Micol Barsanti: “Vi racconto come è fatta la vita” – INTERVISTA

Intervista all’interessante artista di La vita è fatta così

Oggi su Recensiamo Musica spazio all’intervista a Micol Barsanti, artista emergente nel panorama della musica italiana. Ha partecipato ad un corso nel Cet di Mogol, aperto diversi concerti per artisti del calibro di Mario Venuti, Malika Ayane e Lorenzo Jovanotti. È proprio Jovanotti che ne nota le qualità e che produce nel 2007 con l’etichetta soleluna il suo album d’esordio: “La chiave del sole”. Da allora un percorso ad ostacoli ha allungato l’attesa per l’uscita di un suo secondo album. A fine 2015 intraprende la propria campagna crowdfunding su Musicraiser raggiunta con successo per poter produrre il suo nuovo album.

La vita è fatta così”, che in qualche modo racconta questo percorso, dà il titolo a questo lavoro discografico, uscito il 22 giugno scorso.

Ciao Micol, intanto benvenuta su Recensiamo Musica, La vita è fatta così” è la traccia che chiude l’album e quella che dà il titolo a tutto il lavoro. A quale conclusione sei arrivata? Com’è fatta la vita?

<<Beh, dire di essere arrivata ad una conclusione sarebbe un po’ supponente da parte mia. Posso dire che nella mia vita non ho mai smesso di sognare – pur facendo costantemente i conti con la quotidianità – né di lottare per raggiungere i miei obiettivi. La vita è preziosa ed unica e con il passare degli anni ho imparato a dare importanza e attenzione alle persone che mi circondano e che mi vogliono bene, dando il giusto valore anche al tempo condiviso. Il tempo vola quando la vita si riempie di esperienze e la cosa migliore che si possa fare è cercare di godersela in ogni singolo attimo, senza dare mai nulla e nessuno per scontato. Come dico in “Emozione Semplice”, una canzone di questo album scritta per mio nipote Edoardo: “…rallentare accelerare, scegli sempre con chi stare, dovrai fare e poi disfare, ma non scordarti di azzardare…”>>.

Che musica ascolti? Ricordo una tua versione di “Veramente“, brano di Mario Venuti di qualche anno fa… di quale musica italiana ti nutri?

<<Ascolto tantissima musica e artisti di generi e stili diversi. Una cultura musicale che definirei con l’immagine di Arlecchino, per darvi un’idea. Adoro Mario Venuti sia dal punto di vista artistico che umano. Ho avuto la fortuna di frequentarlo e conoscerlo più da vicino quando ho aperto i suoi concerti nell’estate 2007 e posso dire che è una persona davvero straordinaria. A mio avviso, “Veramente” è un brano davvero molto bello che ho cercato di “far mio” personalizzandolo con la mia interpretazione. Ascolto Pino Daniele da quando sono ragazzina (e continuo ad ascoltarlo), così come Lucio Battisti, Fabri Fibra, Ornella Vanoni, Luigi Tenco, Jovanotti, Tiromancino, Bruno Lauzi, Levante, Riccardo Sinigallia, Daniele Silvestri, Stadio, Dalla, Celentano, Edoardo  Bennato, Alex Britti, Nada, Venditti, Luca Carboni, Gino Paoli, Fiorella Mannoia, Ivano Fossati, Loredana Bertè…vado avanti?! (ride, nda)>>.

Citi, tra i tanti Jovanotti, con lui c’è stato un sodalizio speciale, alla sua etichetta dobbiamo il tuo primo album “La chiave del sole”, una soglia importante per il tuo modo di suonare, per il modo pulito di cantare. Cosa ci racconti di quella collaborazione?

<<Jovanotti per me è stato un grande maestro, a cui sono ancora molto legata. Da Lorenzo ho imparato la cura e la devozione, virtù che mette nel fare i suoi album in studio, dalla scelta delle parole a quella del ritmo e del sound>>.

Nel tuo nuovo lavoro discografico ci sono diverse anime, quella pop, quella più intima, ma anche quella ribelle più rock… quale ti rappresenta di più?

