiamento ritmico che, a tratti, avrebbe potuto essere esasperato ulteriormente affiancando la potenza vocale.

Laura PausiniContrariamente alla nettissima predominanza di autori italiani Laura Pausini ha scelto per questo progetto di affidarsi anche ad un nutrito gruppo di produttori spesso internazionali andando a recuperare dal nostro Paese soltanto il nome di Dado Parisini, già al suo fianco per progetti come La mia risposta Tra te e il mare. E’ forse proprio questa scelta a sgonfiare l’effetto della poco stimolante e appetitosa parte centrale della tracklist che risulta appiattita e lontana dalla “confezione made in Italy” che importanti o giovani produttori della nostra tradizione (l’Italia è ricchissima di professionisti del pop come Michele Canova Iorfida, Luca Chiaravalli, Diego Calvetti, Corrado Rustici, Celso Valli o gli stessi Takagi e Ketra) avrebbero saputo donare a chi per anni si è professata come colei che intendeva portare la canzone italiana nel mondo. E’ così che il pop nazional-popolare di Un progetto di vita in comune Il caso è chiuso, entrambe musicate da Daniel Vuletic, perdono la propria essenza sonora italiana e il proprio sapore mediterraneo schiacciando il proprio potenziale sotto la programmazione di Rik Simpson. Lo stesso vale per l’evocativa Francesca (piccola aliena) che, però, oltre alla commozione per la vicenda che cela dietro sè da ben pochi brividi nella scelta di rendere il tutto giustamente delicato ma, forse, fin troppo piatto.

Laura ci mette la firma oltre che la voce in questo album collaborando spesso anche alla scrittura dei brani come avviene in L’ultima cosa che ti devo, tradizionale ballata prevedibile nella sua destinazione finale, e nell’internazionale No river is wilder, in cui l’effetto-Adele è il chiaro riferimento ma la voce decisamente più delicata e chiara ed una produzione inspiegabilmente italiana allontanano il tutto dall’obbiettivo.

Niccolò Agliardi co-firma con Laura Zona d’ombra che rispetto a Non è detto Frasi a metà rappresenta il passo falso del trittico con un ritornello che invece di lasciarsi andare nell’esplosione electropop che le strofe prontamente potevano preparare si lascia scorrere in un leggero canto melodico in inglese poco valorizzante e che solo nel finale mostra un’evoluzione interessante che, però, arriva troppo tardi. Fantastico (fai quello che sei), invece, rappresenta l’episodio più riuscito della scrittura di Virginio Simonelli (firma anche di E.STA.A.TE. Il caso è chiuso) in questo lavoro: una buona ballata 2.0 in cui la produzione più contemporanea entra finalmente in gioco riempiendo il vuoto lasciato da questo album sul piano delle nuove sonorità sintetiche.

Dopo un la scoperta di essere universalmente Simili ma con mille differenze, idee e opinioni di gusto la voce italiana più famosa al mondo ha raccontato a bordo di un volo-stampa Alitalia (a cui, è bene specificarlo, personalmente non ho preso parte) di essersi sentita smarrita, insicura e fragile a proposito della strada da prendere nella sua carriera. Fatti sentire, l’album uscito in tutto il mondo il 16 marzo, è, o dovrebbe essere, la risposta a tutto ciò: il tentativo d’incarnare in sé l’eterna combattente ma anche la persona combattuta. E se l’album trae origine dalle parole, come la stessa Laura ha voluto raccontare, è nelle musiche che, in realtà, prende forma e si consuma la reale nuova dimensione tanto cercata. Una dimensione che viaggia su un doppio binario parallelo: quello della tradizione delle grande ballate d’amore cantate con voce, fiato e cuore senza troppa misura e quello dell’innovazione che tenta di dare una risposta coerente ai tempi che cambiano pur senza riuscire davvero a trovare una propria collocazione forse anche perchè non sarebbe corretto trovarla. Laura è quella dell’amore difficile, dell’acuto finale e del pop esplosivo. Il reggaeton, piuttosto che le black-ballad, lasciamolo ad altri.

Fatti sentire ci restituisce, sicuramente, una Laura Pausini per certi versi più a fuoco di quanto l’avevamo ascoltata nei suoi ultimi lavori ma ce la mostra ancora in cammino verso quel riottenimento d’equilibrio non ancora conquistato definitivamente. Ci sarà da sperare che la parte 2 di 2 del progetto possa costituire un ulteriore passo in avanti. Per ora “work in progress”

MIGLIORI TRACCE: Non è detto – Frasi a metà – Le due finestre – Il coraggio di andare

VOTO COMPLESSIVO: 7++/10

VIDEO-RECENSIONE: (in aggiornamento)

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

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