Il ricordo dell’indimenticato artista emiliano, raffinato cantastorie che ha saputo sviscerare in musica la propria visione sociale

“Un guerriero senza patria e senza spada, con un piede nel passato e lo sguardo dritto e aperto nel futuro” così amava definirsi Pierangelo Bertoli nel verso di uno dei suoi brani più celebri. A diciotto anni dalla sua scomparsa, quel guerriero continua a mancarci, così come il suo guizzo e il suo estro creativo. Innovatore nelle intenzioni e tradizionalista nei contenuti, l’artista emiliano resta ancora oggi uno dei più ispirati baluardi della nostra canzone d’autore.

Nato a Sassuolo il 5 novembre del 1942, viene colpito a soli dieci mesi da una grave forma di poliomielite che lo priva delle funzionalità degli arti inferiori, costringendolo su una sedia a rotelle. La musica arriva in suo soccorso, alleviando le giornate, portandolo ad approfondire lo studio della chitarra da autodidatta in fase adolescenziale. Inizia a farsi conoscere a livello locale, componendo canzoni anche in dialetto, fino al debutto discografico avvenuto nel ’74 con l’album “Rosso colore dell’amore”.

Fatale è l’incontro con Caterina Caselli, che convinse il marito Piero Sugar a scritturare Bertoli in CGD, portandolo ad incidere nel ’76 quello che possiamo considerare il suo disco di maggior successo, vale a dire “Eppure soffia”, trascinato dall’omonima title-track che diventerà un vero e proprio inno ecologista, seguito a ruota tre anni più tardi da “A muso duro”, altro evergreen che sancisce la sua definitiva consacrazione su scala popolare.

Numerose le collaborazioni realizzate nel corso della sua carriera, da Fiorella Mannoia (“Pescatore”) a Fabio Concato (“Chiama piano”), passando per Ornella Vanoni (“Favola”) e Ligabue (“Sogni di Rock & Roll“). Debutta al Festival di Sanremo nel 1991 in coppia con i Tazenda, sulle note della celeberrima “Spunta la luna dal monte” che si classifica al quinto posto. Torna sul palco dell’Ariston l’anno seguente, guadagnando una posizione, posizionandosi ad un passo dal podio con “Italia d’oro”.

Dalla passione per la poesia all’impegno politico, attraverso i suoi testi Pierangelo Bertoli ha sempre contrapposto sacro e profano, rivelando aspetti e sfaccettature del pensiero umano, in continua evoluzione contraddizione. Ha cantato e profondamente amato la sua terra, la sua nazione e la sua gente, dividendosi tra pezzi di denuncia sociale e canzoni d’amore nei confronti della vita, dimostrando che la disabilità non rende le persone diverse e che l’arte è in grado di fronteggiare qualsiasi forma di handicap.

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Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

Di Nico Donvito

Appassionato di scrittura, consumatore seriale di musica italiana e spettatore interessato di qualsiasi forma di intrattenimento. Innamorato della vita e della propria città (Milano), ma al tempo stesso viaggiatore incallito e fantasista per vocazione.

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