Luchè e il sup viaggio tra introspezione e provincia in “Potere” – RECENSIONE

Recensione dell’ultimo progetto del rapper napoletano

Prendete la città di Napoli e prendete la sua lunga tradizione musicale passata e contemporanea, prendete l’orgoglio, la forza e la voglia di rivalsa, la consapevolezza di avercela fatta, di vedere tutto dall’alto: ecco Potere, il nuovo disco targato Luchè, rapper partenopeo classe 1981, ex membro dei Co’Sang, ovvero di uno dei gruppi più importanti della scena napoletana, arrivato al grande pubblico sopratutto dopo le ultime pubblicazioni, con un ottimo riscontro dell’ultimo album Malammore, uscito nel 2016.

Ma la musica è rapida, scorre veloce e il silenzio di un artista, specie nel mondo del rap/trap, rischia sempre di costare caro, e allora ecco che Potere si presenta, con urgenza, come uno dei lavori più interessanti dell’anno.

La prima cosa che salta all’occhio, dopo un ascolto unitario dell’intero disco, è l’uniformità e la coerenza sonora che riesce a mischiare suoni anni ‘80 a beat più moderni, creando un miscuglio omogeneo in cui non si può non cogliere la presenza di echi sonori risalenti alla più classica tradizione neomelodica italiana. Rispetto all’ultimo lavoro del rapper l’italiano è più presente l’uso del napoletano, con la quota della cultura napoletana che è rappresentata dall’ottimo pezzo Je Ce Credevo, uscito come singolo di lancio qualche settimana prima della pubblicazione dell’album.

Se sul piano sonoro il disco suona in maniera coerente ma allo stesso tempo non pesante, la stessa cosa si può dire per quanto riguarda il punto di vista lirico: le tematiche trattate non sono né troppo varie né differenti da quelle trattate nei lavori precedenti eppure tutto ciò non stanca né da la sensazione di una lunga ripetizione, e così il rapper non ha paura di marchiare i suoi pezzi trattando di strada, di rivalsa e sopratutto di amore, visto non solo come qualcosa di sacro e positivo, ma analizzato sotto tutti gli aspetti. Rappresentativi in questo senso sono i brani Star (uno dei più potenti dell’intero disco) e Torna da me (estratto come nuovo singolo).

L’album viaggia veloce alternando i ritmi, tra salite e discese improvvise, tra brani più soft come Non abbiamo età e pezzi più duri come Facile, l’introspezione di alcuni brani fa da contrapposizione ad altri pezzi autocelebrativi che però non sconfinano nel “troppo”, come spesso accade in questo genere.

Non scontate sono anche le collaborazioni: oltre la sorprendente incursione della sorella del rapper nella traccia che fa da intro, Luchè sceglie il maestro Enzo Avitabile, perfettamente inserito nel pezzo Potere 2, l’onnipresente Guè Pequeno e l’amico e socio CoCo, quest’ultimo presente in due pezzi e particolarmente a fuoco in Lo sai chi sono, in cui si inserisce ottimamente tra le taglienti rime di Luchè.

Un lungo viaggio tra le 16 tracce, un racconto in prima persona di situazioni e fatti che non necessitano di ulteriori mediazioni, la forza e la capacità narrativa che si lega al talento di un artista che ormai non può non essere considerato come uno dei più forti d’Italia, senza se e senza ma.

MIGLIORI TRACCIA: Torna da me, Star

VOTO COMPLESSIVO: 7.5/10

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Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

Francesco Cavalli

Vent'anni e una vita divisa da sempre in due passioni: calcio e musica. Studia per diventare giornalista. Apprezza la musica in tutte le sue forme ascoltando tutto ciò che passa dal suo mp3 24 ore su 24. Il suo passatempo preferito è annotare, scrivere e commentare tutta la musica che ascolta.

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