<<Ognuna di queste anime mi rappresenta. Per citare una battuta del mio amato Carlo Verdone nel film Bianco Rosso e Verdone : “Sta mano pò esse’ fero e pò esse’ piuma: oggi è stata ‘na piuma “(Mario Brega). A volte mi sento più ribelle, a volte mi sento più intima…altre più pop… (ride, nda)>>.

Molti artisti oggi per farsi notare partecipano ai vari talent che offrono i gruppi editoriali più importanti, Sky con X Factor, Mediaset con Amici e la Rai, a fasi altrene, negli ultimi anni, con The Voice. Come consideri questo modo di fare musica? Non mi risulta infatti tu abbia mai provato questa strada… 

<<Lo considero un modo molto moderno di fare musica. Di sicuro questi sono i canali migliori che oggi hanno i giovani per farsi notare. Per fortuna o purtroppo io appartengo ad un’altra generazione – classe 1979. La mia vita mi ha portato a fare un percorso musicale un po’ più “old school”; se fossi nata vent’anni dopo, probabilmente li avrei provati tutti, imperterrita e tenace. Queste esperienze si affrontano meglio spinti dalla vivacità e dalle energie della giovane età>>.

 Hai frequentato un corso al Cet di Mogol cosa mi racconti di quell’esperienza? 

<<Il C.E.T. (Centro Europeo di Toscolano, nda) di Mogol non è assolutamente un talent senza telecamere ma è una scuola a tutti gli effetti. Una scuola di perfezionamento per artisti. All’età di 19 anni ho frequentato il mio primo corso di perfezionamento interpreti e da buona spugna quale sono, ho appreso tanta buona musica e grandi insegnamenti da parte dei docenti e del Maestro Mogol, i cui meravigliosi consigli porto ancora oggi con me. Successivamente nel 2002, ho vinto una borsa di studio con la Siae per un corso di perfezionamento sulla composizione ed ho frequentato nuovamente il C.E.T., respirando e condividendo musica con i miei compagni di corso. Per quanto riguarda la mia esperienza quindi, posso dire di essere entrata in un mondo di pura magia, totalmente distante dalle telecamere>>.

Oggi ci racconti l’amore con “Chissene frega”. Di cosa dobbiamo dobbiamo avere cura e di cosa possiamo fregarcene?

<<In “Chissene frega” si parla d’amore: l‘amore riferito ad una persona ma anche verso se stessi. Per volersi bene bisogna sapersi “sentire”, sentire le proprie emozioni. Di sicuro se troviamo la macchina graffiata, istantaneamente ci scattano i nervi ma se ci fermiamo a riflettere su ciò che davvero conta per vivere al meglio ogni giorno, possiamo affermare a gran voce: “Chissene frega”!>>.

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Antonino Muscaglione

Antonino Muscaglione, nasce a Palermo nel 1976. Da sempre appassionato di disegno, attento a dettagli, per altri, non rilevanti. "Less is more", avrebbe scoperto in seguito, diceva Mies Van Der Rohe. Consegue la Laurea in Architettura nella Facoltà d'Architettura della sua città. Vive in Lombardia, si divide fra progettazione architettonica e insegnamento. Denominatore comune delle sue attività è la musica, da sempre presente nella sua vita. Non può progettare senza ascoltare musica; non può insegnare senza usare la musica come strumento di aggregazione.

Antonino Muscaglione

Antonino Muscaglione, nasce a Palermo nel 1976. Da sempre appassionato di disegno, attento a dettagli, per altri, non rilevanti. "Less is more", avrebbe scoperto in seguito, diceva Mies Van Der Rohe. Consegue la Laurea in Architettura nella Facoltà d'Architettura della sua città. Vive in Lombardia, si divide fra progettazione architettonica e insegnamento. Denominatore comune delle sue attività è la musica, da sempre presente nella sua vita. Non può progettare senza ascoltare musica; non può insegnare senza usare la musica come strumento di aggregazione.

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