Chrysma: “Tutte le sfumature del Rap nel mio album d’esordio” – INTERVISTA

Una lunga chiacchierata con il giovane rapper parmense che ci racconta il suo primo omonimo progetto discografico.

Anticipato dai singoli “Giganti” e “La prima volta”, arriva in esclusiva su Spotify a partire dal 20 settembre il disco d’esordio del ventunenne Christian Talignani, in arte Chrysma. L’album, che porta il suo nome, sarà disponibile nei negozi e nelle altre piattaforme online a partire dal 29 settembre. 

Chrysma | Tracklist

1. Nella morsa del rap
2. Giganti
3. La prima volta
4. Futuro (feat. Maria Troisi)
5. Merci beaucoup
6. La città
7. Non pensarmi mai più
8. MerryChrysma
9. Da qui
10. Masterap

Ciao Chrysma, partiamo da questo tuo primo omonimo progetto discografico. Da cosa hai tratto principalmente ispirazione?

«Quando scrivo un mio brano prendo sempre ispirazione da tutto ciò che vivo nella quotidianità. Essendo il mio primo progetto discografico, avevo molta paura di risultare scontato nelle tematiche trattate nel mio disco ma ho cercato di essere il più originale e spontaneo possibile. Direi che tutto ciò che ha ispirato il mio album è stato quello che ho trascorso nei miei 21 anni tra esperienze positive e negative: ho cercato di racchiudere tutto quanto in 10 tracce descrivendo a pieno ogni sensazione ed emozione che ho provato. Ho tratto ovviamente ispirazione anche da quello che succede ogni giorno del mondo».

Nella traccia di apertura lanci una sorta di dissing nei confronti dei tuoi colleghi, sostenendo che il rap sia una cultura troppo spesso infangata. In che modo esattamente? 

«Bisogna sapere che nel Rap Game o ci vai a muso duro o ti prendono per un rammollito. Il dissing che ho voluto lanciare nel mio disco è in primis riferito ad un artista che conosco della mia zona che in una canzone si auto identificava come ‘Bad Boys’ ma è anche riferito ad alcuni artisti della mia città che non mi hanno mai dato la giusta considerazione e visto che ho voglia di divertirmi un po’ anche io, ho deciso di mettere un po’ di pepe a questo diverbio che esiste da un po’..».

Discograficamente parlando, il rap è diventato il genere musicale più in voga in Italia. C’è chi lo commercializza e ci preferisce non snaturarlo. Tu da che parte ti schieri?

«Sarà ma io vedo la musica a 360 gradi. Se mi definissero commerciale risponderei che forse non hanno ascoltato bene il mio album. Il rap commerciale e il rap old school sono due cose totalmente diverse, non si toccano neanche un po’. Senza ombra di dubbio se dovessi scegliere di schierarmi ovviamente, mi schiererei verso la nuova scuola dato che io provengo da lì. Ogni artista negli anni matura a seconda delle mode, delle scelte stilistiche che avanzano sia nelle strumentali che in altro, basti pensare che ora la TRAP sta spopolando. Sono felice che il rap in Italia stia sempre di più prendendo piede, ci sono tantissimi artisti rap validissimi che stimo, sia della vecchia guardia che della nuova. Quindi io dico ‘chissenfrega’ se sei trap, se sei hip hop, se sei rap, fai musica e la fai bene? Il tuo brano spacca e mi piace? Mi piace quello che mi stai raccontando e come lo racconti? Allora bene divento automaticamente un tuo fan. Pace».

In “Merci Beaucoup” parli chiaramente di terrorismo e della strage di Parigi. Com’è nato questo brano?

«Partiamo da questo presupposto, non avrei mai pensato di poter trattare un argomento così delicato come la strage di Parigi. C’è voluto molto per dare una forma a questo brano senza entrare nel ridicolo. Inizialmente questo brano era nato diversamente. Però poi ho cercato di parlarne perché mi sentivo toccato da questo tragico evento e ho cercato di  dare il mio punto di vista aggiungendo una vena umoristica a questa situazione il più possibile dando comunque un messaggio di amore e di pace».

L’album è stato anticipato dal singolo “La prima volta”, finalista ad Area Sanremo nel 2016. Che esperienza è stata per te?

«Area Sanremo è stata un esperienza formidabile, dico davvero. Mi sono messo alla prova sotto tutti gli aspetti, ho potuto conoscere un altro viso della discografia italiana. Sono entrato lì dentro con la convinzione che cercassero tutt’altro che un rapper. Ho conosciuto tantissimi artisti, di tanti altri generi musicali e abbiamo scambiato opinioni riguardo al nostro mondo ed è stato interessante. Era la primissima volta che mi mettevo in discussione davanti ad una giuria simile: tutte persone molto rispettate nel ambiente perciò ero ansioso ma ho cercato di fare del mio meglio. La mia soddisfazione me la sono presa già accedendo alla fase finale».

Negli ultimi anni il rap all’Ariston è stato sdoganato da numerosi tuoi colleghi, ti piacerebbe riprovarci e cosa rappresenta per te quel palco?

«Quel palco è sicuramente come arrivare alla vetta più alta, per un artista dev’essere oltre che una soddisfazione personale anche un mega obiettivo da raggiungere e una volta che ci arrivi poi ti tocca dimostrare perché sei arrivato lì e perché ti hanno scelto: insomma devi tirare fuori gli attributi prima che la voce perché palchi del genere sono sempre molto criticati. Sicuramente adesso stiamo uscendo con un album e non abbiamo pensato a Sanremo ma non metto limiti alla provvidenza: magari l’anno prossimo la mia casa discografica Music Ahead mi presenterà direttamente e sarei comunque pronto ad affrontare il palco dell’Ariston».

