Jalisse: “Cantiamo per emozionarci e reinventarci” – INTERVISTA

A tu per tu con Alessandra Drusian e Fabio Ricci, alla vigilia dell’attesa finalissima di “Ora o mai più”

JalisseCoppia sia sul palco che nella vita di tutti i giorni, i Jalisse sono la prova lampante che l’esperimento di Ora o mai più ha funzionato e che la musica ha bisogno di attingere dalla passione e dal talento per valutare i propri rappresentanti. Alla vigilia della puntata finale del talent show condotto da Amadeus, abbiamo raggiunto i due coniugi per scoprire le loro impressioni a caldo riguardo questa esperienza ricca di emozioni, vissuta a stretto contatto con il Maestro Michele Zarrillo.

Ciao Alessandra, ciao Fabio, benvenuti su RecensiamoMusica. Partiamo da “Ora o mai più”, cosa vi ha spinto ad accettare di far parte della partita?

«Sicuramente il poter far conoscere la nostra musica di oggi, raccontare chi sono veramente i Jalisse, sia musicalmente che dietro le quinte. Crediamo che questa sia una splendida formula, coronata dalla possibilità di presentare un brano inedito nel corso dell’ultima puntata. Al di là del titolo, che potrebbe sembrare un po’ troppo forte, il format è funzionale e lancia un bel messaggio».

Un bel messaggio anche verso i giovani, chi meglio di voi che da anni portate avanti progetti nelle scuole e siete genitori…

«Beh si, anche se non vogliamo insegnare niente a nessuno, semmai dare una piccola testimonianza di due artisti che da anni lottano per far ascoltare la propria voce, abbiamo ritentato innumerevoli volte e continueremo a provarci, il messaggio per i ragazzi è proprio questo: non arrendetevi, mai darsi per vinti, perché non è mai finita, soprattutto se credete di avere delle cose da dire e pensate ardentemente che ci possa essere spazio anche per voi. Mai mollare. Questo programma rappresenta una doppia opportunità, perché consente di far conoscere anche il profilo umano di chi canta, le storie di ognuno di noi, le gioie e i dolori che nella vita toccano chiunque e, soprattutto, il perché un determinato artista ha rinunciato e cambiato lavoro, oppure può sottolineare la determinazione di chi, come noi, testardamente ha continuato senza mai fermarsi. Questo è quello che insegniamo alle nostre due figlie, cantare per emozionarci e reinventarci».

Poi, ricordiamolo, siete tra i pochi artisti indipendenti ad essersi aggiudicati la vittoria del Festival di Sanremo in sessantotto anni di storia…

«Eh già, non è accaduto così frequentemente. Diciamo che siamo stati i primi indie (ridono, ndr), che si sono scontrati contro i colossi. Forse, per questo motivo negli anni abbiamo trovato tante porte chiuse, almeno in Italia, perché per fortuna all’estero continuiamo a toglierci le nostre soddisfazioni, piccole o grandi che siano, ma che nel nostro Paese non è dato conoscere. Per questo motivo, tornare in prima serata e far capire chi sono diventati oggi Alessandra e Fabio, è una gran bella occasione. In più si respira davvero un bel clima, sia tra noi concorrenti che con i Maestri, a parte qualche piccola incomprensione iniziale che poi si è risolta».

Tornando indietro, c’è qualcosa che fareste diversamente?

«Dopo la vittoria del Festival ci è mancata una struttura adeguata, persone valide che ci aiutassero a curare al meglio la comunicazione, l’organizzazione delle serate. Con il tempo, ci siamo resi conto di quanto siano importanti determinate figure per il percorso di un artista, noi ci siamo sempre tirati su le maniche da soli e questo può aver rappresentato un limite. E’ difficile trovare persone che prendano realmente a cuore un progetto, soprattutto in quel periodo post sanremese quando il nome dei Jalisse scottava un po’, non siamo riusciti a trasmettere il nostro valore artistico o, forse, non abbiamo nemmeno avuto la possibilità di farlo. Siamo entrambi consapevoli di aver fatto sempre il nostro lavoro con onestà, attenzione e professionalità, sinceramente non crediamo di aver commesso chissà quali errori, sicuramente ce ne sarebbero di cose da correggere, ma abbiamo sempre camminato a testa alta».

