Davide Simonetta: “Per scrivere occorre sensibilità e umanità” – INTERVISTA

Intervista all’autore di Come neve, Il mondo prima di te, Mi parli piano e tanti altri successi

Finalmente dopo un po’ di tempo ho nuovamente l’occasione di dedicarmi al “reparto autori” che, come ormai avrete capito, rappresentano per me un chiodo fisso in quanto unici reali custodi dell’essenza primitiva di una canzone, motori immobili di quel sistema di note, strumenti e voci che poi ne arredano l’aspetto. E questa volta ho scelto di dedicare una delle mie “chiacchierate musicali” al “responsabile” di una delle canzoni che più mi girano in testa in queste settimane: Mi parli piano (di cui ho avuto ampiamente modo di parlarvi qui). Lui è Davide Simonetta che sulla carta d’identità porta scritto: classe 1983, nato a Lodi, vissuto a Bagnolo Cremasco, prima cantante poi autore, 4 partecipazioni al Festival di Sanremo e un sacco di collaborazioni da Emma a Dolcenera, passando per Annalisa, Dear Jack, Le Vibrazioni, Giorgia, Marco Mengoni, Tiziano Ferro, Raige, Tony Maiello e Paola Turci.

Ci sentiamo telefonicamente in una serata d’estate mentre lui si fuma una sigaretta in una pausa dallo studio ed io mi bevo un cocktail davanti al PC. Chiacchieriamo di musica e ne esce un bel confronto su cosa significa essere artista oggi riuscendo a mettere in campo la propria sensibilità con le canzoni. Ecco cosa mi ha raccontato:

Davide SimonettaAllora, partiamo dal passato più recente e, in particolare, da questo 2018 che per te sembra essere un anno estremamente positivo. Terzo posto al Festival di Sanremo con “Il mondo prima di te”, tormentone radiofonico con “Così sbagliato” e ora ottimi risultati anche per “Mi parli piano”. E’ l’anno della tua consacrazione?

<<E’ un anno bellissimo con tante cose mie in radio. Non credo si possa parlare di consacrazione perchè, personalmente, sono una continua alternanza di buio e luce, tasti neri e bianchi. E’ possibile l’anno prossimo non sarà così fortunato ma, per ora, la cosa bella e che mi fa davvero molto piacere è che ci siano così tanti miei pezzi in radio>>.

Questo pomeriggio ho cercato di indagare sul tuo conto facendo un breve riassunto delle tue esperienze e spiando in rete qualche cosa che ti riguardasse e, tralasciando il gossip che, stranamente per un autore, è particolarmente presente nel tuo caso, è la musica ad accomunare tutto ciò che ti riguarda. Quando nasce questa passione?

<<Grazie per tralasciare il gossip (ride). Ti giuro che non ne ho idea. Conservo delle foto di quando avevo 3 anni e già ero a gattoni sul pianoforte. Sai che, forse, potrebbe essere anche una forma di autismo? Nel senso che non riesco ad uscirne sin da quando son piccolo. Devo ringraziare anche i miei genitori che mi hanno sempre assecondato anche se non è mai stato facile avere un figlio che, invece di compiere studi mirati, ha da sempre amato la musica. E’ una cosa che non riesco a non fare>>.

Sei originario di Bagnolo Cremasco, un piccolo paesino della bassa Lombardia, com’è stato crescere in un paesino di provincia?

<<Ho avuto la fortuna di abitare in provincia ma comunque vicino a Milano: è un paio d’anni che penso se trasferirmi o meno ma, per il momento, ho scelto di trasferirmi a Crema. Non so rinunciare ai campi, alla nebbia d’inverno, il silenzio, la tranquillità. Milano m’inghiottirebbe in un meccanismo di lavoro forzato che non fa per me. Crescere qui è stato è bello: son cresciuto come tutti gli altri bambini con l’unica differenza, ci pensavo proprio questo pomeriggio, che a 10 anni sono andato a fare un anno di ginnastica artistica quando tutti i miei compagni facevano calcio. E’ una cosa che non sa nessuno ma mi piacevano i body, le scarpette (ride). Me ne sono sbattuto delle chiacchiere di un paese piccolo ma è stata una bellissima esperienza>>.

E’ rimasto qualcosa. secondo te, di queste tue origini nella tua musica?

<<Sicuramente la grande emotività che c’è dentro le cose che scrivo: difficilmente scriverei qualcosa apposta per l’estate perchè non ho quella solarità dirompente essendo cresciuto in dei posti che conservano grande malinconia con gli anziani che raccontano le loro storie come negli affreschi d’altri tempi>>.

