“Imparare ad amarsi” secondo Bungaro e Pacifico – INTERVISTA

A tu per tu con i due cantautori che accompagneranno sul palco dell’Ariston l’atteso ritorno di Ornella Vanoni

vanoni-bungaro-pacificoSono l’unico trio in gara al Festival di Sanremo 2018: Ornella Vanoni, Bungaro e Pacifico, tre artisti che non hanno certo bisogno di presentazioni. “Imparare ad amarsi” è il brano che porteranno sul palco dell’Ariston e che sigilla la loro amicizia, prima che il prestigioso sodalizio musicale. Una grande interprete che ha sempre dato voce ad alcuni degli autori più importanti della scena musicale nazionale e che, in questa occasione, ha deciso di rendere loro merito portandoli con sé in questa nuova avventura.

Ciao Tony, ciao Gino. Com’è nata l’idea di questo brano?

Bungaro: «Ho composto in prima persona questo pezzo e l’ho presentato al direttore artistico che lo ha apprezzato chiedendomi se fossi stato disposto a condividerlo con qualcun altro.  Quando mi hanno fatto il nome di Ornella ho accettato senza pensarci due volte, ci siamo confrontati e a abbiamo pensato di coinvolgere Gino».

Pacifico: «Non c’ho pensato due volte, con Tony abbiamo cercato di riscrivere il testo incentrando ogni singola parola su Ornella, per realizzare minuziosamente una canzone su misura per lei».

Quanto vi sentite condizionati dal contesto mediatico?

Bungaro: «Trovo che il Festival diventi pericoloso se non hai niente da dire, in questo caso abbiamo un messaggio importante, oltre che il privilegio di avere con noi un’artista come Ornella Vanoni che di cose ne ha viste, ne ha vissute e ne continua a viverne. Questo è il bello, perché siamo in buona compagnia».

Pacifico: «Il contesto mediatico è un po’ come un tornado, ti passa intorno e ti prende senza che tu possa a volte farci niente. Poi c’è anche chi ci sguazza all’interno di questo mondo e da di tutto per apparire. Tutto quello che c’è intorno al Festival può essere stressante se vissuto con lo spirito sbagliato. Ad esempio, le persone che ti chiedono le fotografie o gli autografi, se non ci fossero sarebbe un problema, perché bene o male questo è mestiere che ha bisogno di un minimo di esposizione, poi come tutte le cose andrebbe moderata».

Portare in gara un brano d’amore, una scelta coraggiosa??

Pacifico: «L’amore fa parte del nostro DNA musicale, non solo per noi italiani. Poi è ovvio che ci siano al Festival delle quote di canzoni che parlano di altro, ad esempio quest’anno Ermal Meta e Fabrizio Moro, ma non solo. La nostra è una canzone sui sentimenti, più che sull’amore, non parla di una storia di coppia, ma riflette sul rapporto con se stessi, sul perdono, il tutto impreziosito dalla grande autorevolezza che Ornella ha saputo dare al brano. C’è una grande serenità, una luce frutto della luce che Tony ha saputo realizzare inizialmente in quel di Napoli».

Ah, il brano è stato concepito a Napoli?

Bungaro: «Si, in compagnia di Cesare Chiodo ed Antonio Fresa, con cui collaboro abitualmente da tempo. Tutto è partito da questa frase importante “Bisogna imparare ad amarsi”, parla della voglia e del coraggio di essere sempre felici, cosa molto difficile, soprattutto nei momenti più complicati della nostra vita».

Infatti, il testo affronta la tematica dei sentimenti in maniera per niente banale…

Bungaro: «E’ proprio quello che abbiamo voluto fare con Gino, costruire intorno ad Ornella un brano che affronti l’amore in maniera totale, trovo che alla fine sia amare se stessi la cosa più bella, perché solo in questo modo si può dare del proprio meglio agli altri».

Tony, per la kermesse hai scritto diverse canzoni, le prime che mi vengono in mente sono “Senza confini” e “Lividi e fiori”, ma ce ne sono tante altre. A parte l’evidente esposizione, quali credi siano le maggiori differenze da partecipare come autore o come cantante?

Bungaro: «Beh, credo non ci siano più differenze, questo trio ha sdoganato un po’ questo tipo di preconcetto. Trovo eccitante l’idea di stare dietro alla quinte, preparare un progetto, mentre oggi con ‘Imparare ad amarsi’ salgono sul palco un po’ entrambi i ruoli, l’autore e l’interprete».

Mentre tu Gino quest’anno hai ben tre pezzi firmati da te: “Imparare ad amarsi”, “Il segreto del tempo” presentato dalla coppia Facchinetti-Fogli e “Il coraggio di ogni giorno” di Enzo Avitabile e Peppe Servillo. E’ stato un caso?

Pacifico: «Sicuramente, se vuoi la più imprevedibile è proprio questa partecipazione con Tony ed Ornella, che non era stata programmata ma è frutto di una recente intuizione del produttore Mario Lavezzi. Nel caso del brano di Roby Facchinetti e Riccardo Fogli, invece, tutto è nato qualche mese fa come anche l’incontro artistico con Enzo Avitabile. Mi è capitato di scrivere tre canzoni per progetti differenti e che tutte e tre venissero apprezzate dalla commissione artistica: può capitare a noi autori, a seconda di come partono le correnti creative. Essere sul palco in questa situazione, era la cosa meno prevista di quelle che sono successe».

Come ti hanno convinto?

Pacifico: <<Ma no figurati, non c’è stato bisogno di convincermi. Mi hanno invitato e io ho accettato con entusiasmo questa avventura, mi affascinava l’idea di portare in gara un brano particolare, con una struttura simile ad un duetto impreziosito dalla presenza di  Ornella e da Tony che è riuscito a reggere il suo canto, impresa per nulla semplice».

In definitiva, quale messaggio volete lanciare dal palco dell’Ariston a tutti coloro che ascolteranno la vostra canzone?

Insieme: «Un messaggio positivo e, soprattutto, molto credibile. Per noi è un onore cantare al fianco di un’artista con una così grande esperienza, al punto da meritare di ricevere una canzone cucita su misura per lei».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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