In vent’anni il mondo sembra essersi totalmente trasformato, come valutate l’attuale scenario discografico?

«Abbiamo un po’ di difficoltà ad interfacciarci con quello che “funziona” oggi, ma non perché non ci piaccia, onestamente troviamo più interessanti alcune realtà musicali di Paesi del nord Europa, perché propongono cose diverse con stimoli di scrittura differenti tra loro. Bisognerebbe uscire fuori e ascoltare quello che succede musicalmente all’estero e capire quali sono i nuovi messaggi da dare oggi, stando attenti a non realizzare prodotti di consumo immediato. Oggi la discografia è in grossa crisi, si fa fatica ad investire sui giovani perché non c’è un ritorno economico, ma la musica e il talento sono entrambi in splendida forma».

A tal proposito, siete stati reclutati dalla tv nazionale della Repubblica Ceca per selezionare il loro partecipante all’ultima edizione dell’Eurovision Song Contest…

«Siamo stati onorati di aver dato il nostro contributo alla giuria che ha selezionato il rappresentate della Repubblica Ceca che, oltre ad essere arrivato in finale, Mikolas Josef è stato davvero molto bravo. Siamo soddisfatti del risultato e questo è l’esempio di una bella iniziativa che aiuta davvero i giovani, a dispetto dei nostri talent show, auspichiamo un ritorno ai contest veri e propri, alle audizioni limpide e pulite di una volta».

Più che definirla nostalgia, credete che il pubblico abbia fame di un certo tipo di canzoni e di melodia all’italiana?

«Oggi come oggi si fa davvero fatica ad immedesimarsi in una canzone, tutto va talmente veloce che non hai nemmeno il tempo di riconoscere un certo tipo di vocalità e affezionarti a un determinato artista. Ci sono molte somiglianze, sia a livello canoro che di stesura delle canzoni, è tutto molto ingannevole. Le canzoni di una volta ti rimanevano stampate in testa per tutta la vita, in maniera indelebile, comprese tutte quelle dei nostri compagni di avventura. Sono brani che ti porti nel cuore e difficilmente riesci a scordare, perché contengono un messaggio e una certa profondità, anche se alcune possono sembrare apparentemente leggere, come ad esempio “Brutta” di Alessandro Canino».

Che soluzione hanno i Jalisse per rimettere in moto un certo discorso discografico?

«Di pensare più in piccolo e meno in grande. Per l’esperienza che abbiamo, tutte le nostre scelte sono state dettate dall’istinto musicale, mai pensato al marketing o a scelte discografiche fini a se stesse, anche perché gli album oggi non si vendono più, è inutile stare a barcamenarsi in queste dinamiche, la cosa più importante è realizzare un bel prodotto e cercare di portarlo in giro il più possibile, il giudizio finale deve tornare in mano al pubblico, devono essere le persone a scegliere quello che vogliono ascoltare, non chi sta dietro ad una scrivania». 

Come valutate il vostro rapporto con i social network?

«Fortunatamente siamo in due e ci dividiamo con molta tranquillità i ruoli, Fabio gestisce la pagina Facebook e Alessandra l’account Instagram. I social oggi sono fondamentali, da anni noi realizziamo molti dei nostri progetti tramite la piattaforma web, se pensi ad esempio al format radiofonico “Localitour D’Autore”. Ci sono delle opportunità importanti se le sai riconoscere e sfruttare al meglio, come ci sono aspetti negativi e bufale da evitare, un po’ come quando vai al mercatino delle pulci a cercare qualcosina di interessante, puoi trovare la “sola” così come il giubbino di pelle che tanto desideravi».

Per concludere, quale messaggio vorreste trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la vostra musica?

«Un messaggio positivo di serenità, di amicizia, di condivisione, tornare ad apprezzare e ricercare le cose semplici, dare importanza alla partecipazione. Vincere non è tutto nella vita e noi lo abbiamo imparato sulla nostra pelle, dando sfogo alla nostra arte, sempre e comunque, tutte le leggende e le illazioni sul nostro conto lasciano il tempo che trovano, a noi interessa far sapere chi siamo davvero, nel bene e nel male. Con “Ora o mai più” speriamo di essere riusciti a trasmettere al pubblico tutta la nostra passione, con istinto e professionalità».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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