Prima di diventare una delle nuove leve del giovane autorato italiano hai passato un bel po’ di tempo nelle scene musicali in due band: i Karnea e i Caponord. Che cosa ti ha lasciato quel tipo di esperienza?

<<I Karnea erano una band con cui suonavo, credo, in 2° o 3° superiore con una forte caratterizzazione anni ’90 e con loro ho iniziato a suonare moltissimo in giro arrivando anche a condividere il palco con Metallica o Placebo. Sia quell’esperienza che poi quella più matura con i Caponord mi hanno fatto capire il mondo della discografia, come funzionano certi meccanismi che da fuori sono incomprensibili. Un’altra cosa fondamentale che ho imparato è che io non sono tagliato per stare su un palco: nonostante io canti bene ho capito che mi piace tanto di più stare dietro le quinte, non essere riconosciuto>>.

Il passaggio al diventare un autore è arrivato proprio in conseguenza a questa consapevolezza?

<<Adesso ho 35 anni e faccio l’autore come professione da, più o meno, 5 anni ed è stato all’inizio di questo mio percorso che ho davvero capito che dietro il pop ci fosse una presenza così massiccia di autori. E’ nato tutto per caso perchè il manager dei Caponord, che ora continua ad occuparsi di me in quanto autore, un giorno mi ha proposto di dare a qualcun altro alcuni dei pezzi che scrivevo. Io, da sempre, scrivo tantissimo: mediamente raggiungo i 40/50 brani all’anno. Inizialmente mi ero addirittura offeso perchè pensavo non fosse possibile che una cosa scritta da me, che parla di ciò che ho vissuto io potesse essere cantato da qualcun altro. Senza dirmelo, nel 2012, questo mio collaboratore mandò un mio brano (Due mondi opposti) piano e voce, una cosa molto alla Beatles, ad Amici dove lo presero per affidarlo a Marco Carta. Quando, poi, ho ascoltato il brano mi sono molto emozionato e da lì ho capito che questa era la mia strada>>.

A proposito di Marco Carta mi sembra che lo scorso anno con lui ti sei dato anche alla produzione per il suo album “Tieniti forte”: un cerchio che si chiude in qualche modo. Ti piace ricoprire anche quella veste?

<<Diciamo che non amo particolarmente fare il produttore perchè a me piace soprattutto scrivere. Ho avuto la fortuna in questi anni di lavorare spesso con Luca Chiaravalli, che non ha certo bisogno di presentazioni, e Andrea Bonomo (qui la nostra intervista), un altro autore che stimo tantissimo e che per me è un compagno di vita. Ecco, loro hanno una visione molto simile alla mia sulla musica: le cose che produco le voglio anche scrivere. Faccio fatica, proprio a livello emotivo, a produrre una canzone che non sia mia: l’ho fatto e continuerò a farlo ma non è la mia indole. E poi, comunque, oggi la pre-produzione di un brano che si scrive per qualcun altro è diventata fondamentale: è completamente falsa la storiella che si racconta invitando gli autori a mandare brani semplicemente piano e voce per far capire l’essenza delle canzoni. E’ fondamentale l’imprinting che ogni autore da al proprio brano e più del 50% delle volte il produttore, poi, mantiene quell’impronta originaria limitandosi a migliorarne la resa>>

Sei uno dei giovani autori più presenti, forse, ultimamente nei lavori pop italiani ma sei anche uno di quelli che più collabora con altre penne

<<Si, mi piace moltissimo lo scambio che permette l’attività di autore: è uno tra i motivi principali per cui faccio questo mestiere. Scrivo sempre in coppia, a volte anche in tre ma, sostanzialmente, preferisco scrivere in due. Non sono ancora riuscito a spiegare che cosa succede in quello strano processo di scrittura e creazione. Non lavoro con tantissimi autori, lo faccio con quelli che più mi piacciono e con cui meglio mi trovo a livello umano: oltre a Luca Chiaravalli e Andrea Bonomo di solito lavoro con Tony Maiello, Alessandro Raina, Roberto Casalino…>>.

Si, giusto due o tre nomi di qualche improvvisato…

<<(ride). Di recente ho lavorato anche con Pacifico e Niccolò Agliardi con cui sono uscite davvero bellissime cose. Per come sono solito fare io non ci mettiamo lì come se stessimo andando a lavorare in fabbrica perché il nostro fa anche schifo chiamarlo “lavoro”. Noi ci troviamo e iniziamo a scrivere nel momento in cui ci prendiamo un caffè, ci facciamo una passeggiata o ci fumiamo una sigaretta perché è dal confronto delle nostre vite che iniziamo a scambiarci delle cose che poi vanno a finire nelle canzoni. Questo scambio da solo non posso farlo e mi piace moltissimo creare questa condivisione con altri>>.

