Luca Barbarossa: “Al Festival porto l’intimità della mia Roma” – Video conferenza

L’artista romano, in gara con “Passame er sale”, racconta questa sua nona partecipazione sanremese

«Il nostro Paese è straordinario e il patrimonio di Roma è di tutti, come Venezia, Firenze e via dicendo. Molti pensato che il dialetto sia un linguaggio limitato, io credo che sia un modo di esprimersi intimo e familiare, nel mio disco sono presenti canzoni di pancia, nate in maniera spontanea, quasi da sole», con questa parole Luca Barbarossa si presenta in conferenza stampa all’indomani del suo ritorno sul palco dell’Ariston con “Passame er sale”.

Nel disco “Romaèdetutti”, in uscita il prossimo 9 febbraio, sono presenti due duetti con Fiorella Mannoia e Mannarino: «Sono due talenti romani straordinari, oltre che due amici. Alessandro ha sdoganato la lingua romana negli ultimi mani, senza alcun tipo di nostalgismo ma attualizzando questo tipo di linguaggio alla quotidianità dei nostri giorni. E’ il dialetto ad aver scelto me, non il contrario. Ho avvertito l’esigenza di esprimermi in questo modo, che poi è un’inflessione, un accento, un modo di essere».

A chi lo definisce il degno erede di Lando Fiorini, risponde: «Ne sarei onorato, ma le nostre sono due strade diverse, lui e Gabriella Ferri sono il simbolo della canzone romana, io nella mia vita ho fatto altro e con umiltà canto i miei pezzi in romano, è diverso e nutro un grandissimo rispetto per i mastri che da sempre rendono omaggio a quello che è un vero e proprio filone musicale molto popolare e amato da tutti». 

Un brano che parla d’amore e che è dedicato a sua moglie: «Negli anni ho portato al Festival due canzoni dedicate alle persone più importante della mia vita: mia mamma nel ’92 con “Portami a ballare” che mi ha regalato la vita e la mia compagna di vita che di vite me ne ha regalate quattro, ovvero i nostri splendidi figli». 

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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