Deborah Xhako: “Riparto da me dopo The Voice” – INTERVISTA

Oggi parliamo di Deborah Xhako, una cantautrice romana nota al grande pubblico per avere partecipato a “The Voice of Italy” su Rai2. Insieme abbiamo parlato del suo primo singolo in uscita “Let me fall”, dei suoi primi passi nel mondo della musica, delle poltrone girevoli del noto talent, dei suoi progetti futuri. Il progetto musicale è prodotto dalla Mapple Production di Massimiliano Lazzaretti e Tatiana Mele.

Ciao Deborah, intanto benvenuta su Recensiamo Musica

Ciao, grazie a te, un saluto a tutti i lettori del magazine..

Intanto ti chiedo qual è stato il tuo approccio con la musica? Che ricordi hai?

Sai, ho cominciato senza rendermene conto da piccola, alle elementari avevo una maestra che ci faceva cantare le canzoni di De Andrè, Geordie, La guerra di Piero, canzoni di un certo spessore, mi ha sempre incitata, dicendomi che ero molto intonata, tant’è che mi portava in giro per le altre classi per farmi cantare. Poi alle medie ho fatto parte del coro della scuola.

L’anno scorso è arrivato The Voice of Italy, com’è stato salire su quel palco? Avere quei giudici di spalle?

È stata un’emozione pazzesca, pian piano quando si sono girati non mi sembrava vero, non me ne rendevo conto che stava succedendo qualcosa, poi d’istinto ho scelto lo zio J-Ax, che è stato il primo a girarsi.

Fammi capire, una curiosità personale, venite catapultati su quel palco o c’è prima un sound check? Immagino che l’impatto su quel palco sia una cosa non facile da superare.

Hai perfettamente ragione, la paura di non sentire per bene la base, piuttosto che la propria voce è la paura di tutti i cantanti, infatti prima ci hanno fatto fare le prove, pensa, ti trovi in uno studio televisivo, un palco immenso, il suono è comunque diverso rispetto a quello che sei abituato a sentire in uno spazio piccolo, piuttosto che in sala d’incisione. Quell’esperienza è stata molto importante, mi ha fatto arrivare a più persone, mi ha dato l’opportunità di crescere con grandi professionisti, in una prima fase sono stata con J-Ax, poi sono passata nel team di Francesco Renga.

Due mondi diversi, opposti, direi…

Si, il diavolo e l’acqua santa (ride, nda). Mi hanno insegnato tanto, J-Ax ha impresso un marchio, il mio modo di stare sul palco, m’ha fatto pure ballare, cosa che mai avrei pensato di fare; Renga mi ha avvicinato alla musica italiana, facendomi percorrere strade per me inesplorate. Grazie a lui, nel progetto discografico a cui sto lavorando ho inserito diverse canzoni in italiano che ho coniugato assieme al mio modo di fare musica, mi piacciono le sonorità pop elettroniche con influenze future bass, questo connubio mi sta portando a sperimentare cose nuove, brani che sto scrivendo e che non vedo l’ora di fare ascoltare.

Andiamo alla tua “Let me fall”, ho visto che hai trattato un tema molto delicato come quello della violenza sulle donne, cosa ti ha spinto a scrivere questo brano?

Diciamo che il tema è purtroppo molto attuale, non c’è giorno in cui fatti di cronaca di questo tipo non vengano a galla. Ho composto la musica e, subito dopo, il testo è nato da sé, mi lascio guidare dalle note, almeno questo è il mio solito modo di scrivere.

Da cosa partono le tue composizioni, qual è il tuo strumento?

Sicuramente il pianoforte, poi sulla musica scrivo la melodia e il testo, è anche vero che non c’è una regola, una canzone ti può venire in mente quando sei in macchina piuttosto che sul treno.

Con “Let me fall” cos’hai voluto raccontare?

Vuole essere innanzitutto un messaggio di forza, a volte si è accecate dall’amore e non ci si rende conto che si sta vivendo un amore malato che ti sta soltanto consumando. Con “Let me fall”, che vuol dire lasciami cadere penso alla possibilità di potersi abbandonare, di potersi fidare della persona che ti sta accanto, cosa che non sempre accade.

La canzone è accompagnata da un video molto interessante, oggi l’immagine è parte fondamentale per lanciare un singolo, potremmo dire che, visti i canali di diffusione come Youtube, una canzone è fatta di: musica, testo e immagine.

E sì, come si dice “l’occhio vuole pure la sua parte”, sono contenta che ti piaccia, c’è stato un gran lavoro dietro, il video è realizzato dal regista Emanuel Lo, che ha curato ogni dettaglio.

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Antonino Muscaglione

Antonino Muscaglione, nasce a Palermo nel 1976. Da sempre appassionato di disegno, attento a dettagli, per altri, non rilevanti. "Less is more", avrebbe scoperto in seguito, diceva Mies Van Der Rohe. Consegue la Laurea in Architettura nella Facoltà d'Architettura della sua città. Vive in Lombardia, si divide fra progettazione architettonica e insegnamento. Denominatore comune delle sue attività è la musica, da sempre presente nella sua vita. Non può progettare senza ascoltare musica; non può insegnare senza usare la musica come strumento di aggregazione.

Antonino Muscaglione

Antonino Muscaglione, nasce a Palermo nel 1976. Da sempre appassionato di disegno, attento a dettagli, per altri, non rilevanti. "Less is more", avrebbe scoperto in seguito, diceva Mies Van Der Rohe. Consegue la Laurea in Architettura nella Facoltà d'Architettura della sua città. Vive in Lombardia, si divide fra progettazione architettonica e insegnamento. Denominatore comune delle sue attività è la musica, da sempre presente nella sua vita. Non può progettare senza ascoltare musica; non può insegnare senza usare la musica come strumento di aggregazione.

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