Secondo te come mai la maggior parte degli autori italiani di oggi sono uomini?

<<Cazzo, questa è una bellissima domanda! Di donne, in effetti, ce ne sono poche ma sono comunque validissime: Federica Abbate o Giulia Anania, per esempio, sono bravissime. Non ho ancora capito, però, il perché ce ne siano così poche. Molti dei bravi autori hanno una parte femminile molto spiccata, una sensibilità che non si trova in un uomo comune e che in una donna si troverebbe con molta più facilità>>.

A proposito di collaborazioni spesso hai avuto a che fare con il pop ma anche con le nuove tendenze più contemporanee. Che ne pensi e cosa credi si possa estrapolare dall’ondata di musica cosiddetta indie e dal mondo trap delle ultime stagioni musicali italiane?

<<E’ un momento davvero stupendo per chi fa l’autore oggi. Se fossi un artista un pochino mi starebbero sul *** i competitors come, che ne so, i Thegiornalisti, che mi piacciono tantissimo tra parentesi, perchè, tra artisti, sono tutti un po’ invidiosi e attenti a chi “mi ruba il posto”. Io, in quanto autore, non ho nessuno che mi ruba il posto e, per quello che faccio io, la situazione attuale è la migliore possibile perchè può accadere di tutto, ci si può confrontare con tantissime altre dimensioni senza nemmeno il bisogno delle etichette discografiche. E’ cambiato moltissimo il linguaggio grazie al rap: 10 anni fa era impensabile aprire il ritornello con “Uè deficente” e, invece, oggi sono cose geniali. Anche rispetto alla trap, per lo stesso mestiere che faccio, devo e mi piace ascoltare quello che esce: da Calcutta a Fraq Quintale fino ai Canova, Ghali e Sfera Ebbasta. Anche da questo punto di vista sono cambiate tantissime cose tra cui le metriche che sono diventate molto più originali e libere>>.

Sei figlio degli anni ’80 anagraficamente parlando, un periodo che musicalmente in Italia non ha riservato grossissime sorprese rispetto ai più floridi anni ’70 e ’90 ma che oggi sembra, in qualche modo, ispirare le produzioni moderne godendosi una nuova giovinezza. La tua scrittura ha qualche elemento, secondo te, particolarmente tipico degli ’80?

<<Assolutamente si. In Italia sono stati un po’ poveri gli anni ’80 perchè poi nel mondo sono stati un periodo stratosferico per la musica. Oggi sta tornando questo modo di scrivere dei grandi cantautori, lo sento tanto nella musica d’oggi che unisce tinte vintage ed elementi derivati dalla trap>>.

Guardando il curriculum delle tue canzoni si nota una certa diacronia: da una parte ci sono Come neve, Il mondo prima di te, Mi parli piano, Il mestiere della vita… dall’altro ci sono bombe a mano di energia come 100 mila watt, Il mondo esplode tranne noi, Fatti bella per te… Sembra quasi l’opporsi di due mondi. Come riesci a conciliarli e quale parte di te occupa ciascuno dei due?

<<La mia cifra stilistica in tutti questi brani che hai citato sta nel fatto che ognuno di questi ha qualcosa di malinconico dentro. Per molti anni mi sono usciti molti brani lenti che, in qualche modo, mi rappresentano di più. Poi, 6 mesi fa circa, mi sono imposto di smetterla per iniziare a fare altre cose (ride). Comunque, credo che la cosa che maggiormente accomuna tutti i miei brani sia proprio quella malinconia buona, quella che si prova quando fuori piove, si sta a letto…>>.