Facciamo un salto indietro nel tempo, quando e come è nata la tua passione per la musica?

«La mia passione pura per la musica è nata fin da piccino ma ho iniziato ad approfondirla verso i 13 anni. Io sono un amante del cinema e del teatro, ho studiato al liceo d’arte Paolo Toschi di Parma, quindi amo anche recitare. La passione per il cinema non è mai morta, avrei voluto frequentare il DAMS a Bologna ma le cose sono cambiate col il corso del tempo. Ho scelto la strada della musica: da lì tutto si è evoluto e sono arrivato ad essere Chrysma conoscendo il mio produttore Giuliano Boursier. Ho cominciato nel 2011/2012 coi Master Prod il mio vecchio gruppo con Cacu e Hanga, ci siamo introdotti in questo mondo insieme: è stato grazie a loro anche che mi sono avvicinato al rap. Rifacendo un salto indietro nel mio passato prima di essere un artista rap ero un metallaro. Ebbene si ero un fanatico della musica Metal. Sono partito ascoltando Thrash Metal fino ad innamorarmi dei sottogeneri prediligendo il Black e il Death. La mia cultura Metal mi ha permesso di avvicinarmi al Rap in generale sia americano che italiano. Direi quindi che mi sono avvicinato alla musica ad un età giovanissima».

Quali artisti hanno ispirato e accompagnato la tua crescita?

«Allora, partiamo dal presupposto che ho tanti artisti che mi affascinano ma quelli con cui sono cresciuto maggiormente sono stati Fabri Fibra, Noyz Narcos e Truceklan, i Club Dogo ed Emis Killa. Non ho menzionato Fedez perché l’ho ascoltato poco durante la mia adolescenza, ho seguito di più i suoi lavori negli ultimi anni. Questi erano quelli Italiani, se vogliamo parlare di quelli Americani possiamo parlare di N.W.A, Notorious B.I.G, Tupac, 50 Cent, Eminem, Snoop Dogg, Ja Rule, D.M.X, e tanti altri fino a quelli attuali. Uno però fra tutti che mi ha ispirato è Guè Pequeno. Gué è il mio mentore assoluto, lo stimo moltissimo. E’ un artista forte che sa adattarsi a qualsiasi tipo di genere rap, non ne sbaglia mai una quando esce un suo album. E’ di gran lunga una pietra miliare di questo genere».

Tornando al disco, a quale brano ti senti maggiormente legato? Quale credi ti rappresenti maggiormente?

«Partendo dal fatto che sono affezionato a tutti i brani del mio disco perché è il mio disco, le tracce a cui sono maggiormente legato sono ‘Giganti’, ‘La prima volta’ e ‘La città’. Questi tre, per motivi stilistici e a livello personale, sono i brani a cui sono attaccato di più. Sono tutti e tre differenti ma hanno un’anima sola. Se poi vogliamo parlare di quale mi rappresenta di più allora stiamo parlando di ‘Giganti’».

Tra i tanti temi affrontati, ci sono diverse canzoni d’amore. Contrariamente ad altri tuoi colleghi non hai avuto paura a metterti a nudo con un sentimento così intimo e personale?

«L’amore è una tematica che adoro trattare, perché mi piace descriverla in milioni di modi diversi. Non mi sono assolutamente vergognato di parlare di questo perché è un tema ricorrente che arriva a tutti, anche a quelli col cuore ghiacciato e sentimenti congelati. Non ci dovrebbe essere vergogna nel parlare d’amore: è una bella tematica che nel mio disco ho voluto far prevalere rispetto ad altre. Non bisogna avere paura di mettere a nudo i propri sentimenti. La musica è il primo strumento che da voce all’amore, all’odio, all’indifferenza e a tutto il resto ed io non mi vergogno di usarla come strumento per fare ciò».

Giochi molto con l’ironia in pezzi come “Marry Chrysma” e “MasterRap”, trovi che l’umorismo sia un’altra chiave di lettura per esprimere in musica concetti interessanti?

«Assolutamente sì, senza l’umorismo sai che ‘palle’? Io mi reputo una persona molto scherzosa e divertente. Avevo riservato un pò di ironia per il mio album e l’ho inserita in questi due brani cercando di rispecchiare a pieno Chrysma e spero vivamente che anche i miei fans possano divertirsi ascoltandoli. Mi sono ispirato a due cose completamente differenti, ma trovo che si possano esprimere molti concetti interessanti anche essendo un po’ spiritosi e ironici».

Quali sono i tuoi progetti per il futuro e/o sogni nel cassetto?

«I miei progetti futuri sono senz’altro quelli di rafforzare il mio nome e la mia carriera artistica, per ora sto lavorando a testi nuovi per un mio prossimo progetto, ma aspetto di vedere cosa ne diventerà quello attuale. Si sa che il primo progetto discografico è sempre un punto interrogativo. In tal caso sono felicissimo di quello che ho realizzato col team di Music Ahead e il mio fantastico manager e produttore Giuliano Boursier. I miei programmi sono quelli di riuscire a vivere di musica umilmente giorno dopo giorno. Sono una persona testarda e cercherò di trovare un modo per raggiungere i miei obiettivi perchè la musica è la mia vita, il palco è la mia cura e lo studio di registrazione è il mio Xanax».

Alla luce di tutto quello che ci siamo detti, per concludere, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«Vorrei che il pubblico soprattutto apprezzasse la mia scelta di presentare un album con molte sfumature del Rap, sperando di accontentare gli amanti come me del genere nelle sue varie facce e forme; spero che mi conoscano attraverso le mie canzoni e che ogni canzone possa dar loro un emozione diversa magari dalle mie ma pur sempre forti. E in ultimo che possa lasciare un segno, un messaggio importante tanto da farli diventare miei fans e li ringrazio fin da adesso».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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