Fabrizio Moro melodia di giugno

Recensione del “nuovo” singolo radiofonico di Fabrizio Moro

Si intitola “Melodia di giugno” il nuovo singolo estratto da “Canzoni d’ amore nascoste” (qui per il link alla nostra recensione), l’ultimo progetto discografico che Fabrizio Moro ha ideato per reinterpretare  le sue canzoni d’amore meno conosciute al grande pubblico (oltre che due inediti nuovi di zecca). Come egli stesso ha dichiarato, nell’ album ci “sono le mie storie più importanti, quelle che sono rimaste irrisolte e quelle da cui sono nati i miei figli. Ci sono le storie che mi hanno fatto male e quelle che mi hanno migliorato come uomo”.

Melodia di giugno” era già stata pubblicata nel 2009 all’interno dell’album “Barabba” e viene oggi riproposta in una nuova veste musicale e, soprattutto, con la voce di un artista che, undici anni dopo, ha tanta vita in più da raccontare.

Fabrizio Moro 2020

Il brano inizia con un pianoforte malinconico e struggente. Al centro c’è un momento di fragilità e la ricerca della felicità, dell’ amore, di tutte le cose che ci sono sfuggite via dalle mani ma che per sempre resteranno nel nostro cuore. “Per un momento ricordami o giù di lì” è una di quelle frasi fatte per essere scritte sui muri di una scuola o sulla panchina di un parco. Sono parole giuste, scritte e cantate nel momento giusto. A fare la differenza è, infatti, il modo in cui queste parole vengono cantate. La rabbia emozionata di Fabrizio Moro fanno di lui ancora una volta uno dei pochi a saper accarezzare con uno schiaffo. Parole, le sue, come sempre forti, piene di amore e, allo stesso tempo, di grande trasporto emotivo.

Una storia d’amore finisce come passano i giorni di giugno, portando via con sé tutte le promesse ed ogni aspettativa della bella stagione ancora alle porte. In una notte d’estate si perde tutto per ritornare al “tutto” e svelare la più importante delle verità: “non ho che te“.

La costruzione armonica, seppure perfettamente in linea con lo stile compositivo del Moro degli anni 2000, qui regala la sorpresa di un inciso per nulla scontato, fatto di tensione emotiva e di un climax armonico che arrivano ad una modulazione armonica alquanto inaspettata: il Re come settimo grado di Mi o come ritorno al Sol Maggiore. L’equilibrio viene infatti presto ristabilito, ritornando, pacificamente alla tonalità di partenza sulle note che sanciscono il finale del brano.

La struttura compositiva in sé rispetta poco le regole di una canzone “pop” (soprattutto quelle di undici anni fa). Manca, infatti,  la seconda strofa: dal primo ritornello andiamo direttamente all’ultimo ritornello e, forse, può essere stato questo il motivo per il quale “Melodia di giugno” non ebbe discograficamente il giusto spazio in passato, appunto perchè poco conforme ad una forma-canzone tradizionalmente intesa. Non dimentichiamo che solo da pochi anni l’indie in Italia è entrato nel main stream rivoluzionandone logiche e schemi prefissati.

Quello che risalta alle orecchie è l’attualità di una melodia composta undici anni fa, segno che le belle canzoni sono fatte davvero per durare in eterno. In questa nuova reinterpretazione ascoltiamo un Fabrizio Moro più sicuro di quello che dice, meno intimo e irremovibile sull’avevo ragione io. Come quando ci si guarda indietro, o si sfoglia un album di vecchie foto, ricordando le paure di un tempo e pensando “se tornassi indietro urlerei più forte“, così questa nuova interpretazione vocale del cantante arriva alle nostre orecchie.

Questa “Melodia di giugno” si può dunque includere, indubbiamente, tra le più belle canzoni d’amore di Fabrizio Moro, oggi ancora più intensa di allora. E’ proprio il caso di dire che gli amori, proprio come le canzoni, fanno viaggi immensi e poi tornano a casa.

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Melodia di giugno | Testo

Guardami, adesso sono fragile
E non trovo la ragione per comprendere
Che la felicità non è distante quanto sembra
In certi attimi che passano da qui
Immagino che tu
Sappia comprendermi
Le cose che vanno non torneranno mai
Tra quelle che hai perso, qualcosa troverai
Per un momento ricordami
O giù di lì, o giù di lì
I giorni di giugno, ora passano, ora passano così, na, na, na-na, na
Le tracce di una storia, i ricordi delle tue inquietudini
E le promesse fatte contro tutte quante le abitudini
E poi capire che
Non ho che te
Non ho che te
La, la-la-la, la-la-la, la-la-la
La, la-la-la, la-la-la
I giorni di giugno, ora passano, ora passano così
Le tracce di una storia, i ricordi delle tue inquietudini
E le promesse fatte contro tutte quante le abitudini
E poi capire che
Non ho che te
Non ho che te
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Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

By Alberto Guarrasi

Sono stato educato alla musica classica come unica strada. Crescendo ho scoperto incroci, rotatorie e segnali stradali e ho deciso di scoprire tutte le alternative. Nella musica ho fatto un po’ di tutto: violinista classico, cantante e performer di teatro, cantautore, direttore artistico e insegnante di canto e cultura musicale, mi è servito a sviluppare un occhio critico nei confronti di ciò che ascolto in Radio e guardo in Tv. Sapevo già scrivere ma fare animazione mi ha insegnato a parlare senza troppi freni. È sempre meglio camminare a piedi, serve meglio ad osservare tutti i dettagli dei paesaggi che si incontrano.

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