Forse proprio per questo la tua ultima “accoppiata artistica” con Roberto Casalino è davvero il top: lui è sicuramente u’altra penna che riesce ad esprimere molto bene quella malinconia di cui parli nella propria scrittura

<<Si, Roberto per me è da sempre un mito assoluto ed ha un dono nella facilità con cui sa arrivare a tutti con i pezzi che scrive usando solo il cuore piuttosto che tecnica o trucchetti del mestiere. Nei testi lui sa richiamare delle immagini che capisce chiunque ma che colpiscono sempre nel segno. Quando sono andato a Roma a lavorare con lui la prima volta prima di metterci a scrivere è stato Roberto stesso a fare quella fatidica proposta, per me necessaria, di andare a berci prima un caffè e fare quattro chiacchiere. E, invece, abbiamo parlato così tanto di cose anche parecchie intime che, una volta in studio, ci hanno aiutato a scrivere Mi parli piano in 3 ore. E’ stata la prima canzone che abbiamo scritto insieme ed è stato fighissimo perchè da subito abbiamo capito che era un pezzo forte. Quando sentivo Roberto cantare il pezzo per registrare il provino non riuscivo ad ascoltarlo perchè continuavo a piangere: ho fatto tutto il mix del brano con la voce spenta>>.

Adesso aspettiamo comunque la seconda portata…

<<Arriverà! Speriamo presto…>>.

Negli ultimi 3 anni hai monopolizzato il Festival di Sanremo: nel 2015 con i Dear Jack, nel 2017 con Paola Turci e quest’anno con Annalisa e Le Vibrazioni. Ti manca ancora la vittoria ma c’è tempo. Sogni la vittoria da autore? E se si con che tipo di canzone te la immagini?

<<Ti dico la sincerissima verità: la cosa più bella è esserci. Il Festival di Sanremo per me è tutto, lo vedo da sempre e ogni volta che sono lì, e non è una cosa scontata entrarci perchè ci vuole un lavoro pazzesco per riuscirci, è come se mi sentissi come un bambino amante del calcio al centro del campo di San Siro con tutto lo stadio pieno. Non m’interessa vincere, m’interessa essere lì con un qualcosa di qualità. In realtà, poi, non mi sarei mai immaginato che Annalisa arrivasse terza quest’anno: sapevamo che la canzone era bella, però, non avrei mai sognato di arrivare sul podio. Ogni anno è sempre un sogno, è troppo forte l’emozione che lascia quel posto. Quest’anno leggevo che c’era chi voleva addirittura spostarlo in una nuova sede ma non si può assolutamente, lì c’è un valore incredibile per la musica italiana>>.

Spiando il tuo profilo instagram ho notato che tutte le tue foro caricate sono in bianco e nero. Tutte. Non ne scappa nemmeno una. Come mai questa scelta?

<<Perchè sono un tipo abbastanza scuro. Cioè, non è che sono un vampiro (ride) ma mi piace molto la notte, i gruppi che si basano su quell’immaginario come, che ne so, i Depeche Mode>>.

Si, sei un po’ un poeta maledetto mi sembra di capire, il Baudelaire del caso… Per chiudere mi piacerebbe inserire un piccolo racconto che, tra 50 anni mi piacerebbe sfruttare per creare una rubrica in cui i grandi autori di oggigiorno raccontano le proprie canzoni, e vorrei chiederti se c’è, per alcune delle canzoni che ora ti elencherò, un aneddoto, un ricordo particolare del momento in cui l’hai scritto o sentito registrato o visto live.

<<Bellissimo, che figata!>>

  • Fatti bella per te (Paola Turci)

<<Ricordo la facilità con cui l’abbiamo scritta: siamo rimasti fermi un momento e poi l’abbiamo buttata giù come se leggessimo un libro. E poi Paola è di una bravura immensa: quando l’ha cantata per la prima volta mi sembrava quasi che fosse diventata un’altra canzone e raramente capita che un’artista riesca a svoltare così completamente un pezzo. Ricordo, poi, che nei giorni subito dopo averla scritta ci siamo sentiti spesso con Paola: un’altra cosa che difficilmente accade, invece, lei ha curato la canzone proprio quasi come fosse una pianta. Ma lei è davvero pazzesca!>>.

  • Il mestiere della vita (Tiziano Ferro)

<<Un’altra canzone bellissima da raccontare, un altro sogno che si è avverato quello di dare un proprio pezzo a Tiziano. L’abbiamo scritta a Torino nella prima stesura e poi non l’abbiamo nemmeno arrangiata ad esclusione di una mini batteria: eravamo talmente felici, io e Raige, che quando l’abbiamo finita di scrivere siamo andati a cena e subito dopo Alex ha pensato di mandarla a Tiziano. Lui ha risposto alla mail dopo nemmeno 10 minuti mettendosi subito a lavorarci sopra>>.

  • Come neve

<<Tony Maiello è un’altra persona stupenda e con lui un pomeriggio ero a Milano in uno studio bellissimo della Curci con vista sul Duomo. Anche questa è nata molto velocemente. L’ho arrangiata a Savona in riva al mare>>.

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Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

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