Sanremo 2018: le pagelle della terza serata del Festival - Recensiamo Musica

Sanremo 2018: le pagelle della terza serata del Festival

Tutti i voti alle canzoni della terza serata della kermesse

GIOVANI:

  • MUDIMBI – IL MAGO

Allegro, spensierato, ironico e trascinante con la sua Il mago Mudimbi si lascia andare in un interessante e s-coreografato balletto che da il giusto supporto ad un brano perfetto per farsi canticchiare e ballare. In radio andrà alla grande grazie alla sua contemporainetà e alla bellissima voce profonda del giovane di origini francesi. Attenzione al potenziale tormentone radiofonico e, forse, festivaliero. Si candida prepotentemente per la vittoria finale. VOTO: 7+

  • EVA – COSA TI SALVERA’

Sanremese, intensa e struggente la bellissima ballata di Eva è quello che l’Ariston da sempre ama e adora sopra ogni altra cosa. Arrangiamento pop, voce delicata rotta dal timbro graffiato perfetto per raccontare i “tagli da cucire” di cui la canzone vuole raccontare per dar spazio agli amori difficili e tormentati. Una ragazza apparentemente forte e rock canta con grazia e leggerezza la difficoltà dell’amore creando una bella dicotomia. Tradizionale. VOTO: 7.5

  • ULTIMO – IL BALLO DELLE INCERTEZZE

Il più fruibile dal mercato e, indubbiamente, la proposta più bella e contemporanea tra quelle di quest’anno. La vittoria è a portata di mano e potrebbe essere il passo giusto per confermare quanto fatto di buono finora e quanto di bello potrebbe accadere da domani. Pop e rap uniti con intelligenza e capacità anche canora, arrangiamento orchestrale e interpretazione sentita rendono Ultimo il candidato perfetto per alzare il leoncino di questa sera. VOTO: 8

  • LEONARDO MONTEIRO – BIANCA

Il più melodico della serata e del quartetto delle Nuove Proposte. Canta bene e si destreggia con saggezza tra le note basse dell’apertura per poi lasciarsi andare ad un inciso orecchiabile ma la sua Bianca regala ben pochi sussulti emotivi. Carina, ascoltabile ma niente di più, purtroppo. Innocente. VOTO: 5

BIG:

  • GIOVANNI CACCAMO – ETERNO

Più preciso dal punto di vista tecnico e più soave e delicato nell’interpretazione rispetto alla prima serata. La sua Eterno è indubbiamente una bellissima canzone d’amore ma, il problema vero, rimane il fatto che Giovanni è un autore non un interprete. Fa ciò che puoi, si destreggia e tenta di richiamare modelli di riferimento non esattamente alla sua portata vocale. Un bel brano per un interprete traballante. VOTO: 6.5

  • LO STATO SOCIALE – UNA VITA IN VACANZA

Acquistano di volta in volta sempre più credito e si candidano prepotentemente perlomeno al podio. Il pubblico dell’Ariston tiene addirittura il tempo con le mani durante tutta l’esibizione il che sa quasi dell’incredibile. Trascinante, coinvolgente e canticchiabile all’istante. Un testo interessante, sociale e non poi così scontato nel suo messaggio finale che si concede anche il lusso di una parolaccia nell’inciso. Peccato che il cantato non sia poi così preciso nell’intonazione. VOTO: 7.5

  • LUCA BARBAROSSA – PASSAME ER SALE

La sua è una poesia tutta sua, teatrale e coinvolgente per chi la può capire, difficile, però, la possa capire l’Italia intera. Barbarossa ha fatto, scritto e cantato di meglio e per la sua dedica a Roma ci si sarebbe potuto aspettare un’aurea più spensierata piuttosto che questa cupa e triste malinconia musicale e sinfonica. Occasione sprecata per rilanciare la carriera di un bravo cantautore. VOTO: 5

  • ENZO AVITABILE E PEPPE SERVILLO – IL CORAGGIO DI OGNI GIORNO

Al Maestro Enzo Avitabile andrebbe consegnato il premio per l’interpretazione ed il trasporto durante l’esibizione: è lui l’artista che tra tutti crede maggiormente nel proprio pezzo, nel proprio messaggio e nel proprio ruolo sociale e non solo artistico. La fusione con Peppe Servillo aggiunge poco per una canzone che già così sarebbe stata interessante e lodevole. Certo, non è di certo la canzone giusta per la vittoria ma un piccolo gioiellino per gli amanti del caso. VOTO: 7-

