Rosmy, la musica e il segreto per non vivere “Inutilmente” – INTERVISTA

Da venerdì 18 maggio entra in rotazione radiofonica il nuovo singolo della cantautrice lucana

Rosmy InutilmenteIl preoccupante fenomeno del “ghosting” affrontato con delicatezza dalla penna e dalla voce di Rosamaria Tempone, in arte Rosmy, vincitrice del Premio Mia Martini 2016 per le Nuove Proposte per l’Europa. Il brano, intitolato “Inutilmente”, è stato composto a quattro mani con la collaborazione di Ciro Scognamiglio e anticipa l’uscita del primo album di inediti dell’artista lucana.

Ciao Rosmy, partiamo dal tuo nuovo singolo “Inutilmente”, come nato e cosa rappresenta per te?                                                                                                                     

«“Inutilmente” per me è una riflessione interiore che alterna dubbi e domande per cercare una via d’uscita e non restare nel limbo e alla ricerca continua di quelle motivazioni che non riesci ad appagare e che ti fanno quindi, vivere inutilmente e senza un perché».

Un brano che parla della mancanza di confronto che s’insidia, sempre troppo più spesso, nella nostra società. Viviamo in un’epoca in cui, forse, la troppa comunicazione ne ci ha impauriti?

«Il vero significato del brano è “io non voglio vivere inutilmente” un controsenso per reagire a questo disagio, ormai sempre più diffuso nella società di oggi, il cosiddetto “ghosting”. Tutto può finire, l’importate è assumersi le proprie responsabilità, e ovviamente accettare il confronto, e non lasciare un vuoto improvviso, ma oggi, purtroppo è più facile “sparire” che dare spiegazioni, e tutto ciò, crea un profondo trauma nella nostra società».

Un messaggio raccontato anche attraverso le immagini del videoclip?

«Il videoclip deve raccontare ciò che il messaggio del brano vuole evidenziare. Le immagini del brano “inutilmente” girate tra Pietra Ligure e Bellano, in particolare con un drone, vogliono trasferire lo sguardo di un “occhio” lontano, che vede, percepisce il senso di solitudine e di vuoto che può avvertire un naufrago, su un’isola in mezzo al mare, confortato solo dalle note di un pianoforte e dal ritmo delle onde».

Se la canzone rappresenta un tuo viaggio interiore, esteriormente non scherzi. Infatti, ti definisci cittadina del mondo, raccontaci un po’ la tua storia…

«Sono molto legata alle mie origini e guardando nel mio passato potrei essere, come fai notare anche tu una “figlia del mondo”: nata a Zurigo, di madre Toscana e padre Lucano, vissuta sin da piccola in Basilicata poi a Roma per il teatro e ora vivo a Milano, inoltre nel fare ricerche personali sui miei avi ho scoperto che erano musicisti girovaghi che suonavano l’arpa e il violino al Metropolitan di New York, a Parigi e in diversi centri di musica Internazionale, forse questo spiega perché mi trovo bene ovunque io vada l’importante che ci sia la musica». 

Quando e come è nata la tua passione per la musica?

«Sono cresciuta in una famiglia di musicisti da mio padre ai miei fratelli con cui abbiamo creato un gruppo “The music Family” dei Fratelli Tempone, unendo le nostre passioni. Non potevo non amare la musica che vivo quotidianamente da quando sono nata. Ad un certo punto dopo diverse esperienze tra teatro e musica ho capito che dovevo far nascere un mio prodotto, che fosse mio e che potesse esprimere quella che sono e che sento. Da qui nasce e si concretizza, quindi, il mio desiderio di scrivere e diventare una cantautrice e vivere quell’emozione che si percorre in quei momenti, dalla nascita di un testo alla musicalità che pian piano prende forma». 

Quali ascolti musicali hanno ispirato e accompagnato la tua crescita?

«Come ho detto prima, amo sin da piccola la musica e a 360 gradi perché amo ascoltarla tutta e in tutte le sue sfaccettature, dai grandi cantautori italiani al rock. Da piccola ascoltavo molto anche Elisa, The Corrs, Alanis Morisette, quel pop anche un po’ folk, con un’attenzione alla musicalità particolare che prevede anche strumenti nuovi, ricercati e poi amo le vocalità libere, pulite, ma con modulazioni molto particolari». 

Nel 2016 hai vinto il premio Mia Martini tra le “Nuove proposte per l’Europa”. Al di là del prestigioso riconoscimento, cosa porti con te di quell’esperienza?

«Vincere un premio con un nome importante, il Premio Mia Martini è stata un’emozione grande, che non riesco neppure a descrivere, una soddisfazione enorme che si è rivelata anche un grande impegno personale, oltre che una bella possibilità di essere qualitativamente presente nella musica italiana». 

Con quale spirito ti affacci all’attuale scenario discografico?

«Nella musica non deve mai mancare quell’energia e quell’emozione giusta che ti porta a raccontare la vita e ciò che ognuno di noi vive, e magari poter essere un conforto, un aiuto, o semplicemente un’emozione ma soprattutto non deve mai mancare la verità».

Rosmy

Qual è il tuo personale rapporto con i social network?

«Oggi non “Essere social” vuol dire essere fuori dal mondo. E io amo vivere la realtà ed esserci. Bisogna stare attenti ad adottare la giusta modalità ed utilizzo. Credo che la tecnologia abbia cambiato profondamente la cultura della società stessa, in maniera molto veloce ma spesso si riduce alla superficialità e a dare tutto per scontato, tanto che “bloccare” sembra molto più facile che dare spiegazioni».

Pensi che l’avvento del web abbia portato più vantaggi o svantaggi alla musica?

«Sicuramente oggi la musica è più libera e lo stesso YouTube da la possibilità di potersi esprimere con il mondo musica in maniera veloce e anche attraverso i videoclip, in una società sempre più influenzata dall’immagine. Ma se penso che in principio c’era il vinile poi le musicassette con nastro magnetico, seguite, infine, dai CD, posso dire che oggi la musica viaggia in forma dematerializzata. Grazie allo streaming musicale si può accedere a una libreria di tracce audio infinita, consultabile da qualunque luogo e con qualsiasi dispositivo. Cambia radicalmente, dunque, il modo in cui la musica viene consumata e concepita. La musica non è più acquistata e posseduta, ma semplicemente affittata, il pagamento dell’abbonamento dà modo di accedere a una discografia solo per un periodo limitato nel tempo ma pur avendo tutta la musica che si vuole a portata di dito, si avrà sicuramente un rapporto più impersonale e meno diretto con essa».

Quali sono i tuoi prossimi progetti in cantiere e/o sogni nel cassetto?

«Promuovere il più possibile questo singolo a cui tengo moltissimo, in attesa del mio album di prossima uscita». 

Alla luce di tutto quello che ci siamo detti, per concludere, quale messaggio vorresti trasmettere al pubblico, oggi, attraverso la tua musica?

«A chi sta leggendo vorrei raccomandare di vivere positivamente, avendo sempre un motivo per farlo e se doveste mai incontrare anche voi un “Ghost” non lasciatevi annullare e ricordate a voi stessi “Io non voglio vivere inutilmente”».

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Nico Donvito

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