Eurovision Song Contest: protagonisti e canzoni gli ANNI '10

La storia della kermesse canora europea: il ritorno in pompa magna dell’Italia, assoluta protagonista del decennio

Dopo aver ripercorso quanto accaduto negli anni ’50anni ’60anni ’70anni ’80, anni ’90 e anni ’00, prosegue il nostro viaggio nella storia dell’Eurofestival, o come lo conosciamo oggi Eurovision Song Contest. Le prime cinquantaquattro edizioni hanno visto trionfare sette volte l’Irlanda, cinque volte il Regno Unito, la Francia e il Lussemburgo, quattro volte la Svezia e i Paesi Bassi, tre volte la Norvegia e Israele, due volte l’Italia, la Svizzera, la Danimarca e la Spagna, una volta la Germania, l’Austria, la Finlandia, la Jugoslavia, la Serbia, il Principato di Monaco, la Russia, l’Estonia, la Lettonia, l’Ucraina, la Turchia e la Grecia. Il nostro viaggio riprende dagli anni ’10, un decennio che vede tornare in carreggiata il nostro Paese dopo una lunga assenza.

2010: convincere pubblico e giurie

La cinquantacinquesima edizione della kermesse viene ospitata dalla Norvegia, che sceglie Oslo come sede dell’evento. A partire dalla precedente edizione, l’organizzazione ha sperimentato un nuovo mix di votazione, combinando il parere delle giurie con quello del televoto. Sistema confermato che premia a pieni voti la giovane Lena, che riporta il titolo alla Germania a ventotto anni di distanza dalla precedente unica vittoria. La sua “Satellite” è una canzone di successo, trasmessa radiofonicamente in mezza Europa.

2011: bentornata Italia!

L’Eurovision trasloca sulle rive del Reno, nella città tedesca di Düsseldorf. Il concorso è articolato nuovamente in tre serate: due eliminatorie e una finale. A quest’ultima accedono di diritto le Big Four, anzi, le Big Five… grazie al ritorno dell’Italia, grande assente da ben tredici anni. A rappresentarci è il vincitore della categoria Nuove Proposte del Festival di Sanremo, vale a dire Raphael Gualazzi, che propone una versione angloitaliana di “Follia d’amore”, ribattezzata per l’occasione “Madness in love”. Ad aggiudicarsi il titolo è per la prima volta l’Azerbaigian, grazie al duo Ell & Nikki con la ballata “Running scared”.

2012: Svezia piglia tutto

La capitale azera di Baku viene scelta come location della manifestazione, che fa ritorno in un Paese dell’ex repubblica sovietica. Per l’Italia viene scelta internamente Nina Zilli, nona classificata al precedente Festival di Sanremo. Per lei un motivo diverso da quello presentato in Riviera, ovvero “L’amore è femmina (Out of love)”, eseguita per metà in inglese e per metà in italiano. A vincere è per la quinta volta la Svezia con il brano “Euphoria”, interpretato dalla talentuosa Loreen.

2013: la carta Mengoni

La manifestazione torna in Scandinava, questa volta organizzata nella città svedese di Malmö. Per l’Italia viene scelto come rappresentante il vincitore dell’ultimo Sanremo, vale a dire Marco Mengoni, con la stessa canzone del Festival “L’essenziale”. Per lui un non troppo generoso settimo posto. A vincere è stata la Danimarca vicina di casa, che si aggiudica il terzo titolo del suo palmares con il brano “Only teardrops” di Emmelie de Forest.

2014: la drag queen con la barba

A tredici anni dalla precedente ospitata, l’Eurovision torna nella capitale danese di Copenaghen. Per la prima volta si qualificano in finale Montenegro e San Marino, mentre l’Italia accede di diritto in quanto una delle cinque Big Five. Per rappresentare il nostro tricolore viene scelta internamente Emma Marrone, con una delle canzoni forse meno fortunate del suo repertorio, intitolata “La mia città”. Per lei un immeritato ventunesimo posto. Ad aggiudicarsi il titolo è l’Austria, per la seconda volta nella sua storia, con la canzone “Rise like a Phoenix”, interpretata da Conchita Wurst.

2015: Il Volo vola ma non troppo in alto

La sessantesima edizione dell’Eurovision Song Contest ha luogo a Vienna, a quarantotto anni di distanza dall’unica precedente ospitata austriaca. Debutta in gara l’Australia, Paese extraeuropeo che segue da sempre con particolare partecipazione la kermesse. A partire da quest’anno, per l’Italia entra in vigore la regola che porterà il vincitore di Sanremo a rappresentarci automaticamente, salvo rinunce. Non poteva capitare occasione migliore a Piero Barone, Gianluca Ginoble e Ignazio Boschetto, i tre ragazzi de Il Volo già famosi su scala internazionale. La loro “Grande amore” convince ma non vince, aggiudicandosi un ottimo terzo posto. In prima posizione, invece, si afferma per la sesta volta la Svezia con il brano “Heroes” eseguito da Måns Zelmerlöw.

2016: nessuna divisione

A sedici anni dalla precedente ospitata, la kermesse torna nella capitale svedese di Stoccolma. Dopo la rinuncia degli Stadio, per l’Italia prende parte alla competizione Francesca Michielin, seconda classificata dell’ultimo Festival di Sanremo. Il brano non è altro che una versione angloitaliana dello stesso pezzo presentato al Festival, ovvero “Nessun grado di separazione”, ribattezzato “No degree of separation”, ma non va oltre il sedicesimo posto. Ospite della finale è la popstar americana Justin Timberlake. Ad aggiudicarsi il titolo è la cantante ucraina Jamala con la canzone “1944”, che racconta della deportazione tatara di Crimea negli anni successivi alla fine del secondo conflitto mondiale.

2017: namastè alè

La manifestazione ha luogo a Kiev, a dodici anni di distanza dall’unica precedente ospitata ucraina. La Russia non partecipa a causa di una controversia politica con l’ex Paese dell’unione sovietica padrone di casa. Per l’Italia scendono in campo Francesco Gabbani e la sua scimmia ballerina. Nonostante i favorevoli pronostici della vigilia, “Occidentali’s karma” chiuderà la competizione con un amaro sesto posto. Vince per la prima volta il Portogallo con il fado di Salvador Sobral, che agguanta la prima posizione con Amar pelos dois.

2018: tutto va oltre le vostre inutili guerre

La sessantatreesima edizione dell’Eurovision Song Contest va in scena a Lisbona, capitale portoghese. A rappresentare il nostro tricolore ci sono i due cantautori vincitori dell’ultimo Sanremo, ovvero Ermal Meta e Fabrizio Moro, con la stessa canzone che ha trionfato al Festival, la toccante “Non mi avete fatto niente”, cantata rigorosamente in lingua originale. La messa in scena favorisce la comprensione degli altri Paesi grazie ai sottotitoli, la mossa funziona e porta ai due artisti un ottimo quinto posto, nettamente in rimonta rispetto alle previsioni della vigilia. Ad aggiudicarsi il titolo è la cantante israeliana Netta con la canzone “Toy”.

2019: clap clap!

A vent’anni dalla precedente ospitata, la kermesse europea torna nuovamente in Israele, questa volta nella città di Tel Aviv. Ospite della finale è la popstar americana Madonna. L’Italia schiera in campo Mahmood con Soldi, brano con cui ha vinto a sorpresa il Festival di Sanremo. Altrettanto sorprendentemente si classifica al secondo posto, venendo battuto soltanto dal cantautore olandese Duncan Laurence. La sua “Arcade” regala ai Paesi Bassi la quinta vittoria nella storia della manifestazione, a quarantaquattro anni dal precedente ultimo trionfo.

2020: Europe Shine a Light

L’Eurovision Song Contest 2020 sarebbe dovuta essere la 65esima edizione dell’annuale concorso canoro, invece, a causa della pandemia di Covid-19, l’evento è stato cancellato, poi riprogrammato per l’anno seguente. Un caso senza precedenti, al posto della rassegna è andata in scena una serata speciale legata alla manifestazione, dal titolo “Eurovision: Europe Shine a Light”, durante la quale il nostro rappresentante designato, Diodato con Fai rumore, ha dato vita ad una meravigliosa performance all’Arena di Verona, rimasta tutt’ora impressa nella memoria del pubblico eurovisivo. 

2021: Rock ‘N’ Roll Never Dies!

l cielo è azzurro sopra Rotterdam. Il titolo dell’Eurovision Song Contest torna a casa, proprio come Marlena. I Maneskin confermano le aspettative della vigilia, aggiudicandosi il prestigioso microfono di cristallo. Una vittoria che all’Italia mancava da ben trentuno anni, ovvero dall’affermazione di Toto Cutugno del 1990 in quel di Zagabria. Dopo aver sbancato il campionato del Festival di Sanremo, Zitti e buoni conquista il pubblico internazionale, imponendosi come il brano più ascoltato al mondo tra quelli in gara in quell’edizione della kermesse europea.

La loro performance ha messo d’accordo le giurie, ma ha straconvinto al televoto, tra energia e sensualità, trasgressione e comunicabilità. Fame da palcoscenico e sete di successo, la loro consacrazione internazionale passa dal crocevia europeo di Rotterdam. Quattro amici che sono cresciuti suonando insieme, dalle strade di Roma ai sottoscala dei club di periferia, i Maneskin ci hanno rappresentati a modo loro, restituendo un’immagine diversa della nostra arte agli occhi del mondo.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

By Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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