  • MAX GAZZE’ – LA LEGGENDA DI CRISTALDA E PIZZOMUNNO

Mi spiace non riuscire a capire questo nuovo mondo favoleggiante e sognante del sempre geniale Max Gazzè ma questa volta, purtroppo, davvero non mi è possibile accedere al suo intento. Troppo eterea, elevata e distante dal Gazzè che negli ultimi anni avevamo riscoperto grazie ai continui tormentoni radiofonici. Si sarebbe potuto inserirla in un album ma renderla un singolo e portarla a Sanremo mi sa di troppo. Sempre se l’obiettivo fosse far bene nel mercato, sia chiaro. Ma lui dice che non gli interessa, per cui… VOTO: 6

  • ROBY FACCHINETTI E RICCARDO FOGLI – IL SEGRETO DEL TEMPO

La peggior esibizione della serata è proprio quella dei due ex-Pooh che accentuano più del dovuto il loro tradizionale cantato con quei continui “oh” finali “alla Facchinetti”. Alla fine, poi, l’Italia intera ha temuto di assistere in diretta alla vera e propria fine dei Pooh con la voce di Roby che si spezza improvvisamente facendo sbarrare gli occhi a chiunque. Mai successo in 50 di storia. Siamo davvero alla fine. VOTO: 4

  • ERMAL META E FABRIZIO MORO – NON MI AVETE FATTO NIENTE

Erano i super-favoriti della partita, poi lo scandalo e, alla fine, l’assoluzione dal un processo più sanguinoso che mai. Tornano sul palco dell’Ariston a cantare quella che è la loro “nuova” canzone e lo fanno in modo molto più deciso e incazzato rispetto alla prima serata. Moro tira fuori un timbro graffiatissimo che nobilita la sua resa interpretativa che lo esalta rispetto ad un più scolastico e pulito Meta. Alla fine la loro rimane la canzone con il testo più bello e l’Ariston applaude. Si rimettono in corsa. VOTO: 8

  • NOEMI – NON SMETTERE MAI DI CERCARMI

La leonessa si presenta sul palco focosa e ricca di una estrema ilarità malgrado lo sfiorato incidente mediatico. Finisce ingiustamente nella zona rossa della classifica per volere della stampa ma il suo pezzo rimane tra quelli più immediati, radiofonici e saggiamente a metà strada tra l’ambito musicale sanremese e la contemporaneità musicale. Noemi evoca Vasco nella sua resa vocale sempre intrisa di quel bellissimo e unico timbro graffiato e quei gorgheggi sporchi che riportano alle sue origini. La migliore Noemi degli ultimi anni. VOTO: 7.5

  • THE KOLORS – FRIDA (MAI, MAI, MAI)

A loro va il titolo per il brano più radiofonico della kermesse e per la “figaggine” dell’anno grazie al famosissimo ciuffo di Stash. Il brano è quello che è ma sfido qualcuno di voi a non canticchiarlo con tutti quei “mai, mai, mai”. L’arrangiamento è la cosa migliore del brano con una bellissima parte ritmica e un assolo di chitarra elettrica sul finale perfetta per movimentare un pezzo che ha proprio di essere spettinato. Stash, poi, ci mette una voce graffiata e urlata sul finale e la resa è ben più interessante della prima prova. VOTO: 7

  • MARIO BIONDI – RIVEDERTI

La voce di Mario Biondi non la scopriamo di certo oggi, a Sanremo, con questa canzone ma è impossibile non rimanerne impressionati, prepotentemente eccitati e dipendenti. Il problema risulta essere la canzone, troppo lenta e imbavagliata in un vestito troppo classico, orchestrale e tradizionale che non permette al gigante siciliano di liberarsi delle proprie catene per dar sfoggio alle sue abilità migliori. Piacevole ma non quanto Mario meriterebbe. VOTO: 6/7

The following two tabs change content below.

Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Ilario Luisetto

Direttore di "Recensiamo Musica" e suo fondatore dal 2012. Sanremo ed il pop (esclusivamente ed orgogliosamente italiano) sono casa mia. Mia Martini è nel mio cuore sopra ogni altra/o ma sono alla costante ricerca di nuove grandi voci che possano accompagnarmi.

Loading Facebook Comments ...

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *